Il PUC per Brunello Di Cunzolo è inquietante. Aggredisce la Città

Il PUC presentato traccia un inquietante programma di aggressione territoriale. La città non si fida di questa manovra e di chi l’ha prodotta. 

Il PUC è uno strumento “operativo”, il piano del Sindaco, un piano a breve termine, concreto e fattibile, sostenibile, inquadrato nel Piano Strutturale redatto ed approvato dalla Provincia, nel caso di Battipaglia così non è.

Brunello-Di-Cunzolo

Brunello-Di-Cunzolo

di Massimo Del Mese (POLITICAdeMENTE)

BATTIPAGLIA – La questione del PUC (Piano Urbanistico Comunale) che nei giorni scorsi è  stato presentato e che ben presto, almeno nelle intenzioni dichiarate, dovrebbe vedere la sua definitiva approvazione nell’Aprile 2014, ha generato una serie di polemiche. molte delle quali strumentali, che appartengono allo scontro politico che da decenni accompagna il destino di questa Città sfortunata, molte delle quali invece rappresentano critiche puntuali e pertinenti che anziché trovare spazio in “stanze chiuse” conservandolo nei cassetti per tutto questo tempo, si sarebbe reso pubblico, forse tutto il vociare approdato alla stampa e accompagnato da ogni sorta di riflessioni e di dubbi, non si sarebbe verificato.

Senza nulla togliere al lavoro che sia la Commissione Urbanistica Comunale voluta dall’ex Sindaco di Battipaglia Giovanni Santomauro e al lavoro e alle riflessioni che ne sono poi susseguite, è determinante prima di affrontare la questione della Manovra Urbanistica che interessa Battipaglia, la terza Città della Provincia di Salerno e la più importante a Sud di Salerno e oltre, per la sua intraprendenza e la sua vivacità economica in tutti i settori dell’economia, rispondere ad alcuni quesiti che attengono le vicende che hanno portato prima all’arresto del sindaco e poi allo scioglimento del Consiglio comunale, al Commissariamento e alla nomina di una Commissione di Accesso agli Atti, che ancora sta operando, per sapere che livello di infiltrazione camorristica c’è nel Comune e nella Città e seguendo parallelamente le indagini, chi sarebbero le persone coinvolte e colluse con ambienti vari riconucibili alla camorra.

In ben tre occasioni ho tentato per POLITICAdeMENTE, di avere un appuntamento con il Commissario Prefettizio, per rivolgergli alcune domande indispensabili all’opinione pubblica, per avere ben chiaro il quadro politico e amministrativo che si presenta nella Città di Battipaglia, ma evidentemente il dottor Ruffo preso dagli impegni istituzionali che deve necessariamente concentrare in due giorni settimanali, ha ritenuto più dedicarsi al suo lavoro che distrarsi e dedicarsi ad altro, appunto al Piano Urbanistico Comunale e alle occasioni di sviluppo, a secondo di come si interpretano, della Città di Battipaglia.

Peccato. Ma le domande si possono fare anche a distanza, e POLITICAdeMENTE le farà in un articolo a parte, anche per evitare di togliere spazio all’Architetto Brunello Di Cunzolo, che ci ha affidato delle sue pertinentissime osservazioni che si pubblicano integralmente, che non escludendo l’aspetto tecnico e urbanistico, introducono quegli elementi, appunto, che dovrebbero essere l’anima di un “progetto della Città” e non sia al contrario solo l’humus per la edificazione, contenendo quelle risposte che i cittadini si attendono fatte di servizi e di vivibilità e che sembra questo PUC abbia clamorosamente disatteso.

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Osservazioni sul PUC

di Brunello Di Cunzolo
architetto

Il Commissario Prefettizio dott. Ruffo ha presentato alla città il preliminare del Piano Urbanistico Comunale che ha rafforzato la mia convinzione, più volte esternata, circa l’inadeguatezza della proposta.

Il PUC dovrebbe essere uno strumento “operativo”, il piano del Sindaco, un piano a breve termine, concreto e fattibile, sostenibile, inquadrato nel Piano Strutturale redatto ed approvato dalla Provincia, ma nel nostro caso così non è.

Il principio assolutore su cui si dovrebbe basare la pianificazione comunale è e resta la copianificazione d’ambito, una sorta di tavolo intercomunale che dovrebbe condurre a puntualizzare le strategie tratteggiate dal Piano Provinciale.

