Battipaglia: Report “grigio scuro” del terzo Consiglio

Battipaglia: Il Consiglio Comunale approva il piano di riequilibrio finanziario.

In una tesa e calda seduta estiva, il Consiglio Comunale approva il piano di riequilibrio finanziario: Una ripartizione trentennale dei debiti in capo al presente e al futuro dei giovani di Battipaglia. E l’opposizione abbandona l’aula.

Consiglio Comunale Battipaglia-Foto(1)

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di Carmine Sica per POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

BATTIPAGLIA – La terza seduta del Consiglio Comunale di Battipaglia di giovedì 4 agosto u.s. si è contraddistinta per l’apparire delle prime linee politiche, sia da parte dell’amministrazione Francese che dall’opposizione. La seduta si è innanzitutto aperta con la presentazione del segretario comunale sostituto, la dott.ssa Rossella Grasso, già segretaria comunale della prima amministrazione De Magistris a Napoli. Una sostituzione temporanea dell’attuale segretario comunale, dott. Salvatore Massi, attualmente in ferie ma che pare voglia terminare il proprio mandato sin dal 21 agosto prossimo.

Nell’ambito delle comunicazioni, l’opposizione tra i molti elementi critici ne ha sottolineati cinque. Innanzi tutto – riferendosi alla coordinatrice dello staff sindaco, dott.ssa Adriana Esposito – la presenza negli uffici del Comune di personale non regolarizzato da contratto di lavoro e per tanto non autorizzato alla visione delle documentazioni dell’Ente.

La linea oppositiva si concretizza quando il consigliere Gerardo Motta denuncia in pubblica assise consiliare un episodio dai possibili tratti intimidatori ai danni di una dipendente comunale che aveva effettuato, in collaborazione con la polizia municipale, dei controlli d’ufficio presso alcuni lidi. Personaggi estranei al governo cittadino, estranei al corpo consiliare ed anche alla macchina comunale stessa, avrebbero interrogato la dipendente circa l’opportunità di effettuare tali controlli. Il tutto con la consapevolezza del sindaco.

L’opposizione, quella riferibile al consigliere Gerardo Motta, memore delle motivazioni di scioglimento per infiltrazioni camorristiche, individua la propria linea politica nell’azione di denuncia di episodi dai contorni quanto meno grigi. Al plauso, poi, per aver dato seguito alle direttive provenienti dalla Commissione Straordinaria sugli impianti sportivi – pagare il dovuto, compresi arretrati, o liberare le strutture – è stato fatto seguire il monito a risolvere in tempi estremamente rapidi la questione poiché molte associazioni sportive che si allenano presso quegli impianti hanno fissati in settembre gli inizi di molti campionati.

Dai banchi di minoranza, viene evidenziato, quindi, il problema del cambio di orario di conferimento dei rifiuti (individuato dalle ore 22 in poi fino al 30 settembre): ciò provocherebbe molto disaggio ai commercianti in particolari che dovrebbero conferire fuori orario o, dopo aver chiuso le attività, le dovrebbero riaprire alle 22 per il solo conferimento rifiuti.

Ma è proprio sull’ordine del giorno dello stesso consiglio Comunale che si consuma lo strappo maggiore. Per la minoranza non è stato rispettato il regolamento comunale secondo cui all’ordine del giorno ci sarebbe dovuto essere la composizione e il funzionamento delle commissioni consiliari. Per il segretario il regolamento non è perentorio nell’indicazione del “primo consiglio utile”, così come, per il sindaco, vi erano delle urgenze maggiori, quali l’approvazione del piano di riequilibrio finanziario (così come richiesto dalla prefettura). Ma ciò non è stato sufficiente per un ramo di minoranza, che, visto leso il regolamento comunale ha deciso di abbandonare l’aula. Nel seguire Gerardo Motta, il consigliere Renato Vicinanza ricalca ancora il problema della presenza negli uffici comunali di persone non autorizzate. Abbandona gli scranni anche Alessio Cairone, non prima di aver sottolineato come una politica di collaborazione tra le parti avrebbe potuto prevedere una breve sospensiva della seduta per un accordo tra le parti.

L’uscita di parte della minoranza è stata oggetto di dure reprimenda da parte della maggioranza ad opera sia del Presidente del Consiglio, Franco Falcone, che del consigliere Roberto Cappuccio, che dello stesso sindaco. Restano in aula, per la minoranza, i consiglieri Egidio Mirra ed Enrico Lanaro, intendendo la loro permanenza in aula un segno di rispetto della volontà popolare che li ha lì eletti. Da questo punto in poi è la maggioranza a mettere in pubblico le proprie linee politiche.

Comincia l’assessore Marco Onnembo, che, sulla questione rifiuti indica il riferimento di servizio nei cittadini e non nei commercianti. Sarà il consigliere Antonio Sagarese a rimarcare che sono stati, per altro, gli stessi commercianti del centro a chiedere che l’orario di conferimento si spostasse alle 22, per evitare che davanti alle proprie attività apparissero sin dalle 20 i cumuli di raccolta differenziata.

Abbandonando l’aplomb dimostrato nelle prime sedute, il consigliere Pino Bovi si sofferma polemicamente sull’abbandono dell’aula da parte di alcuni consiglieri: non sarebbe questo il modo corretto di fare opposizione; l’opposizione resta in aula e contribuisce, anche in modo critico, all’approvazione di un documento strategico quale il riequilibrio di bilancio.

