Multiservizi e il “Peccato originale”: Parliamone con Masci

Masci: “A fronte dei debiti ritenuti strutturali, vi è solo l’autonomia finanziaria, nuove commesse e una risoluzione politica”.

La Multiservizi è una Società fallimentare che produce debiti ma gestisce un potere. E’ utilee o è un carrozzone politico?

Gianfranco Masci

EBOLI – In questi ultimi giorni il dibattito politica si è concentrato sulla Eboli Multiservizi S.p.A., e sullo scontro interno del Partito Democratico, ma anche in questo caso c’entra sempre la Società Comunale presieduta dall’ex Direttore Generale Gianfranco Masci.

I rilievi che un poco tutte le opposizioni fanno, vanno da una cattiva gestione ad una gestione di tipo clientelare, sia nei rapporti con i fornitori e le imprese, sia nella gestione del personale temporaneo. Alle opposizioni capitanate da Gerardo Rosania, ritenuto il “padre” della Multiservizi, si sono aggiunti oltre che Massimo Cariello, Fausto Vecchio, Vito Busillo, Lazzaro Lenza, anche l’ex Capo gruppo del PD Carmine Campagna ed il suo segretario di Partito Salvatore Marisei. Gli ultimi due sono stati quelli più critici.

La Multiservizi è una società nata perché doveva gestire alcuni servizi per conto del Comune, ma fin dalla sua nascita si è portata addosso una sorta di “peccato originale”, individuabile nell’attribuzione a questa società di 43 unità lavorative, ma dotandola di un capitale iniziale, veramente ridicolo, di 120mila euro. Va da se che solo per il pagamento degli stipendi e degli oneri contributivi in un anno se ne vanno oltre un milione di euro. Si aggiunge anche che nel mentre si stava pensando alla costituzione di questa società si conferiva alla SETA, alla quale il Comune di Eboli partecipò con una quota, il servizio della raccolta dei Rifiuti Solidi Urbani, attribuendole anche l’intero parco macchine che il Comune utilizzava nella gestione del servizio (Autocompattatori, lavacassonetti, Camion, spazzatrici, e tutte le altre attrezzature necessarie) dotazione che il Comune in diversi anni aveva acquistato (in particolare nel 1987 furono spesi più di 5 miliardi equivalenti a 12 milioni di euro di oggi).

I primi a non credere nella Multiservizi sono stati gli amministratori dell’epoca, dal momento in cui si sono preoccupati più di trovare una collocazione al personale piuttosto che creare le condizioni per mettere su un’Azienda capace di essere autonoma e che potesse svolgere dei servizi che non fossero legati solo ad attività manuali o comunque minimali. In quella circostanza non si credette nella nascente società, ritenendo, evidentemente, che il personale non fosse all’altezza del compito affidato alla SETA. C’era anche tutto il tempo per pensare ad una adeguata formazione professionale del personale per destinarli a compiti più complessi.

Nel tempo questa società è diventato un peso per l’Amministrazione ma nonostante tutto, ambita dai partiti e per questo c’è una sorta di esercizio di fuoco incrociato sia sulla Società che sul Consiglio di Amministrazione, ma soprattutto sul suo Presidente Masci accusato di cattiva gestione e di clientela. Nello stesso tempo con la scusa della salvaguardia del posto di lavoro dei 35 dipendenti, tutti pensano ad un salvataggio. Salvataggio mirato. Perché nonostante in privato tutti ammettono, che più di quello non si può fare, che i dipendenti sono poco attaccati al lavoro e che è necessario chiuderla, nella realtà tutti vorrebbero gestirla?

La Multiservizi dal primo momento è sembrata essere un “bidone” eppure è corteggiata, come mai questa contraddizione? Perché se si ritiene che sia fallimentare e comunque diventa oggetto di trattativa tra i partiti? Forse perché anche se produce debiti, consente di gestire piuttosto liberamente un potere? Forse dove girano i soldi c’è sempre un “utile”? Forse perché comandare è meglio che f…..? Questa Società è utile o è un carrozzone politico che conviene a tutti mantenere in piedi?

Per avere delle risposte e per cercare di fare luce su questa vicenda, abbiamo ritenuto fare delle domande al Presidente del CDA Gianfranco Masci.

