Il “de balneis puteolanis” l’opera di Pietro da Eboli raccolta e pubblicata da Mariano Pastore

Dopo il successo di “De rebus Siculis carmen ad honorem Augusti” ecco un’altra grande opera curata da Mariano Pastore “cantore” del “cantore” Pietro da Eboli.

“De balneis Puteolanis”, i Bagni di Pozzuoli, un componimento letterario dedicato all’imperatore Federico II di svevia, figlio di Enrico VI e nipote del Barbarossa, dal nostro concittadino Pietro da Eboli e raccolto e divulgato da Mariano Pastore.

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EBOLI – Un lavoro veramente ciclopico quello di Mariano Pastore, che non ha nulla da invidiare a quelli realizzati dai più grandi storici e bibliografi, un grande contributo culturale che oltrea mettere in evidenza il legame del grande cantore Pietro da Eboli con la nostra terra, anche lo straordinario contributo che Pietro da Eboli, “reporter” delle gesta federiciane, gesta che sono arrivate a noi sia attraverso gli scritti che attraverso le miniature, già di per se opere d’arte straordinarie.

Mariano Pastore, come al solito solo per perseguire uno scopo nobile e per offrire agli appassionati di storia, di arte e di cultura un lavoro certosino e pieno di passione, è riuscito ad arrivare laddove gli altri non arrivano, e c’é riuscito, sottraendo il tempo alla famiglia e magari anche a se stesso, ma fortunatamente con l’aiuto dell’Elaion e del suo Presidente Cosimo De Vita, che al contrario ha creduto in Mariano Pastore e ne ha finanziato l’opera ha raggiunto due obiettivi: quello di consegnare alla Storia un lavoro corposo e di grande valore culturale, e quello di alimentare la grande passione di Pastore e attraverso il suo lavoro consegnare alla storia, porzioni di verità che messe insieme costituiscono un’opera faraonica e “l’album” di famiglia dei nostri avi.

E come si fa a non manifestare attestati di riconoscenza a Mariano che ha dedicato e continua a dedicare la sua vita ad una passione irrefrenabile verso la storia, la ricerca, l’arte, la cultura?

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I Bagni Puteolani, da una recente ricerca di Mariano Pastore

Mariano Pastore,

Mariano Pastore,

Erano trentacinque, secondo il poema latino di Pietro da Eboli “De balneis Terrae Laboris”; ma, con quelli ritrovati dopo, sommavano ad una quarantina. Di tutti questi non resta ora più nulla; se non, di molti, solo qualche sorgente, e di pochissimi, anche i ruderi. Ho letto che, fin dal sec. XIII; questi bagni cominciassero a decadere; perché anche nel poema si dice: “tam loca, quam vires, quam nomina pene sepulta!” (tanti luoghi, virtù e nomi quasi del tutto sepolti). Ma Riccardo da San Germano, (Cronicom, cfr. p. 614, n. 1) ci fa sapere che Federico II si giovò dei Balnea Puzoli, nel 1227. Essi furono, dunque, riposti in onore da quest’imperatore. Se non che, una costante tradizione, viva sino a tutto il sec. XIV (cfr. p. 601, n. 4; p. 606, n. 4 ; p. 607, n. 1) li diceva abbattuti dai medici della scuola di Salerno, ingelositi della rinomanza e delle virtù di essi; ma furono castigati; perché, secondo la leggenda, morirono tutti, nel ritorno, attraversando il canale di Capri, eccetto uno solo, che raccontò poi l’accaduto. Comunque di quel che restò dei bagni, durò per quasi tutto il secolo XVI la maggior parte di essi fu distrutta dalla terribile eruzione vulcanica del 29 settembre 1538; quando, in una notte sola, sorse Montenuovo, e scomparve quel villaggio di Tripergole intorno al quale  erano aggrappati ben otto bagni.*

  • I tre rarissimi opuscoli di S. P.*, di G. B.*, e di M. d. F.*, scritti in occasione della celebre eruzione avvenuta in Pozzuoli, colle memorie storiche dei suddetti autori, Napoli, MDCCCXVII.

