Discorso di Napolitano nel “Giorno della Memoria”: Omaggio alle vittime del terrorismo

Napolitano sui servitori dello Stato e in particolare sui magistrati: “Non c’è distinzione che possa suonare irrispettosa nel nostro omaggio alla memoria degli uccisi e dei feriti dai terroristi”.

L’Italia ha dimostrato di essere una democrazia capace di difendersi senza perdersi, capace di reagire ad attacchi e minacce gravi senza snaturarsi.

Giorgio Napolitano

ROMA – Si è svolta nel Palazzo del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la cerimonia di commemorazione del “Giorno della Memoria”, dedicato alle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice.

Nel Salone dei Corazzieri, la cerimonia, condotta da Eugenio Occorsio, è stata aperta con la presentazione da parte del Primo Presidente della Corte Suprema di Cassazione, Ernesto Lupo, del volume “Nel loro segno” realizzato dal CSM e dedicato ai magistrati uccisi dal terrorismo e delle mafie.

Il Presidente Lupo insieme al Vice Presidente del CSM Michele Vietti e al Procuratore generale della Corte di Cassazione, Vitaliano Esposito hanno consegnato la prima copia del volume al Capo dello Stato. Hanno fatto seguito le testimonianze di: Carmelina Di Roma, sorella di Ciriaco Di Roma, Massimo Deiana, figlio di Antonio Deiana, Giuseppe Cinotti, figlio di Raffaele Cinotti, e di Francesca Marangoni, figlia di Luigi Marangoni.

Gli studenti Alì Noman Hussain e Andrea Zanetti, della Scuola Vantini di Rezzato (Brescia), hanno quindi illustrato una ricerca didattica sugli anni del terrorismo dal titolo: “Il cammino della memoria”. Infine, il Direttore generale per gli Archivi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Luciano Scala, ha presentato il progetto: “Rete degli Archivi per non dimenticare” a cui è stato dedicato un Portale tematico, teso a rendere fruibili le varie fonti documentarie relative alle stragi di mafia e di terrorismo dal dopoguerra ad oggi, che il Capo dello Stato ha, nell’occasione, inaugurato.

Il Presidente Napolitano ha, quindi, pronunciato il discorso commemorativo del “Giorno della memoria”. Un discorso che è una pietra miliare riguardo ai sentimenti unitari, di libertà e di rispetto verso la costituzione e verso tutti gli organi democratici. Il discorso di Napolitano era quanto mai atteso specie dopo le sortite “guerrigliere” e delegittimanti del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il quale ancora una volta uscendo dal Tribunale di Milano, non solo ha preannunciato una Commissione d’Inchiesta nei confronti dei Magistrati che indagano su di lui, ma li ha definiti anche “eversivi“.

Erano presenti, con i familiari delle vittime del terrorismo e i rappresentanti delle loro Associazioni, il Presidente del Senato della Repubblica, Renato Schifani, il Presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, il Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Giancarlo Galan, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta, il Giudice Anziano della Corte Costituzionale, Paolo Maddalena, e numerose autorità civili e militari.

Precedentemente, nel salone delle Feste sono state consegnate dal Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e dal Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Donato Marra, le medaglie commemorative del Giorno della Memoria dedicato alle vittime del terrorismo.

Giorno della Memoria, le autorità

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Intervento del Presidente Napolitano alla celebrazione del “Giorno della Memoria” dedicato alle vittime del terrorismo

Un caro saluto, in primo luogo, a quanti sono oggi con noi in rappresentanza di tutte le famiglie – unite da un comune doloroso ricordo e da una comune, sempre più matura e attiva consapevolezza – delle vittime del terrorismo e delle stragi. E quindi uno speciale ringraziamento a coloro che hanno dato spessore umano e morale a questa cerimonia attraverso testimonianze forti e toccanti, a partire da quella di Eugenio Occorsio, e riflessioni alte, come quelle del Presidente Lupo. Tutti gli interventi si sono mossi nel solco dell’ispirazione che ci ha guidato fin dalla prima celebrazione, qui, del “Giorno della Memoria“, nel 2008 : ricerca di verità ; anelito di giustizia severa secondo legge, fuori di ogni reazione d’ira e di odio ; rispetto e ricordo delle figure di tutti i colpiti, di ciascuno di essi per la vita vissuta come persona e non solo per il destino di vittima ; in definitiva messaggio di pace e unità secondo il patto che ci lega, la Costituzione repubblicana.