D – Ci parli della Eboli Multiservizi.
R – La Multiservizi nasce come una esigenza del Comune. Una necessità dettata da un fatto tecnico e nello stesso tempo politico. Tecnico per esigenza di legge, politico per la collocazione di lavoratori socialmente utili e 8 parcheggiatori di un’Azienda privata. Questa circostanza divenne la risoluzione di un problema di carattere politico e sociale. Si individuò, con evidenza pubblica, un socio privato che rispondesse ai requisiti, e che potesse garantire la gestione di alcuni servizi (Affissione, gestione Impianti Sportivi, Parcheggi ed eventi). Il Comune ritenne di affidare solo questi servizi, a fronte di una miriade di altri, che pure erano nell’oggetto sociale della Società.
D – D’accordo, ma perché viene considerato un peso?
R – Perché sia il socio pubblico che il privato, limitarono la loro azione solo alle poche risorse previste dallo statuto, cioè il capitale che ammontava a 120mila euro. Una quota si capirà risibile per “pacchetto” affidatole. La Società nasce con un difetto genetico dovuto alla sottocapitalizzazione (a fronte di 43 dipendenti e servizi non remunerativi). Le Amministrazione pur pensando alla grande non tenevano conto che la maggior parte della mole economica serviva soddisfare solo i costi della manodopera e talvolta nemmeno a quelli, tanto che nei primi due anni di esercizio si sono maturate perdite per oltre 350mila euro.
D – Significa che le perdite sono strutturale e tendono a consolidarsi con il tempo?
R – Si. Ogni bilancio nasce sempre con la possibilità di prevedere un riassorbimento delle perdite in diversi esercizi. Nel caso della Multiservizi e per gli anni precedenti, non è stato possibile perché i ricavi non erano sufficienti a determinare margini di accantonamenti. Questo per gli esercizi che precedono le mie responsabilità. Cosicché le varie gestioni, si sono trovate sempre con un disavanzo finanziario e man mano che passavano gli anni tendeva a consolidarsi.
D – Quindi lei dice che questo è il patrimonio che ha ereditato nel 2009?
R – Nel maggio 2009 sono subentrato in forma diretta, anche se la Società aveva un Amministratore Delegato che di fatto gestiva attraverso il ruolo che gli competeva. Da quel momento si è tentato di invertire la tendenza anche contenendo l’indebitamento attraverso: transazioni migliorative con i fornitori; con l’aggiunta di altri servizi (Facchinaggio, Uscierato) che miravano soprattutto all’impiego del personale.
D – E l’Amministrazione in che modo ha inciso?
R – Si è limitata ad onorato gli impegni. Ci sono tecnicismi che impediscono magari il prelievo presso la Tesoreria, in quanto alcune procedure giocoforza non assicurano la continuità dei flussi, facendo soffrire la Società, magari proprio nei momenti più difficili. Tra l’altro, e tengo a precisare, i bilanci, sono stati sempre depositati, come per legge presso gli Uffici comunali.
D – In seguito con le nuove normative come si è regolato il Comune?
R – Non ha potuto affidarci la manutenzione. La riduzione dei flussi finanziari assegnati al comune e il conseguente mancato Patto di Stabilità, hanno fatto il resto. Vi è stato conseguentemente anche una la contrazione di quei pochi servizi che la Multiservizi gestiva a favore dell’unico cliente. Val la pena di ricordare che il Comune è l’unico “cliente” della Società e non può essere diversamente.
D – Una delle accuse della crescita del disavanzo è la gestione clientelare del personale.
R – Anche qui bisogna fare chiarezza. Nel 2001 la Multiservizi è partita con 43 dipendenti a tempo indeterminato, oggi sono 34 e sono così ripartiti: 7 manutentori; 15 parcheggiatori, di cui 7 sono ausiliari del traffico; 3 assegnati all’amministrazione interna; 5 distaccati presso il Comune per la manutenzione; 4 alla custodia del Palasele, Dirceu e Massaioli.
D – Quali sono le assunzioni extra?