*Le iniziali dei nomi: S. P. (Simone Porzio), G. B. (Girolamo Borgia), M.d. F. (Marco Antonio delli Falconi).

Mariano Pastore

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.Un appunto del Presidente dell’Elaion Cosimo De Vita, sul lavoro di Pastore

Dopo il successo editoriale e gli alti riconoscimenti ricevuti da enti e personaità autorevoli nel mondo della cultura per la pubblicazione del “De rebus Siculis carmen ad honorem Augusti” che racconta le vicende di Sicilia in onore di Enrico VI imperatore germanico alla conquista del regno normanno, non ho potuto e voluto sottrarmi alla partecipazione e alla divulgazione per far conoscere quest’altra opera del nostro concittadino Pietro da Eboli, il “de balneis Puteolanis”.

I bagni di Pozzuoli o De balneis… e un componimento letterario dedicato all’imperatore Federico II di svevia, figlio di Enrico VI e nipote del Barbarossa, opera di fondamentale importanza storica-scientifica del nostro poeta, cantore della casata normanna-sveva del XII secolo.

Col solo intento culturale, invogliato e motivato come sempre da Mariano Pastore ho sentito doveroso aderire con entusiasmo a quest’altra lodevole iniziativa, con lo scopo di diffondere e far conoscere sempre meglio i figli migliori di questa terra che nel corso dei secoli l’hanno amata e onorata con i loro scritti.

Cosimo De Vita

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Lettera del Sen. Abdon Alinovi a Mariano Pastore

Caro Mariano, ti ammiro per la ricerca che tu fai e per le cose che tu dici agli ignari come me. MI sai dire come stanno ora le cose delle antiche terme puteolane, flegree? Temo fortemente la regressione culturale e morale che ha invaso le amministrazioni locali che si trasmette, purtroppo, anche a una parte importante della popolazione. Non solo a Pozzuoli e dintorni. Anche a Napoli, anche in Italia, dove è concentrato gran parte del patrimonio storico-archeologico, cioè la civilità materiale dell’umanità dei secoli e millenni che hanno preceduto questo.
Grazie a te, all’associazione di cui fai parte ed un caro saluto.
Abdon Alinovi

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Risposta per il sen. Abdon Alinovi di Mariano Pastore

I bagni di Pozzuoli durarono in vita certamente per quasi tutto il XVI secolo, per la precisione fino al 29 settembre del 1528 data della catastrofica eruzione vulcanica che ne distrusse la maggior parte di essi, in quella terribile notte scomparve il villaggio di Tripergole con ben dodici bagni che si trovavano nelle sue adiacenze e, facendo sorgere dal nullal’attuale comprensorio di Montenuovo. Il resto dei bagni -si apprende da alcune scritture contemporanee di Pietro, che essi erano ben cinquantotto ma testi e codici che si vogliono copiati dal testo originale ne tramandano a noi 36 come attesta il cod. 135 di Bodmer- è andato completamente in rovina nel corso dei restanti secoli. Ai giorni nostri per l’incuria, l’ignoranza e l’abitudine italiana (a Roma si diceva: quello che non hanno fatto i barbari l’hanno fatto i Barberini), che ha poco rispetto delle cose passate, dei bagni rimane solo qualche pietra e la magnifica opera della Biblioteca Angelica che pare sia l’unica copiata identicamente a quella del tredicesimo secolo andata distrutta. Dei bagni sulle copie del De balneis… arrivate a noi se ne contano ben diciotto, tra cui una in dialetto napoletano del seicento. Tra pochi giorni su Politicademente dell’amico Massimo Del Mese potrà ammirare le miniature e le letture tradotte dei bagni magnificati dalla penna del nostro illustre concittadino. La ringrazio per l’attenzione che mi dedica, mi sento onorato della sua amicizia. La mia associazione esiste solo sulla carta, la feci in onore di Pietro da Eboli, la chiamai “dolce solum” dolce suolo come lui declamava la sua città. Le mie ricerche sono sponsorizzate dai miei risparmi e dell’attenzione costante dell’amico Cosimo De Vita presidente dell’Elaion, l’amministrazione comunale con la sua costante cecità foraggia i suoi servi come fa Berlusconi, la saluto con affetto, ammirazione, stima e amicizia.

