E Pisapia “sbaraglia” il PD milanese ed è polemica nazionale

Pisapia batte Boeri. Nel capoluogo lombardo si replica l’effetto Puglia e nel Pd si apre il dibattito.

Dalla Puglia, da Milano, emerge una considerazione: Il popolo del PD, non riconosce nella sua classe dirigente i leader che vorrebbe e si affida, pur votando PD, a leader di altri partiti.

Giuliano Pisapia Nichi vendola

MILANO –  Sarà Giuliano Pisapia avvocato ed ex parlamentare indipendente eletto in Rifondazione Comunista, sostenuto dal Governatore della Puglia e leader nazionale di Sinistra Ecologia e Libertà Nichi Vendola,  il candidato del centrosinistra che sfiderà l’anno prossimo Letizia Moratti nella corsa per la poltrona di primo cittadino di Milano.

Le Primarie sono costate poco più di 150mila euro. Hanno espresso il loro voto 67.499 cittadini, lontani dagli 83mila delle primarie del 2006, gli organizzatori avevano previsto che l’affluenza fosse stata vicino ai 100mila, tanto che sono state stampate 180.000 schede. Pisapia si è affermato con il 45,36 per cento dei voti, contro il 40,16 dell’avversario Boeri. L’outsider delle primarie Valerio Onida ha conquistato il 13,41%, il quarto candidato, Michele Sacerdoti, è arrivato all’1,07 per cento.

Stefano Boeri, vicino al Segretario Nazionale Pierluigi Bersani, scelto dal Partito come l’asso nella manica per conquistare Milano, è stato sconfitto. Con Boeri sono stati sconfitti i vertici del PD. Sconcerto e delusione tra i dirigenti del Partito Democratico che avevano riposto tutte le loro speranze sull’architetto Boeri. E quasi come se fossero rassegnati ormai alla sconfitta, presentando un candidato troppo a sinistra, che lascia più spazio al centro, dicono a se stessi che non è ancora tutto perduto e che è possibile vincere anche con un candidato espressione della sinistra.

Giuliano Pisapia

La sconfitta è cocente e il gruppo dirigente del Pd milanese si è preso una settimana di tempo per metabolizzarla e per decidere il da farsi, ma per il momento pare voglia rimettere temporaneamente il mandato. Nello stesso tempo Maurizio Migliavacca, il Coordinatore nazionale del Partito smentisce ogni dimissione e ricorda che l’obiettivo principale resta sempre quello di batter il centro-destra.

Ci sarà sicuramente una discussione che coinvolgerà i vari livelli del Partito, regionale, provinciale e cittadino e successivamente si deciderà il da farsi. La discussione che si apre nei Democrat non riguarda solo Milano o meglio, quello che oggi è accaduto a Milano e che ieri è accaduto in Puglia con Vendola, semmai riguarda il sistema PD e il “firmamento” che gira intorno al PD, inteso come uomini, come bagaglio, e come organizzazione che vuole cercare di far passare il messaggio del cambiamento, ma lo vuole fare sempre con gli stessi uomini: Massimo D’Alema, Walter Veltroni, Pierluigi Bersani, Antonio Bassolino e tanti altri nelle singole Regioni e nei singoli Comuni, che hanno fatto storia ma che ormai sono ingombranti e non favoriscono un normale avvicendamento che dovrebbe garantire la vivacità di un Partito. E nonostante tutto, questi “Totem” imperterriti ad ogni richiamo del tempo e ad ogni invito a farsi da parte,  al contrario si propongono come modernizzatori.

Di qui la necessità dei giovani emergenti di “rottamare” la vecchia classe dirigente. Non c’è scelta. Il rinnovamento del PD purtroppo deve passare inesorabilmente attraverso uno scontro, e quindi attraverso un processo che costringe ad esporsi e ad offrirsi agli osservatori politici, al paese e agli elettori, come un partito rissoso e attraversato da conte interminabili.

Risultato Primarie da Ansa-Centimetri

Lo schiaffo delle regionali in Puglia con l’affermazione di Vendola, che ha sparigliato prima le carte internamente al PD e alla coalizione, e lo schiaffone di ieri che vede Pisapia prevalere su tutti, è la conferma che se continua così questo PD di schiaffo in schiaffo le buscherà di brutto e non sarà credibile ne per i suoi iscritti ne per gli elettori.

Dalla Puglia, da Milano, emerge prepotentemente una considerazione: Il popolo del Partito Democratico, non riconosce nella sua classe dirigente i leader che vorrebbe e si affida, pur continuando a votare PD, a leader degli altri partiti del centro-sinistra anche se questi appartengono alla sinistra più estrema.

Adesso, come al solito, si incomincerà a mettere in discussione il criterio delle primarie, poiché è divenuto uno strumento incontrollabile, anche se si ha la maggioranza delle tessere. Le primarie ormai vengono percepite come “contro”. Contro chi ritiene di essere titolato a guidare sempre e comunque il Partito, anche se questo nel giro di due consultazioni ha perso il 10% dei consensi e due confronti con il centro-destra.

L’esercizio demolitorio dei risultati delle primarie passerà anche attraverso ragionamenti che mirano a  sminuirne la portata, e di qui le similitudini con le elezioni in Puglia,  ritenendo che siano state vinte solo perché si sono manifestate determinate condizioni, come la frattura nel centro-destra e la conseguente candidatura di Adriana Poli Bortone, di qui ipotizzare invogliandola una candidatura di Gabriele Albertini.

Le condizioni potrebbero essere favorevoli a Milano e nel resto d’Italia se oltre che partecipare alle elezioni si caricano anche di un significato diverso. La diversità sta proprio in questo, sta nell’aver scelto un candidato democraticamente ed averne battuto un altro espressione dell’apparato, indipendentemente dai giudizi che possono poi attraversare entrambi.

Le elezioni si vincono per meriti propri ma anche per gli errori degli altri. Intanto si pensi al merito e anche se Pisapia non è Vendola, sicuramente si appresta ad utilizzarne l’effetto.

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