Ci incontriamo questa volta ancora nel pieno delle celebrazioni del centocinquantenario della nascita del nostro Stato nazionale unitario. Celebrazioni non formali e non retoriche, ma partecipate e meditate, dalle quali ci siamo proposti di trarre motivi di orgoglio e di fiducia, di rinnovata coscienza sia delle ragioni e della forza della nostra unità sia delle criticità che hanno segnato il nostro cammino e delle sfide che abbiamo di fronte. E in effetti ho posto in più occasioni l’accento sulle prove via via superate che hanno dimostrato la solidità della compagine nazionale e statale italiana. Prove estremamente drammatiche come due guerre mondiali, l’oppressione ventennale del regime fascista e la lotta per porvi fine ; ma prove dure anche successivamente e cioè nei decenni della Repubblica retta dalla Costituzione. Più dura e pericolosa tra tutte quella del terrorismo interno.

Nello stesso periodo – seconda metà del Novecento – si sono, certamente, succeduti eventi dirompenti in diversi paesi d’Europa : dalla caduta delle dittature in Spagna e Portogallo all’avvento, sia pure per breve tempo, di una dittatura militare in Grecia, dalla crisi della IV Repubblica in Francia alle ripetute scosse di protesta e di dissenso contro l’ordine totalitario e il prepotere sovietico nei paesi del Centro e dell’Est, fino alla caduta del Muro di Berlino. L’Italia non è stata dunque la sola realtà difficile e a rischio nell’Europa del dopo-seconda guerra mondiale.

Ma la prova del lungo attacco terroristico con cui noi abbiamo dovuto fare i conti, specie negli anni della sua massima intensificazione, è stata quanto mai pesante e insidiosa per la coesione sociale e nazionale, e per le istituzioni democratiche nate sull’onda del movimento di Liberazione e ancorate ai principi della Costituzione repubblicana. E dunque il superamento di tale prova resta una pietra miliare nella storia dell’Italia unita : di qui la nostra inestimabile gratitudine a quanti hanno pagato con la loro vita, e il riconoscimento che meritano tutti quanti hanno condotto quella battaglia sapendo di doverla e poterla vincere.

L’appuntamento di questo 9 maggio ci offre l’occasione per sottolineare come è stata vinta la battaglia, come è stata superata la prova. Si è combattuto, sia chiaro, su molti fronti ; si è vinto grazie alla fibra morale, al senso del dovere, all’impegno nel lavoro e nella vita civile che hanno caratterizzato servitori dello Stato e cittadini di ogni professione e condizione : proprio per quelle loro caratteristiche essi diventarono – nella aberrante ottica dei terroristi – bersagli da colpire, esempi da dare per fini disgregativi sia del tessuto della società sia della tenuta delle istituzioni. Così caddero uomini pubblici, come – 25 anni fa – l’avvocato Conti già Sindaco di Firenze, o furono feriti – “gambizzati”, tristo termine dell’epoca – uomini politici come il deputato democristiano Nadir Tedeschi, cui dobbiamo un recente bel testo di dialogo con una giovane ignara di quelle drammatiche vicende. Così cadde, trent’anni fa, Luigi Marangoni, medico del Policlinico di Milano, espostosi per senso della missione – ce lo ha detto con parole struggenti la figlia Francesca – alla delazione e all’attacco omicida in un ambiente di lavoro inquinato dalla folle predicazione delle Brigate Rosse.

E dirò ora dei servitori dello Stato e in particolare dei magistrati. Non c’è distinzione che possa suonare irrispettosa nel nostro omaggio alla memoria degli uccisi e dei feriti dai terroristi : siamo egualmente vicini a tutti e alle famiglie di tutti, qualunque ne fosse la posizione sociale o ne fossero le idee, e qualunque fosse la matrice ideologica – di estrema sinistra, prevalentemente, o di estrema destra, come nel caso di Vittorio Occorsio – degli atti terroristici di cui rimasero vittime.