R – Le assunzioni di personale a tempo determinato si concentrano in marzo e aprile e durante l’estate, non superavano mai i 30-35 giorni lavorativi. 35 unità lavorative venivano impiegate per il taglio dell’erba (servizio che dall’aprile 2010 non gestisce più la Società) in primavera e altrettanti in luglio e agosto per i parcheggi sul litorale marino.
D – Come avvenivano le assunzioni?
R – Abbiamo attinto, previo divulgazione sul sito ufficiale della Società e l’affissione di manifesti, da una graduatoria interna. Preciso che si sono adottate le stesse procedure degli anni precedenti.
D – Altro rilievo è la gestione delle forniture e delle imprese di cui la Multiservizi si serve.
R – Nel 2010, per le ultime operazioni di manutenzione per conto del Comune, il ricorso alle forniture, è stato limitato solo al primo trimestre, precedentemente la Società attingeva da un albo interno di imprese fiduciarie.
D – Quindi era un atto discrezionale?
R – Anche se è una Società di proprietà comunale, è pur sempre una S.p.A., quindi gestisce con criteri che si rifanno a norme privatistiche e quindi al libero mercato. Vieppiù, anche se apparentemente le commesse sembrano tante, di fatto gli importi individuali erano esigui, al di sotto della soglia dei 20mila euro. E’ da considerare inoltre che la maggior parte delle spese, sono da attribuire alla manutenzione delle proprietà comunali (Abitazione, Negozi, Edifici scolastici e relativi servizi).
D – Quale è la soluzione?
R – Allo stato delle cose, dal punto di vista manageriale, due sono le strade percorribili:
a) – Assegnazione di servizi che mirano alla autonomia finanziaria della Società e quindi svincolarla dalle politiche economiche di bilancio del Comune di Eboli;
b) – In caso contrario fare ricorso agli strumenti straordinari, che passano in primo luogo attraverso una riduzione del personale, mantenendo solo quei servizi, considerati attivi, sufficienti a garantire le spese e l’accantonamento di risorse, per la riduzione dell’indebitamento, previo un’operazione di risanamento, di ricapitalizzazione da parte della Proprietà. Per questo ho già prospettato delle soluzioni.
Al contrario, vi è solo lo scioglimento della Società ed anche in questo caso, la proprietà dovrà sanare le perdite maturate e cosa molto più mortificante si dovrà fare ricorso agli ammortizzatori sociali per i dipendenti.

D – Come si concilia tutto questo con il Piano Industriale presentato in Consiglio Comunale e l’eventuale cessione del 40% come previsto dalla Legge?
R – Premesso che il Piano Industriale del CDA, nasce da una esigenza prospettata dalla Proprietà, di valutare alcune ipotesi risolutive riguardanti la Multiservizi, da presentare al Consiglio Comunale, per avviare una discussione e semmai anche ricevere suggerimenti compatibili con le operazioni numeriche. E su quella base, quindi, val la pena di precisare, il Piano è il frutto di uno studio anche professionale, che può essere condivisibile o meno se si usa una valutazione politica, ma relativamente alle considerazioni tecniche in esso esposte, non è possibile fare considerazioni diverse.
D – E allora cosa si dovrebbe fare?
R – Ribadisco che il cuore della proposta è riferita all’autonomia finanziaria, atteso che non è possibile confrontarsi con il mercato e procurarsi commesse extra moenia. Pertanto, sembrerà pure odioso, ma vi è un assioma diretto che potrebbe essere recitato nel brocardo “Dout des”.
D – Sembra non vi siano soluzioni?
R – Assolutamente no i numeri seguono le decisioni politiche. Questa risposta è solo ed esclusivamente a carico della politica. E’ una decisione politica individuare ed assegnare altri servizi che abbiano caratteristiche  e requisiti di economicità tali da garantire quella autonomia finanziaria di cui la Multiservizi ha bisogno.
D – Come andrà a finire, quale futuro per la Multiservizi?
R – Confido che la parte politica saprà trovare le giuste soluzioni, nel rispetto della normativa vigente e nelle regole del mercato. Aggiungo solo un piccolo dispiacere, che si riferisce ad alcune valutazioni, evidentemente fatte in buona fede, riguardo alla mia sfera personale e professionale: la mia è una storia professionale ultra trentennale e parla per me. Tra l’altro, e l’ho già dimostrato in altre circostanze, sono come sempre disponibile anche a farmi da parte. In ogni caso ritornando alla domanda “quale futuro”, ritengo che bisogna crederci e osare.

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