E' morto Gino Giugni il "padre" dello Statuto dei lavoratori

E’ morto un socialista, ma non come tutti gli altri. Un “turatiano” perché riformista, come amava definirsi.

Giugni nel Governo Ciampi fu un “Socialista Ministro” e non “Ministro Socialista”

Gino Giugni

Gino Giugni

ROMA – Dopo una lunga malattia, è morto a Roma Gino Giugni, il padre dello Statuto dei lavoratori. Giugni, nato a Genova il 1 agosto 1927, giurista, il suo nome è indissolubilmente legato allo Statuto dei lavoratori, a lui si deve il documento che costituisce l’architrave del giuslavorismo in Italia.

Nel 1983 venne eletto Senatore della Repubblica nelle liste del Partito Socialista italiano: fu presidente della commissione per il lavoro e la sicurezza sociale; membro della commissione parlamentare inquirente sulla P2; riconfermato Senatore alle elezioni politiche del 1987, mantiene anche la presidenza della commissione lavoro; dal 1993 al 1994 è Presidente del Psi e nello stesso arco di tempo diviene Ministro del Lavoro nel Governo presieduto Ciampi.

Dopo Mani Pulite e la fine del Psi aderisce ai Sociali Italiani di Enrico Boselli e alle politiche del 1994 viene eletto deputato tra le file dei Progressisti. Negli ultimi anni ha preferito ritornare all’insegnamento, come ordinario alla facoltà di economia della Sapienza a Roma. Più di recente aveva al Partito Democratico.

La Legge del maggio 1970: le “Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e nell’attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento”, quasi quarant’anni dopo, restano ancora testo di riferimento.

Per il suo impegno, nel maggio del 1983 Giugni finirà nel mirino delle Brigate Rosse: fu gambizzato mentre stava camminando a Roma. Quell’attentato rappresenterà l’inizio di nuova strategia del terrorismo rosso che non puntava più solo a colpire il cuore dello Stato, attraverso i suoi servitori, magistrati, poliziotti, ma anche il suo cervello, ossia quegli uomini che con il loro lavoro rappresentavano l’anello di congiunzione tra le istituzioni e il mondo economico, così come è accaduto anche successivamente con Massimo D’Antona e Marco Biagi.

Luigi Giugni, detto Gino era un Socialista. Amava definirsi un “turatiano”, perché, come Filippo Turati, uno dei più grandi leader del Socialismo italiano, riteneva di essere un “riformista”. Un uomo attento al mondo del lavoro, ai diritti sindacali in fabbrica e, a partire dagli anni ’60 fino a quelli della programmazione economica e dell’avvio del primo centrosinistra, attento a suggerire le ricette economiche in grado di favorirne l’emancipazione e il benessere dei lavoratori e quindi della società.

Quando venne nominato ministro nell’aprile del 1993, dall’allora presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi, riuscì a conquistarsi l’appellativo di “socialista ministro” e non di “ministro socialista”, proprio perché l’incarico assegnatogli non gli fece cambiare mai il suo modo d’essere: un Socialista.

L’immortalità di Giugni nella storia del mondo del lavoro è legata proprio al fatto di essere stato l’estensore della legge 300 del 1970, quella che ha preso il nome di “Statuto dei Diritti dei Lavoratori”, che sancì, con l’articolo 18, il licenziamento per giusta causa, quel famoso articolo 18 che per anni è stato “aggredito” da partiti e corporazioni per demolirlo e per eliminare uno dei pilastri di salvaguardia dei lavoratori, dei soggetti più deboli ma pilastri indispensabili dell’economia. Lo statuto dei lavoratori, una legge alla quale poi si aggiunse negli anni ’80 l’autoregolamentazione del diritto di sciopero.

Oggi 6 giugno alle 12,00,  la figura di Giugni sarà ricordata a Roma, nel corso di una manifestazione  con i segretari di Cgil, Cisl e Uil davanti alla Sede del Cnel.

2 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Questo si che era un socialista altro che Carmelo Conte e questi Conte.

  2. Caro Gerry, hai ragione, specie adesso che si ha bisogno di punti di riferimento importanti.
    I socialisti sono stati dispersi e si sono dispersi per colpa di cialtroni irresponsabili. Sarebbe il caso che si prendesse atto una volta per tutte ed in maniera ufficiale che ci sono stato SOCIALISTI e gentaglia che si è impossessata sei “luoghi socialisti per spacciarsi per socialisti e hanno solo disseminato corruzione. W i SOCIALISTI

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