Se oggi poniamo l’accento sui servitori dello Stato come quelli, è per sottolineare come fu essenziale la loro lealtà alle istituzioni e come fu decisiva, contro il terrorismo, la battaglia sul fronte della giustizia penale. Quella battaglia fu vinta grazie al concorso e, nei casi estremi, al sacrificio di tutti i soggetti impegnati nelle attività investigative e nei percorsi processuali : magistrati – pubblici ministeri e giudici – uomini della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, come Ciriaco Di Roma, Antioco Deiana, Raffaele Cinotti – ricordati dinanzi a noi con tanta commozione e forza dai loro congiunti – ed egualmente avvocati fedeli al loro mandato e cittadini prescelti come giurati che non si lasciarono intimidire.

Sul fronte della giustizia la battaglia fu vinta – ecco il come più importante – in nome e nel rispetto della Costituzione e dello Stato di diritto, retaggio prezioso e irrinunciabile della lotta antifascista e della Resistenza. In un ricco e impegnativo libro pubblicato di recente in Italia e in Francia, si può leggere – voglio segnalarlo in modo particolare – un saggio che insieme ad altri richiama le incomprensioni e le ambiguità che circondarono fuori d’Italia il fenomeno del terrorismo e l’azione condotta per averne ragione. E impressiona veder rievocate le teorizzazioni giustificazioniste del brigatismo rosso e le polemiche diffamatorie e ostili nei confronti delle istituzioni democratiche italiane e dei loro comportamenti.

E’, in questo saggio, un qualificato giurista francese che smonta quelle teorizzazioni e quelle polemiche come prive di plausibilità giuridica, e che mostra come le misure di emergenza adottate dal Parlamento e attuate dalle autorità del nostro paese furono “proporzionate al pericolo istituzionale esistente”, non travolsero le garanzie fondamentali sancite dalla Costituzione, non implicarono una trasformazione del nostro Stato di diritto in Stato autoritario, essendo “ragionevolmente” – come sancì la Consulta nel 1982 – rivolte a proteggere l’ordine democratico e la sicurezza pubblica contro un pericolo estremo. Ecco quel che va argomentato e ancora ribadito nettamente e fermamente, di fronte a residui pregiudizi, a residue mistificazioni, che pesano, ad esempio, sul rapporto tra Brasile e Italia nella vicenda dell’estradizione, rimasta incomprensibilmente sospesa, del terrorista Battisti.

C’è forse – mi chiedo – bisogno di ritornare sulla gravità del pericolo estremo rappresentato dall’offensiva brigatista, giunta fino alla sfida inaudita della cattura, della strage della scorta e dell’uccisione di uno dei maggiori uomini di Stato e leader politici italiani? E colgo l’occasione per rivolgere un riverente pensiero – stringendomi con affetto ai suoi famigliari – alla grande figura di Aldo Moro, brutalmente soppresso il 9 maggio di 33 anni orsono, sul cui dramma umano e sui cui tormentati pensieri nel buio della prigione viene ora gettata nuova luce grazie a ulteriori ricerche e approfondimenti.

O c’è forse bisogno di richiamare – l’ha fatto comunque, e impeccabilmente, qui il Presidente Lupo – il modo in cui i dieci magistrati che oggi ricordiamo e onoriamo, nome per nome, “esercitarono giurisdizione : con la compostezza e la serenità di chi ha di fronte non nemici o avversari da sconfiggere, ma cittadini imputati da giudicare”?

Di qui la grande lezione, che ci fa parlare di una prova aspra e cruda superata dall’Italia unita, uscitane perciò rafforzata nella sua coscienza nazionale, nelle sue istituzioni repubblicane, e quindi nelle sue risorse morali, indispensabili per far fronte con successo alle nuove prove che ci attendono. La lezione è chiara e ha segnato un passaggio decisivo nella nostra storia nazionale : abbiamo dimostrato di essere una democrazia capace di difendersi senza perdersi, capace di reagire ad attacchi e minacce gravi senza snaturarsi. Va detto di fronte ai possibili sviluppi del terrorismo internazionale, pur duramente colpito. E va detto come monito a chiunque può essere tentato di inoltrarsi sulla strada della violenza o, in qualsiasi modo, della sfida all’imperio della legge.