Il tutto si è però ridotto alla divisione degli alloggi, senza alcun sensato impegno circa le politiche agricole, industriali, commerciali e turistiche, che avrebbero dovuto impegnare le varie municipalità alla ricerca di sinergie indispensabili.

La proposta, poi, selezionerebbe “il meglio” di quanto proposto dalle amministrazioni succedutesi sin dal 1995 a detta dei redattori. Un “meglio”, non identificato ne identificabile, selezionato con parametri e criteri a noi sconosciuti; un “meglio” che non riesco proprio ad individuare.

Sta di fatto che questa è una proposta matura dalle ceneri della gestione “Santomauro”, con una elaborazione avallata da un “laboratorio tecnico politico” gestito in comunione sotto la presidenza di Gerardo Motta.

Il dott. Ruffo ha così voluto disvelare l’elaborazione di una proposta che avrebbe dovuto essere già alla portata della cittadinanza, e ciò per legge, che era tenuta nel cassetto dai redattori chi sa per quale strana motivazione.

Certo, quello che è stato presentato non è l’insieme delle scelte definitive, ne sono scelte puntualizzate, ma tracciano un inquietante programma di aggressione territoriale mentre la cultura, la politica e la ragione tendono a sostenere una crescita delle città a “parametro zero”, ovvero senza alcun ulteriore consumo del suolo.

Se poi, il suolo è quello della Piana del Sele, a maggior ragione ricorre l’esigenza di evitare ogni tipo di aggressione ad aree agricole produttive di grande pregio che offrono il più vasto bacino occupazionale del nostro territorio.

Nel merito poi delle scelte, questa preliminare proposta appare in ogni caso inattuabile sia sotto il profilo della sostenibilità economica, sia sotto il profilo della fattibilità operativa in un breve periodo, sia sotto il profilo delle densità abitative.

Il teorema su cui si basa il dimensionamento parte da una considerazione preliminare circa la insufficienza degli standard, che invero, e per stessa ammissione dello staff tecnico, è valutata in relazione a quanto è previsto e dimensionato dall’attuale PRG e non sulla scorta del rapporto stabilito dalla legge.

Dai dati forniti dallo stesso staff si rileva una sufficienza quantitativa degli standard anche in ordine ai 1.600 nuovi appartamenti programmati.

A mio giudizio, si dovrebbe lavorare per una razionale distribuzione dello standard, in modo che la “percezione” delle attrezzature pubbliche sia ragionevolmente estesa all’intero ambito urbano, senza alcuna ulteriore “espansione”.

D’altronde, in un Comune dove il bilancio comunale appare deficitario per oltre 26 milioni di euro e i servizi sono tutti pagati con tasse portate al massimo dell’aliquota prevista dalla legge, non risulta agevole immaginare con quali risorse potrebbero sostenersi le gestioni di un “raddoppio delle attrezzature pubbliche” previste a fronte di un incremento di popolazione di soli 5.000 abitanti, su una popolazione attuale di oltre 50.000 abitanti.

A questo 10% di incremento residenziale, la proposta fa corrispondere una espansione pari a circa il doppio della superficie urbana attualmente impegnata e lo staff sostiene che tutto sarà realizzato con criteri perequativi e con soldi privati.

Ma, se facciamo due conti con il sistema della lavandaia riscontriamo da subito la “non convenienza” a produrre 1.600 nuovi alloggi i cui costi sarebbero gravati da costi urbanizzativi decuplicati rispetto alla normalità e distribuiti in un territorio esteso che andrebbe tutto infrastrutturato a discapito delle aree agricole produtive.

Un doppio danno provocato da una proposta che di “pianificazione” non ha nulla.

La pianificazione dovrebbe essere quel sistema di previsioni basata sulle prospettive concrete e sostenibili, che devono fare i conti con le reali possibilità di attuazione.

L’alternativa a questa visione che si basa sullo spreco delle risorse è una ipotesi di sviluppo che dovrebbe basarsi esclusivamente sulla “riqualificazione urbana”, sulla riformulazione del concetto di città, anche mediante una visione dell’urbanistica in “tridimensionale”, duplicando le attrezzature urbane, distribuendole omogeneamente, con progetti puntuali che possono far perno sulle aree centrali, “pre e post sessantasette”, in cui insediare in sovrapposizione parcheggi interrati, piazze e parchi gioco, con una diversa geometria edilizia atta a liberare unità di suolo, anche mediante aumenti delle densità.

