60 anni dai trattati di Roma: Nasce la “Superpotenza tranquilla”

1957/2017. L’Europa festeggia i 60 anni dai “Trattati di Roma”, e dalla guerra alla pace nasce l’Europa dei popoli e del progresso.

Il 25 marzo del 1957 nasce la “Superpotenza tranquilla”, quella lello sviluppo economico e della ricchezza, quella della cultura e della civiltà. Nasce da un sogno la realtà, quella della fratellanza dei popoli e della crescita democratica. Ecco la lettera del Premier Gentiloni inviata al Messaggero sui trattati di Roma: “Da Roma la scossa all’Europa“.

60esimo-Trattati di Roma 1957

60esimo-Trattati di Roma 1957

da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

ROMA – «Al termine delle lunghe negoziazioni sulla nascita della Comunità economica europea, il cui progetto era stato lanciato nella Conferenza di Messina del 1955, – scrive in una lettera al quotidiano il Messaggero il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloniil ministro degli esteri belga Paul-Henri Spaak, uno degli architetti dell’Europa unita, pronunciò una frase che ha un posto importante nella storia di Roma: «Propongo che i Trattati vengano firmati a Roma, la più augusta delle nostre città».

Era un grande tributo alla nostra Capitale e un riconoscimento del ruolo svolto dall’Italia nei primi anni del processo di integrazione europea. Si arrivò, così, a quello che per Roma fu un giorno straordinario, che la pose al centro dell’attenzione di tutta l’Europa. Un giorno che arrivava quando la città viveva una stagione memorabile: era già la Roma di “Vacanze romane”, presto sarebbe stata la Roma de “La Dolce Vita” e delle Olimpiadi del 1960 che consacrarono la sua immagine nell’era delle dirette televisive.

Trattati di Roma 1957

Trattati di Roma 1957

Quel 25 marzo del 1957, raccontano le cronache dell’epoca, era una giornata di pioggia, e a Roma una folla era assiepata nei pressi del Campidoglio. Nella Sala degli Orazi e Curiazi i sei Paesi fondatori dell’Europa unita – Italia, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi – firmavano i Trattati che, proprio con la nascita della Comunità economica europea, facevano spiccare il salto decisivo al processo di integrazione. Prima c’erano stati inizi promettenti, come la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, e battute d’arresto, come il fallimento del progetto di difesa comune. Ma da quella storica giornata di pioggia romana, pur se tra difficoltà e contraddizioni, il processo di integrazione non si è mai fermato.

Quel processo ha permesso a noi europei di costruire un modello di pace, libertà e democrazia. Di diventare protagonisti di una storia economica di successo e di costruire società più giuste, basate sui nostri modelli di welfare. Siamo arrivati, così, alla nostra Unione Europea, che nel corso degli anni ha potuto mostrare tutto il suo potenziale di “superpotenza tranquilla”.

Mattarella-Grasso-Gentiloni

Mattarella-Grasso-Gentiloni

Ma il momento storico che stiamo vivendo ci impone di difendere le nostre conquiste, per evitare di dover poi rimpiangere quella lunga stagione di successi. E per poterle difendere dobbiamo fermarci a riflettere sulle difficoltà che stiamo affrontando.

Ci sono delle tendenze profonde alle quali dobbiamo rispondere: la globalizzazione ha fatto uscire centinaia di milioni di persone dalla povertà in tutto il mondo, ma ha anche creato squilibri che hanno messo in difficoltà soprattutto la classe media. La crisi economica del 2007-2008 è stata la peggiore dal dopoguerra e fa ancora sentire i suoi effetti in termini di mancata crescita e occupazione. Ci sono poi nuovi scenari sul piano geopolitico: un quadro di maggiore instabilità nel Mediterraneo, il rischio terrorismo e i grandi flussi migratori.

Tutte queste tendenze possono creare una maggiore percezione di insicurezza, che può spingere qualcuno a rinchiudersi, a guardare solo all’interno dei confini nazionali. Ma rinnegare decenni di conquiste che hanno portato pace e benessere sarebbe un errore imperdonabile.