Ma è nelle parole del consigliere Francesco Marino (Rivoluzione Cristiana) che appare quanto finora serpeggiava in aula senza apparire. Nei giorni scorsi, Fernando Zara, in aperto contrasto (pare per questioni di equilibri interni nelle nomine) con l’amministrazione che da poco ha contribuito a far eleggere, aveva chiesto ai propri consiglieri di non votare il documento di riequilibrio. Il “consiglio” è stato disatteso, ed è lo stesso Francesco Marino a chiarire come i consiglieri non rispondono ad alcun deus ex-machina bensì solo al popolo che li ha eletti. I messaggi sono stati chiari, sia da parte di chi non può sedere in aula, che da parte di chi siede in aula. Ma di certo, queste presenze extra consiliari e i dissidi interni che tentano di generare non abbandoneranno facilmente l’aula. Ed almeno in questo, di sicuro, non v’è nulla di nuovo o di cambiamento.

La politica – tanto attesa – arriva con una dettagliatissima relazione dell’assessore all’area economico finanziaria, dott.ssa Maria Catarozzo. La situazione economica sulla quale relaziona, così come lo stesso piano di riequilibrio è un’eredità della Commissione Straordinaria, ma il dettaglio con cui ha presentato i dati e i riferimenti legislativi sembravano voler consolidare le fondamenta economiche su cui si muoverà l’amministrazione Francese. Dalla deliberazione commissariale 4/C del 3/6/16, che approva il bilancio previsionale e la rendicontazione di gestione appare che, al momento, il debito del Comune di Battipaglia si attesta su 22.069.919,75€. La gestione 2016, al momento pare essere positiva, e d’altro canto, con la legge n° 208 del 2015 è possibile spalmare i debiti dell’Ente su trent’anni. Ampio spazio, in fase di analisi, è stato dedicato ai debiti fuori bilancio (soprattutto derivanti da azioni legali contro il Comune), passività latenti e crediti di dubbia esigibilità ed assunzione di nuovo personale dirigenziale o di staff. Il piano di riequilibrio dovrà essere trasmesso alla Corte dei Conti che aveva già precedentemente approvato il piano di rientro. L’assessore ha sottolineato in due occasioni come sia la stessa Corte dei Conti a chiedere un’accelerazione nella dismissione dei patrimoni non necessari, attualmente nel patrimonio della municipalizzata Alba, così come sarebbe ancora la Corte dei Conti a chiedere un’accelerazione nel rilascio di concessioni edilizie.

Il passaggio sull’accelerazione del rilascio delle concessioni edilizie pare essere stato particolarmente apprezzato in maggioranza. E’ il consigliere di Etica per il Buon Governo, Roberto Cappuccio, che, nel dichiarare il voto favorevole del suo partito, riprende il discorso evidenziando come la gestione commissariale dell’Ente sia stata a moralità troppo alta ed abbia bloccato i processi di concessioni edilizie, auspicando, in fine, di seguire quello che sarebbe stato il consiglio della Corte dei Conti, di accelerare gli iter di concessione a costruire.

L’attenzione del consigliere Egidio Mirra si focalizza sul caso Mainolfi, che grava sull’ente per oltre trentamila euro, dovuto a risarcimento per le spese legali dovute all’assoluzione nel giudizio di merito seguito alle vicende di infiltrazione camorrista, ed invita, per tanto, l’amministrazione a prevedere ulteriori debiti derivanti da casi di giudizi favorevole legati alle vicende del commissariamento.

Dopo le votazioni – tutte con esito positivo – relative al piano di riequilibrio, vi è giusto lo spazio per una presa d’atto dovuta di quello che è lo statuto redatto dalla Regione Campania per l’ambito ATO di cui Battipaglia fa parte, in conseguenza della legge regionale n° 33 del 26 maggio 2016 sul ciclo integrato dei rifiuti.

Sarebbe più facile soffermarsi sulle questioni personali, sui diktat e sulle posizioni dell’uno o dell’altro e far sembrare che questa sia politica. In effetti, però, la politica si fa con gli atti approvati. Il piano di riequilibrio, sebbene ereditato dall’appena trascorsa amministrazione commissariale straordinaria, è comunque un atto. E va preso atto che, negli interventi a sostegno dell’approvazione dell’atto – sia dai banchi assessorili che dai banchi consiliari – sia venuto l’invito ad accelerare il rilascio di nuove concessioni edili. Non ci sono state, giustamente, indicazioni sui criteri che sosterranno questi rilasci: il PUC ancora deve essere definito. Ma dicerto si spera che il criterio principale non sia un machiavellico “il fine giustifica i mezzi”. Sarebbe l’unica cosa di cui la città non ha bisogno. E qui, esattamente su questo punto, che opera la politica, intesa come soggetto che opera scelte. Il confine tra un nuovo sacco edilizio ed una nuova concezione territoriale è esattamente nelle scelte che si opereranno su questo punto.

D’altra parte, nessuno si potrà permettere il lusso morale di trascurare il fatto che le decisioni che si prendono oggi ricadranno sulle spalle delle future generazioni. Già un piano di rientro del deficit spalmato su 30 anni è un grosso fardello gettato sulle spalle dei giovani di oggi e di domani. Le scelte di gestione del territorio, poi, potrebbero essere un’ulteriore catena ai piedi delle future generazioni. Trovarsi con un debito e con un territorio compromesso e che non dia più spazi alle riconversioni economiche di cui la città ha bisogno per ritrovare crescita e sviluppo lavorativo, non è esattamente una delle più rosee aspettative.

Battipaglia, 7 agosto 2016

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