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EBOLI

la città che ha nel proprio scudo
il fuoco, l’aria, l’acqua e la terra
che sono l’essenza della vita e
dell’organizzazione dell’universo,
ed ognuno di essi non può esistere
senza l’altro, avendo la capacità
di mutarsi l’uno nell’altro.

mapa39, mariano pastore 2013.

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De balneis Puteolanis (i bagni di Pozzuoli ) di Pietro da Eboli dedicato al Sol Mundi  Federico II di Svevia.

Il componimento poetico di Pietro da Eboli sulle acque termo-minerali, ubicate tra Napoli e Baia e da lui genericamente detta Terra di Lavoro, scritto nella seconda decade del sec. XIII e conosciuto sotto il titolo De balneis Puteolanis, fu la fonte principale su tale argomento, alla quale hanno fatto capo scrittori e poeti posteriori. Se non conoscessimo tale opera, i reperti che riaffiorano appena si accenna ad uno sterramento o prosciugamento resterebbero privi di tutti i motivi che li riallacciano alla storia della medicina ed alla pratica terapeutica e balneare. Il nome dell’autore del De balneis Puteolanis rimase nascosto dietro altri nomi fino alla metà del diciannovesimo secolo, quando A. Huillard-Bréholles identificò l’autore del trattato in un Pietro d’Eboli. Gli studiosi del tempo, attraverso le loro ricerche, conclusero che probabilmente era un medico della famosa Scuola Salernitana, non troppo fortunato poiché il suo poema più famoso, il De rebus Siculis carmen…, rimase ignoto per più di cinque secoli ed il De balneis” attribuito, quasi per altrettanti secoli, ad altri autori. Da documenti trovati dal prof. Siragusa alla mensa Arcivescovile di Salerno sappiamo che Pietro visse tra il 1150 ed il 1220. Fu sostenitore della Casa degli Hohenstaufen, nella corte sveva il suo estro poetico aveva trovato piena libertà di espressione e sostegno tanto da dedicare opere alla famosa casata. Del De balneis si conoscono almeno ventidue esemplari (copie) dei secoli XIII-XV, di questi dieci sono illustrati e dodici edizioni sono dei sec. XIV-XV a dimostrazione della grande attenzione per le cure termali. In quel tempo le cure termo-minerali costituivano un naturale interesse per combattere quasi ogni genere di dolore mancando di analgesici e sedativi. La maggiore opera di Pietro da Eboli è il “De rebus Siculis carmen…, dedicato all’imperatore Enrico VI. Le notizie biografiche del poeta sono limitate a quanto ci ha rivelato di se stesso in tale opera ed alla notizia contenuta in un paio di documenti, che fa risalire la data della morte prima del luglio 1220. Pietro da Eboli probabilmente fu chierico, infatti, per due volte nelle miniature del De rebus Siculis… è raffigurato con il saio e la tonsura. Egli stesso dà notizie circa la sua attività letteraria e proprio nel De balneis…, nella dedica all’Imperatore che conclude l’opera, risulta ch’egli fu poeta di corte ed in tale qualità scrisse tre opere. Inoltre, da questo poemetto offerto all’Imperatore Federico II, apostrofato come Sol Mundi, Sole del mondo. Da cronache del tempo sappiamo con certezza che Federico II si servì dei bagni di Pozzuoli nel 1227 Imperator de Apulia tunc venit ad Balnea Puzoli come pretesto per non bandire una crociata o perché veramente infermo, si sottopose alla cura idroterapeutica per curare i mali che lo affliggevamo. Adottava comunque quotidianamente la pratica del bagno, senza esclusione dei giorni festivi come allora dettava la chiesa, unendo al senso di piacere che l’acqua gli dava, il fine di un’attenta cura del corpo. Quindi Pietro, che ha già al suo attivo tre opere scritte come poeta di corte, si compiace di enumerarle tutte: la prima è il De rebus Siculis carmen, dedicato a Enrico VI padre dell’Imperatore, in cui dimostra tutta la sua adulazione verso la casata sveva, e particolarmente verso Enrico VI e i suoi partigiani, e malanimo con oltraggi e vituperi indirizzati agli avversari ed in special modo a Tancredi. La seconda cantava le gesta mirabili di Federico Barbarossa, padre di Enrico VI, ma, purtroppo, è andata perduta; la terza restituisce giusta fama alle acque termali di Pozzuoli, illustrandone i luoghi, le virtù ed i nomi dimenticati. Nella dedica del De balneis…, Pietro chiede all’Imperatore Federico II di ricordarlo per le sue opere e proponendosi di far ancora di più cantando le gesta dell’augusto figliuolo da poco nato (il futuro Enrico VII). E’ stato a lungo discusso s’egli fosse, oltre che poeta di corte, anche medico di professione: era nato a Eboli, non distante da Salerno, quando la Scuola Medica Salernitana da secoli godeva di prestigio e fama internazionale, pertanto, si potrebbe arguire che avesse contatti con quel mondo, ma gli