Ringrazio il CSM e il suo Vice Presidente per l’opera composta in segno di omaggio alla memoria di Vittorio Bachelet e di tutti i magistrati uccisi dal terrorismo e dalle mafie. Si sfoglino quelle pagine, ci si soffermi su quei nomi, quei volti, quelle storie, per poter parlare responsabilmente della magistratura e alla magistratura, nella consapevolezza dell’onore che ad essa deve esser reso come premessa di ogni produttivo appello alla collaborazione necessaria per le riforme necessarie. E sia in noi tutti chiara e serena la certezza che le pagine di quest’opera, i profili e i fatti che presenta, le parole che raccoglie sono come pietre, restano più forti di qualsiasi dissennato manifesto venga affisso sui muri della Milano di Emilio Alessandrini e Guido Galli, e di qualsiasi polemica politica indiscriminata.

E infine ringrazio i ragazzi del Bresciano e i ragazzi di tutte le scuole che hanno con alto spirito civile e sentimento nazionale partecipato a progetti di ricerca sulle vicende del terrorismo e su stragi come quella di Piazza della Loggia. Per quest’ultima e non solo per essa – lo dico a Andrea e Alì, e lo dico a Manlio Milani, oltre ogni sconforto – varrà a esigere e fare chiarezza, ne sono sicuro, il portale che oggi inauguriamo della “Rete degli Archivi per non dimenticare”. Non dimenticheremo, opereremo perché l’Italia non dimentichi ma tragga insegnamenti e forza da quelle tragedie. A voi tutti l’abbraccio mio e delle istituzioni in questo Giorno della Memoria che è entrato ormai nel nostro cuore.

Roma, Palazzo del Quirinale, 09 maggio 2011

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3 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Meno male che c’è Napolitano che mette il freno al nano, altrimenti quesllo si sarebbe venduto Colosseo, Vesuvio e tutti noi italiani.
    Grande Presidente.

  2. Optime! Il discorso del presidente ridà onore e verità storica ai fatti,rispetto le corbellerie degli ultimi tempi,di rimando,perché non accettare che il Presidente sciolga le Camere? Prima di tutto è un atto necessario, appunto per rimettere ordine in una situazione fuori di ogni controllo.Una cosa emerge sempre: la riluttanza del B. e la sua incapacità a misurarsi, a viso aperto, con i magistrati. Poiché ogni volta che io od un altro lettore sosteniamo ciò, qualcuno dice che siamo eversivi, è necessario fare una considerazione: se chi mi ritene sovversivo perché pretendo che il Premier si comporti come qualsiasi cittadino, secondo una logica democratica e della legge uguale per tutti , ritiene perciò che il medesimo personaggio sia al di là del bene e del male, c’è l’implicita affermazione, amplificata dai servi suoi, di un tentativo di eversione rossa, che lui sia quindi a pieno titolo il despota.

  3. Ricordo che otto anni fà, molti elettori ( anche molti miei compagni ex socialisti) dicevano: Berlusconi E’ IL NUOVO, perchè non PROVARE ??
    Bene credo che la PROVA sia stata fatta e peggio di così non poteva andare.
    Vi è una progressione spaventosa di COMPORTAMENTI EVERSIVI ” tendenti” ad una sempre più acuta gestione da PADRONE di un azienda.
    I pericoli di EVERSIONE e tentativi di un autoritarismo demagogico e populista sia davanti agli occhi di TUTTI,, o sei con lui e lo sostini nel fare i propri affari o sei un coglione, uno che non ti lavi, un cancro, una metastasi tc…
    PRESIDENTE NAPOLITANO HAI IL POTERE DI SCIOGLIERE LE CAMERE !!!! FALLO !!!!!!! e subito!!!!!!
    IO CREDO CHE L’ITALIA DEMOCRATICA NON PUA’ PIù ATTENDERE OLTRE.
    Cosa aspettiamo che anche in Italia si usano i metodi, egiziani, marocchini. libici, sudanesi etcc. ?? Non vorrei che esasperati dobbiamo salire su vecchi barconi per diventaere immigrati clandestini in NORD-AFRICA !!!!

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