Per questo, vogliamo che il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma, che celebreremo con i capi di Stato e di Governo della Ue il 25 marzo, sia un’occasione per rilanciare il nostro progetto comunitario e renderlo più adatto alle sfide che viviamo. Innanzitutto consentendogli di essere più in grado di rispondere alle trasformazioni del presente e di andare avanti con maggiore flessibilità. Senza escludere nessuno, ma andando verso un’Unione europea dove chi lo desidera può scegliere di rafforzare e rendere ancora più efficace la cooperazione, così come prevedono i nostri Trattati.

Gentiloni-trattati di roma

Gentiloni-trattati di roma

Poi, con un’Europa più attiva sul fronte della crescita economica e dell’occupazione. E che sia ancora capace di valorizzare la sua tradizione di welfare, che è il cuore del nostro modello europeo, mettendo al centro la protezione sociale, la tutela dei più deboli, la lotta alla povertà.

Infine, impegnandoci per un’Europa in grado di assumere maggiori responsabilità nel contesto internazionale attuale. Dobbiamo puntare a progetti più ambiziosi e coesi nel campo della difesa, dove negli ultimi tempi ci sono stati alcuni passi incoraggianti. E coordinare in maniera più efficace le nostre azioni sui flussi migratori, nel rispetto della democrazia e dei diritti umani.

Il 25 marzo Roma sarà, come le spetta, di nuovo al centro dell’attenzione di tutta l’Europa. Se riusciremo a far rivivere lo spirito di fiducia del 1957, tracciando una strada per rispondere alle sfide di questo momento storico, noi europei avremo fatto un passo importante in direzione del futuro.»

…………  …  …………

Trattati di Roma 1057

Trattati di Roma 1057

Il 25 marzo 1957, vengono firmati i Trattati di Roma, considerati come l’atto di nascita della grande famiglia europea. Il primo istituisce una Comunità economica europea (CEE), il secondo invece una Comunità europea dell’energia atomica, meglio conosciuta come Euratom.

Inizialmente elaborato per coordinare i programmi di ricerca degli Stati in vista di promuovere un uso pacifico dell’energia nucleare, il trattato Euratom contribuisce oggi alla condivisione delle conoscenze, delle infrastrutture e del finanziamento dell’energia nucleare.

Il Trattato CEE riunisce Francia, Germania, Italia e paesi del Benelux in una Comunità con l’obiettivo, come ricorda l’art. 2, di creare un mercato comune e favorire la trasformazione delle condizioni economiche degli scambi e della produzione nella Comunità.

Ma ha anche un obiettivo più politico ed è quello di contribuire alla costruzione funzionale dell’Europa politica e un passo verso un’unificazione più ampia dell’Europa. Come dichiarano nel preambolo i firmatari del trattato: “essere determinati a porre le fondamenta di un’unione sempre più stretta fra i popoli europei”.

I primi articoli (dei 240 complessivi) del Trattato individuano chiaramente che la missione principale della Comunità è la creazione di un mercato comune  specificando quali azioni – e in che tempi – la Comunità dovrà avviare per adempiere il suo mandato.

Ma il Trattato abolisce anche i dazi doganali tra gli Stati, istituendo una tariffa doganale esterna comune che si sostituisce alle precedenti tariffe dei vari Stati, una sorta di frontiera esterna nei confronti dei prodotti degli Stati terzi. E prevede la elaborazione di politiche comuni come la politica agricola (la famosa PAC), la politica commerciale e la politica dei trasporti.

Viene creato anche il Fondo sociale europeo, con lo scopo di migliorare le possibilità di occupazione dei lavoratori e il loro tenore di vita, e viene istituita una Banca europea per gli investimenti, destinata ad agevolare l’espansione economica della Comunità attraverso la creazione di nuove risorse.

Molte novità anche sul fronte istituzionale con la creazione della Commissione (poi Commissione europea), di un Consiglio dei Ministri (poi Consiglio europeo) e un’Assemblea parlamentare (poi Parlamento europeo). E’ l’adozione di un nuovo equilibrio fondato su un “triangolo” dove le istituzioni sono tenute a collaborare tra loro: la Commissione emana le norme, il Consiglio prepara le proposte, il Parlamento ha un ruolo consultivo.

