Il dilemma Atomico della Piccola Italia

L’incognita energetica, dal petrolio al nucleare, è una questione vitale per la stessa continuità del genere umano.

Il disastro di Fukushima oggi e quello di Chernobyl ieri, confermano che il nucleare è capace di seminare paura, panico e terrore a livello planetario.

Giappone-Fukushima_centrale_nucleare

ROMAIl Terremoto in Giappone non ha spostato di dieci centimetri soltanto l’ asse geografico della Terra, ma ha già cominciato a modificare e verosimilmente continuerà a modificare anche quello economico sociale. Quando le forze arcane della Natura si cumulano su scala planetaria con le spinte più o meno razionali della Politica, l’ effetto non può che essere quello di un rivolgimento globale, un riassetto- appunto – dell’equilibrio mondiale.

E perciò oggi, di fronte all’Apocalisse dello tsunami giapponese e al caos dello tsunami arabo, la comunità internazionale si ritrova a fare i conti con le incognite della questione energetica, dal petrolio al nucleare: una questione vitale per la stessa continuità del genere umano. Troppo spesso e troppo disinvoltamente anche noi giornalisti abusiamo nel linguaggio corrente della parola “terremoto“, come una fredda e innocua metafora, per applicarla adesso alla situazione d’ emergenza che il mondo intero deve fronteggiare. Sotto il contagio dell’incubo nucleare, era del tutto prevedibile che – insieme all’allarme – scattasse una reazione a catena di ripensamenti, sospensioni, verifiche, controlli. Tanto legittima quanto doverosa.

Ma non sarebbe onesto speculare emotivamente su un disastro di tale proporzioni per imporre o sollecitare scelte che appartengono alla sfera della scienza, della tecnica, dell’ economia e quindi della ragione. Nessuno può meravigliarsi perciò che, all’ indomani della catastrofe giapponese, una “signora di ferro” come la cancelliera Angela Merkel abbia deciso immediatamente di congelare il programma nucleare tedesco, senza escludere la chiusura delle centrali più vecchie del suo Paese. Né che dagli Stati Uniti all’India si propaghi l’ obbligo morale di una riflessione più attenta e approfondita o di un generale ripensamento. E neppure che la placida ed efficiente Svizzera annunci la sospensione delle procedure in corso per le autorizzazioni di nuove centrali: «La sicurezza ha la massima priorità», ha dichiarato ieri Doris Leuthard, il ministro elvetico per l’ Energia.

disastro di Chernobyl

Già, la sicurezza: cioè la salute e la sopravvivenza della collettività. Sorprende e sconcerta, invece, che in Italia sia proprio il titolare dell’ Ambiente, Stefania Prestigiacomo, a rompere la consegna della cautela e della responsabilità, proclamando quasi in tono di sfida che «la linea italiana rispetto al programma chiaramente non cambia». Dice «chiaramente», la nostra ministra, come se non esistessero motivi più che sufficienti per coltivare qualche ragionevole dubbio, per nutrire qualche umana incertezza. O magari, soltanto per riflettere meglio, per valutare i pro e i contro.

Nell’ interesse suo e di tutti noi, c’ è solo da augurarsi che non sia questo l’ orientamento con cui la nostra rappresentante parteciperà oggi all’ incontro con gli esperti convocato a Bruxelles dal ministro europeo dell’ Energia, Guenther Oettinger. Il timore, invece, è proprio quello che sull’ energia nucleare il governo italiano sia intenzionato a scatenare una crociata atomica, una guerra di religione, alimentando nuove tensioni e fratture in un Paese già troppo diviso dai retaggi ideologici del Novecento e dalla più concreta contrapposizione degli interessi in gioco. Nessuna speculazione e nessuno sciacallaggio, d’ accordo. Non sarebbe corretto né opportuno. E soprattutto non sarebbe rispettoso nei confronti del dramma che il popolo giapponese sta vivendo sulla sua pelle.

Ma, allora, accantoniamo anche i diktat energetici, i “ricatti mediatici” sulla bolletta elettrica, le impostazioni dogmatiche o le alternative a senso unico. Un quarto di secolo dopo il disastro di Chernobyl, dobbiamo constatare purtroppo che il nucleare è ancora capace di seminare paura, panico e terrore a livello planetario, agitando lo spettro della nube radioattiva.

All’ epoca si disse che quello ucraino era un impianto vecchio, obsoleto, insicuro. Adesso, nel Giappone super-organizzato e iper-tecnologico sconvolto dal sisma, si dice che anche la centrale di Fukushima risale a trenta o quarant’ anni fa, ma nessuno è in grado di spiegare in modo convincente perché era tuttora in funzione e in quali condizioni si trovano effettivamente le altre.