Bisognerebbe andare oltre i concetti classici di “perequazione” per determinare una stagione fatta di partecipazione attiva, di integrazione funzionale tra bisogni elementari e erogatori di servizi, che, il più delle volte nella nostra realtà, sono Enti morali, Onlus, volontariato, più che Istituzioni pubbliche.

Nella nostra città, senza metterci d’impegno, rintracciamo notevoli capacità di servizio offerto da comunità religiose, da organizzazioni volontaristiche di tipo assistenziale, culturale, sanitario, etc che dimostrano una attenzione alla comunità ed ai suoi bisogni eccezionale.

Il PUC non può comunque ridursi a una sterile composizione delle previsioni insediative fatta di edifici residenziali e attrezzature, ma deve sempre tenere in conto i servizi e chi li può erogare, i costi di questi servizi e la possibilità di migliorare l’insieme delle piccole cose che rendono la vita quotidiana più agevole alle famiglie, alle mamme, ai bambini, ai giovani, agli anziani, ai malati, ai diseredati, alla comunità.

In concreto l’urbanistica dovrebbe cogliere l’occasione di una vivace comunità che nonostante tutto si può servire di una “mensa dei poveri”, di una casa per l’accoglienza delle “ragazze madri”, di un “centro per l’aggregazione degli anziani”, di “associazioni specializzate in assistenze specialistiche”, di una miriade di “associazioni teatrali”, di “scuole private di danza”, di “palestre private” di “piscine private” di una miriade di “associazioni sportive”, etc, con una grande quantità di attrezzature “pubbliche” o “aperte al pubblico” ma d’iniziativa privata.

Dovrebbe coinvolgere queste potenzialità nella definizione delle strategie atte a sostenere e realizzare i servizi minimi necessari alla comunità, invece che pensare di programmare una nuova inutile area Produttiva, tra l’altro localizzata lungo la via Spineta, quando l’area ex ASI, a distanza di oltre 40 anni appare ancora nella maggiore consistenza inutilizzata o sottoutilizzata. Basti pensare all’area che fu programmata per l’insediamento dell’interporto, altra misera chimera di una visione programmatoria inadeguata.

In questa città mancano le mense scolastiche, mancano perché mancano i locali; mancano strutture per le prove teatrali, per l’aggregazione giovanile e li dove vi sono attività e attrezzature si pensa a piani di dismissione, vedi il caso del “centro Primavera”.

Non v’è chi non veda che questa è una città dove il conflitto amministrativo è tra i più estesi e articolati, dove il conflitto politico non da pace, dove v’è una pesante e asfissiante pressione di gruppi ed individui più o meno organizzati per il controllo delle decisioni, che strozza lo sviluppo e la democrazia.

Bisogna chiudere al più presto questa stagione per aprirne un’altra basata sulla partecipazione, quella partecipazione che per stessa ammissione dello staff tecnico politico che ha redatto questo preliminare è mancata sino ad oggi, nonostante che l’Istituto Nazionale di Urbanistica avesse affiancato questi nella politica dei “world cafe”, nel tentativo di costruire un filo diretto con la città, un ascolto degli “stakeholders”.

Nessuno si è chiesto perché queste riunioni nei vari quartieri e nella città hanno registrato una scarsissima partecipazione. Oggi, che vi è un Commissario al posto di una amministrazione si sono accorti che vi è la partecipazione, si riapre il dibattito.

Si può ipotizzare che la città non si fida di questa manovra e di chi la prodotta?

Spero che la mossa fatta dal Prefetto – Commissario abbia come obiettivo quello di rendere giustizia alla partecipazione per smascherare ogni tentativo di prevaricazione.

Spero che la fase che si apre con la pubblicazione del preliminare convinca a cambiare rotta.

Altrimenti ci resta solo la speranza che il prossimo Sindaco e la prossima amministrazione cancelli questo documento per rifondare le ragioni della pianificazione sostenibile.

Battipaglia, 26 settembre 2013

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  1. Che faccia tosta!

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