Il trattato prevede anche l’istituzione di una Corte di giustizia.

Roma, 24 marzo 2017

3 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. La babele celebrativa dei sessant’anni dei trattati

    europei si e’ conclusa .La Madre Europa ,suo malgrado

    e’ scaduta a Matrigna.Le elite’ europee,in deficit

    di legittimazione,nella debole speranza di ricongiur-

    si alle popolazioni ,hanno invocato lo “spirito di

    Ventotene”. Ma esso si è perso nei meandri maleodo-

    ranti di Roma.

    La sfida della costruzione europea è stata una

    risposta al bellicoso nazionalismo sfociato nelle

    guerre del Novecento.Una sfida ,oggi,in crisi profon-

    da a causa sia di scelte politiche miopi sia

    degli insorgenti populismi ,che vogliono costruire

    barriere identitarie .La crisi degli Stati nazionali

    è sotto gli occhi di tutti.

    L’Occidente è nato e cresciuto come “rivoluzione

    permanente”,cioè come capacita’ ,nel corso dei secoli

    di progettare una societa’ alternativa rispetto a

    quella presente. Una caratteristica che ha permesso

    all’Europa ,da Medioevo in poi,di formarsi , espan-

    dersi,affermare la propria egemonia.Se ora assistiamo

    a un innegabile declino dell’Europa,cio’ accade non

    per mere dinamiche econimiche ,ma fondamentalmente

    proprio per l’incapacita’ di immaginare un nuovo

    patto politico che faccia fronte alle nuove sicurez-

    ze nell’eta’ delle globalizzazione..

    La capacita’ di progettare ,da parte dell’Europa ,un

    futuro diverso sembra essere venuta meno.

    Il problema fondamentale è se l’Europa ,e l’Occiden-

    te conserveranno ancora il potenziale rivoluzionario

    che ha caretterizzato la loro storia nell’ultimo

    millenio.Questo presuppone che la classe politica

    europea recuperi la sua capacita’ profetica e rin-

    novi il suo potere carismatico,per leggere i segni dei

    tempi rappresentare la voce dei popoli per la

    condanna dell’ingiustizia e la proclamazione di un

    cammino di redenzione,di pace e di salvezza.

    27 marzo 2017 peppe leso

  2. Sul corriere della sera portava il Ceppo.
    Chi conosce il Ceppo non fa guerre. Il Ceppo è quello che ti ha dato vita e ti fa vivere. Chi izza le armi è l’animale più lurido su questa terra.
    Coloro che vi han messo la, non vi han messo perché voi li mandate a scannarsi l’un l’altro ma perchè voi li guidate, pezzi di merda. La terra, pianeta Terra altri non si vedono ma ci sono vita altrove per me si andatelo a pescare e la vedrete, così anche altri sistemi, galassie vale a dire.
    Arcangelo Leonardo

  3. Tutte le religioni chiedono pace ma nutrono guerre. Mandateli affanculo. Sono io il Folle. Noè, primo cretino non ha letto il suo cervello. Era il suo cervello che parlava.Anche io così non contento ho guardato più a fondo dentro ed era il mio cervello che parlava.
    Chi izza le armi le izza contro se stesso.
    Tu in autodifesa devi stare attento che non sbaglia.
    Lo spirito Santo di gesù appartiene a sua madre. E’ sua madre che glielà dato. Lui sotto l’ombra dei padri madre schiava di Abramo in discendenza. Lui figlio di Abramo il primo no, l’ultimo si. Gli animali molti si trovavano nel tuo ceppo e sono a te uguali. Tu primo, loro dopo. come io mi permetto a dire tale cose? Nella mia ricerca, nel mio interno correggendo il mio organo interno, sempre verso il buono verso il sociale. fallo anche tu e vedrai che vedrò quello che vedo io. se non quello sarai ricco del tuo sapere. Adesso andate a fanculo tutti quanti. siete troppo ignoranti. io mi sono stufato con voi. Mi farò sentire.
    Arcangelo Leonardo

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