La Lega spacca l’Italia, Berlusconi le coscienze e il Partito Democratico si masturba sulle primarie

Da un sondaggio della Irp Marketing, Bersani è in vantaggio su Franceschini e Marino (54%, 35% e 11%.

Bersani: “un partito dalle radici, cattoliche popolari e socialiste, aperto alla società e non antiberlusconista”

Franceschini e Bersani

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ROMA – E semplicemente assurdo vivere in in Paese dove tutto è possibile. Dove l’opposizione ai governi dal 1992 ad oggi, la fanno stesso i componenti delle maggioranze. Dove quando si vota non si vota mai a favore ma sempre contro chi governa o si sceglie sempre il meno peggio. Dove il corpo elettorale è diviso perfettamente a metà e di volta in volta c’è sempre qualche partito che saltando di qui o di là altera gli equilibri.

I governi vengono impallinati dall’interno: una volta la Lega di Umberto Bossi, un’altra Rifondazione Comunista di Fausto Bertinotti, un’altra ancora l’Udeur di Clemente Mastella e giù, di volta in volta, negli ultimi 16 anni, alternandosi Romano Prodi e Silvio Berlusconi. Siamo così abituati a questi balletti che non ci fa più specie, ma sono abituate anche le maggioranze di Governo a questo e allora quando vincono le elezioni, si comportano come i “ladroni” di Alì Baba, che si chiudevano nella grotta e si spartivano la refurtiva.

La cosa più sorprendente è che sta succedendo di tutto e il Partito Democratico tutto preso al suo interno in quel “giochetto” delle primarie per eleggere il Segretario tra i contendenti Dario Franceschini, Pierluigi Bersani e Ignazio Marino, non si accorge che la Lega Nord con Roberto Calderoli e Umberto Bossi, sta consumando il più pericoloso degli affondi, della sua politica guasconesca ma secessionista, nella completa indifferenza del Presidente del Consiglio, che sempre più prigioniero è costretto a minimizzare tutte le sortite, sempre più pericolose dei suoi alleati “Padani”.

Pier Luigi Bersani, l’uomo “grigio” dell’apparato ex DS, vorrebbe un partito dalle radici, cattoliche popolari e socialiste, aperto alla società e proteso al bipolarismo e non al bipartitismo. Riguardo alle alleanze: lascia la porta socchiusa a IdV di Antonio Di Pietro; non esclude quella con l’UdC di Pier Ferdinando Casini, bisogna scegliere tra l’UdC o Sinistra e Libertà, sono due cose diverse; bisogna abbandonare la politica dell’antiberlusconismo.

Dario Franceschini, dal canto suo lancia attraverso 5 parole chiave, la visione “democratica” dei grandi temi FIDUCIA, REGOLE, UGUAGLIANZA, MERITO, QUALITA’. Così Fiducia, si contrappone al “senso di paura” che cavalca il centrodestra in economia, nella società e nella sicurezza. Regole, introduce il principio della legalità e soprattutto della lotta all’evasione. Uguaglianza, è la risposta alla crisi del Mezzogiorno portata avanti dall’asse Lombardo-Miccichè e ai problemi del lavoro e rappresentanza delle donne. Il Merito, cade come una scure sulla riforma scolastica di Maria Stella Gelmini e sulla fuga dei cervelli per la ricerca. Mentre l’ultima, la Qualità, deve essere la specialità italiana nel lavoro.

Ignazio Marino, si presenta con un bell’elenco di buone intenzioni, un programma che viene dalla base e che si sintetizza come quello di Franceschini in alcune parole chiave : Apertura, coraggio, merito, protezione, libertà.  L’idea di fondo è quella di ridare vita e speranza al PD delle origini, al PD del Lingotto, e il modo per farlo è sicuramente quello di parlare con la gente nei luoghi aperti al dialogo e non parlare della gente nelle stanze del potere.

Si ha l’impressione che nella smania di vincere, si sta svendendo quello  spirito battagliero delle Primarie del 14 ottobre del 2007, quando si delineò un partito riformista.  E se oggi ci troviamo a fare i conti più che con Berlusconi, con il berlusconismo, non si può evitare, che un partito pur avendo una sua matrice e una sua radice riformista e democratica, sia essenzialmente  protesa a combattere questo fenomeno. Quindi l’antiberlusconismo deve essere la base politica dell’opposizione. Affrontare la realtà del “berlusconismo” significa anche capire che il suo Partito, Forza Italia prima e il PdL ora, non è un partito politico, ma solo il partito di Silvio Berlusconi.

Antiberlusconismo, vuol dire essere: Contro chi tende a delegittimare tutte le istituzioni; contro chi vuole una legiferazione che va incontro ai propri desideri; contro chi vorrebbe una stampa asservita o incanalata  nella propria scia politica;contro chi vuole rappresentare la società nascondendo le “vergogne”, vivendo una realtà lontana dalla verità; Contro gli evasori fiscali; contro la corruzione; contro le mafie; contro le liste bloccate che nominano i parlamentari; contro la nomina a parlamentare delle mogli, dei figli, dei fratelli, delle segretarie, delle fidanzate, delle veline, dei propri barbieri, dei propri menestrelli, dei propri avvocati, facendo pagare un conto molto salato agli italiani.

Il PD va verso il congresso, si scontra al suo interno e i vari contendenti alla segreteria, si attardano nel contestare il sondaggio dell’IPR Marketing. Il sondaggio, pubblicato dal quotidiano “il Riformista” diretto da Antonio Polito, riporta le intenzioni di voto nella scelta del Segretario e da per vincente Bersani al 54%, con Franceschini al 35% e Marino all’11%. Mentre il dibattito lungo ed estenuante continua: la Lega Nord con Calderoli e Bossi spacca l’Italia; Berlusconi, tutto intento a difendersi dalle sue “leggerezze”, divide le coscienze degli italiani; il Partito Democratico si “masturba”.

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