Per quanto riguarda più direttamente l’ Italia, un fatto è certo: fra tre mesi, quando saremo chiamati alle urne tardive del referendum popolare, ognuno di noi deciderà in coscienza con le terribili immagini di questi giorni ancora negli occhi, nella mente e nel cuore. Non voteremo per il centrodestra o per il centrosinistra né per il “terzo polo“. Voteremo per il nostro futuro, per il nostro sviluppo, per la nostra sicurezza e anche per quella dei nostri figli o nipoti. Da qui ad allora, possiamo solo prendere esempio dalla compostezza e dalla dignità con cui il popolo giapponese sta affrontando questa immane tragedia.

di Giovanni Valentini

2 commenti su “Il dilemma Atomico della Piccola Italia”

  1. Stimo Giovanni Valentini come editorialista di Repubblica, sono anche un motivato antinuclearista, però questo articolo non mi ha esaltato molto. Mi piacerebbe che i giornalisti dedicassero gran parte del loro tempo a fare il mestiere per cui sono pagati, ossia informare la gente su quello che succede. Certo, anche gli opinionisti sono utili, sopratutto se costruiscono le loro opinioni su fatti oggettivi e concreti.
    Pur essendo convinto che il referendum è lo strumento civile più democratico che esista (per me dovrebbero essere tutti senza quorum), a me dispiace molto che la politica energetica di questo paese per i prossimi vent’anni venga decisa prima da un parlamento di incompetenti, tra l’altro senza neanche una convergenza tra maggioranza e le varie opposizioni, e successivamente da un referendum deciso da cittadini senza alcuna competenza tecnologica ma che si permettono di pontificare sui microsievert dello iodio. Ma questo non è solo un problema italiano, visto che l’emozione ha colpito molti altri paesi e non solo l’Italia. Ma la Merkel (non dico la Prestigiacomo) non lo sapeva, che le centrali atomiche erano pericolose? Ma, ancora oggi, dopo la pontificazione sui microsievert, quanti italiani conoscono che i prodotti residui delle scorie nucleari all’interno delle centrali, per il semplice quanto banale effetto di scissione degli atomi di uranio, sono costituiti dall’intera tavola periodica degli elementi? E, se uno non si spaventa per i composti solidi che, se non altro, restano confinati all’interno della centrale salvo esplosioni, nessuno si preoccupa per i composti gassosi della tavola periodica, quelli si che, comunque, ed in ogni caso, anche in una centrale di undicesima generazione, dovranno per logica essere scaricati in atmosfera, anche se tossici per la popolazione? E poi uno cade dal pero con somma meraviglia se il tasso di leucemie infantili è inversamente proporzionale alla distanza dell’abitazione dalla centrale stessa?
    Purtroppo, quando si parla di tecnologie, è difficile parlarne con competenza, ma sopratutto con una ampia visione sulle conseguenze che l’uomo crea sull’ambiente e … anche su sè stesso. Ciò non per asserire che le altre tecnologie per produrre energia sono meno inquinanti dell’energia nucleare. Il rapporto costi benefici può essere fatto solo da team di esperti in varie discipline, da quelle tecnologiche a quelle economiche, i quali solo sono in grado di mettere sul piatto della bilancia la somma di tutti i pro ed i contro di qualsiasi scelta tecnologica che possa portare dei danni alla salute. Purtroppo esiste una sola tecnologia che non inquina, o inquina meno delle altre, e questa è il risparmio energetico. Però questa tecnologia implica un impegno civile dei cittadini (faticoso), che sempre più spesso in questo paese viene a mancare, e per questo non è ben vista nè dalla politica, sempre soggetta alle lobby dei poteri economici che gestiscono l’energia, ma neanche dalla pigrizia dei cittadini stessi.

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  2. Caro Giuseppe,
    complimenti per le sue argomentazioni in merito al nucleare., C’è nel suo scritto un fervore civico che va oltre le circostanze. Ora, per entrare nel merito, seguendo il suo tracciato, penso di poter dire che Merkel sia stata mossa non da opportunità politiche, o dalla emotività del momento, ma da onestà intellettuale. E’ vero, la storia va avanti per tentativi. Basti osservare in natura il comportamento degli animali quando devono superare un ostacolo, avanzano per tentativi, ma difficilmente commettono lo stesso errore. L’uomo è diverso. Si lascia gestire dai suoi simili, diciamo per pigrizia. Non si informa, non controlla, non esige. Poi, all’accadere del disastro si scaglia contro i presunti responsabili in modo irrazionale. Purtroppo, gli scienziati sono condizionati dal potere economico, come i politici sono condizionati dalle lobbi di potere, che è poi sempre il potere economico. In questo bailamme a rimetterci è sempre l’uomo, perché non riesce mai ad essere razionale. I giapponesi sono un popolo di grande e antichissima civiltà, ma questo non li ha risparmiati dalla catastrofe che, purtroppo, è ancora soltanto agli inizi.
    Allora, che fare? Bisogna essere onesti, innanzitutto con se stessi. E mai di parte. Rispettare la natura dovrebbe essere un imperativo assoluto. Dovrebbe diventare un tabù, come l’incesto. Le generazioni dovrebbero essere educate al rispetto del creato perchè, al momento, è l’unico habitat a disposizione dell’uomo. Ma se la gente non viene educata, tutto rimane vano.
    Duecento anni di sfruttamento industriale del pianeta – o di saccheggi – lo hanno esaurito. E’ stato depredato di tutto. Antiche civiltà sono scomparse perché non furono educate al rispetto dell’ambiente. La deforestazione insegna. L’esplosione democrafica poi – le vicende libiche sono più che eloquenti – ci porteranno a scannarci. Oggi per il petrolio, domani per l’acqua. Quindi, e mi scuso per la lungaggine, bisogna lavorare ad un uomo nuovo. Ma siccome la classe politica non investe sui tempi lunghi, anche se si crede eterna, dopo la moratoria di un anno sul nucleare, tutto ricomincerà come prima: fino al prossimo disastro. Mi auguro soltanto che il Comune di Eboli costituisca un osservatorio permanente per contrastare la costruzione della centrale alla foce del Sele, in modo da non essere sopraffatto dagli eventi. E questo non per egoismo di campanile, ma per dimostrare al mondo che cambiare si può. E si deve. La saluto cordialmente.

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