studiosi sono divisi nel dare un giudizio in merito. La cosa certa è che questo poemetto ha un importante valore documentario per la pratica della balneoterapia. Il trattamento termale che durava generalmente tre settimane, aveva luogo principalmente in primavera o in autunno, al riparo degli eccessi del clima. Il bagno era alla base di ogni cura: nei primi giorni si cominciava con pochi minuti di immersione, per prolungare il tempo man mano che il paziente si abituava al calore delle acque. I bagni si associavano ad una serie di prescrizioni dietetiche e igieniche basate per la maggior parte, sui principi tradizionali codificati dal Regimen Sanitatis della Scuola Medica Salernitana. Da poeta non si dimostra come uno dei tanti imitatori classici; ma, per la sveltezza della forma e la freschezza della rappresentazione, forse il migliore fra i verseggiatori del suo tempo (Siragusa). Il poema originale vergato dallo stesso Pietro è andato perduto, ma il codice 1474 della Biblioteca Angelica è la copia più antica che se ne conosca. Raccoglie ventisei carte comprendenti diciotto pagine miniate e venti pagine di testo in versi che descrivono altrettanti bagni termali con le virtù attribuite ad ogni tipo di acqua; ciascuna è accompagnata da una miniatura a piena pagina, che illustra e amplifica il contenuto del testo; il codice(1) misura cm. 15,7×19,6 è pergamenato e rilegato con una copertina di epoca posteriore al manoscritto, anch’essa di pergamena e chiusa da una bindella di pelle bruna. Come si legge a margine della prima carta, appartenne ad un certo Mario Guidarelli; tuttavia non si conoscono le vicende né la data in cui entrò a far parte della raccolta di manoscritti della Biblioteca Angelica. Il volumetto è databile verso la fine degli anni cinquanta del secolo XIII ed è attribuito ad una bottega napoletana impegnata attivamente per la corte sveva; è un esemplare eccellente di produzione libraria di lusso, di carattere scientifico-divulgativo. Pietro da Eboli lo scrisse tra il 1211 ed il 1220 ed è un’accurata descrizione dei luoghi e delle qualità delle acque; in tutto il lavoro traspare il tentativo di auspicare il recupero archeologico delle antiche strutture termali, maestose rovine che la tradizione medievale legava a miti e divinità pagane, infatti, gli epigrammi del poema sono il frutto di conoscenza degli antichi testi medici oltre che delle iscrizioni latine presenti negli stabilimenti flegrei. Non si hanno notizie dell’autore che eseguì le miniature del codice Angelicano, né se abbia tratto ispirazione dall’originale, anche se qualche studioso ipotizza che l’opera autentica fosse priva di illustrazioni. Altri sostengono che Pietro da Eboli non avrebbe mai donato all’Imperatore un’opera priva di qualsiasi apparato iconografico e solo una causa esterna avrebbe impedito a Pietro il completamento dell’opera: la sua morte. Il manoscritto dell’Angelica è un esemplare di poco più tardi rispetto all’originale, probabilmente dell’epoca di Manfredi (1232-1266), figlio di Federico II e, rispetto ai 35 epigrammi che descrivono altrettanti bagni della versione originale, ne riporta solo 18 di cui il primo è il proemio, gli altri epigrammi, fuorché il primo, si trovano al verso d’ogni carta, mentre le illustrazioni al recto. Non tutti gli epigrammi si riferiscono all’illustrazione che hanno a fronte, a causa della mutilazione sofferta dal codice che ha perduto diciotto carte, compresa quella della miniatura dedicatoria, e per lo spostamento d’un foglio avvenuto all’atto della rilegatura. Dal suo apparire, il De balneis…, ebbe un grande successo editoriale e tra le tante edizioni a stampa si trovano molte copie volgarizzate sia in italiano che in francese. Nel commento che accompagna il manoscritto si apprende che “il miniatore del codice della Biblioteca Angelica sembra essere stato un artista operante nell’ambito dei soggetti sacri. E ciò ben si confà alle vivace scene che illustrano un testo come il De balneis Puteolanis…, se pensiamo che la mitologia popolare medievale associava alle località termali, fra acque sulfuree e vapori, addirittura l’immagine inquietante del Purgatorio, scene nelle quali figure di uomini e donne, disposte quasi sempre in più di una fila, sono immerse nelle vasche e nelle pozze naturali fino al busto o alla cintola. Oppure sembrano figure che aspettano il Battesimo della moltitudine (il battesimo impartito da Giovanni alle folle che accorrevano presso le rive del Giordano), iconografia che nell’arte medievale si era andata affermando tra i scoli X e XI”. Il codice fu oggetto di intense ricerche soprattutto a partire dalla fine dell’Ottocento, oggi presenta una vasta documentazione bibliografica. 

Le fonti da cui provengono la maggior parte di queste notizie sono:

1) A. Huillard-Bréholles – Mémories de la Società des Antiquaries de France, XXI,1852 pp. 334-353. Nel 1852 identificò con certezza l’autore del De balneis: Pietro da Eboli e non Alcadino Siciliano (XII sec.) o Eustazio da Matera (XIII-XIV sec.) come fino allora creduto.
2) E. Percopo – I Bagni di Pozzuoli poemetto napoletano del sec. XIV, Archivio Storico per le Province Napoletane, 1886 ristampa anastatica A. Forni Editore 1974.
3) L’antica scienza campana del benessere: i Bagni di Pozzuoli e la Regola Salernitana, dal ms. XIII. C. 37 della Biblioteca Nazionale di Napoli. Supplemento alla rivista “La Provincia di Napoli ” n. 5/6 – 1991.
4) Petrus de Ebulo – Nomina et Virtues Balneorum sev de Balneis Puteolorum et Baiarum. Codice Angelico 1474, introduzione di Angela Daneu Lattanti, Istituto Poligrafico dello Stato – Roma, gennaio 1962.

Il termine codice, di etimologia incerta, deriva dal latino caudicem che inizialmente significava tronco d’albero, poi anche tavoletta su cui scrivere. Anche il termine liber (da cui il nostro libro) che, sempre in latino, definiva “lo strato posto sotto la corteccia dell’albero”, prende origine dai primitivi supporti scrittori.

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Eboli, 12 febbraio 2013

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