Adornato: Un Governo di Responsabilità Nazionale ma senza Berlusconi

Appello di Adornato ai moderati: “… gli interessi nazionali vanno ben oltre Berlusconi.

L’Italia è a un passo dal baratro. L’unica strada percorribile: Un Governo di responsabilità Nazionale, con il coinvolgimento di tutti ma senza Berlusconi. Il momento è difficile. Non ci sono leader per tutte le stagioni.

Ferdinando Adornato

BATTIPAGLIA – Oggi è stata una giornata drammatica per i titoli del debito pubblico e le quotazioni delle Banche italiane. Ieri alla Festa della Zucca di Pecorara, Umberto Bossi incitava alla secessione,  dicendo che l’Italia è finita, ha chiamato “coglionazzi” “quelli che stanno a Roma”, ha minacciato i giornalisti di dargli dei “cazzottoni in bocca“; si è scagliato contro il Sud che vive alle spalle del Nord. Domani non si sa che cosa succederà.

Ormai si naviga a vista, e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è costretto ad intervenire, ormai quasi quotidianamente per correggere, frenare e indirizzare gli effetti delle sortite dei vari esponenti della Maggioranza, tutta protesa nella difesa di Berlusconi, distratto da tutti i suoi problemi giudiziari e in continua “fuga” dalle Procure della Repubblica di Mezza Italia che ad ogni costo vorrebbero acciuffarlo.

Un Governo sempre più allo sbando, visibilmente in difficoltà e costretto a fare continue operazioni di prestidigitazioni contabili per cercare di superare un esame che non finisce mai, nella vergogna di sostenere una prova, i cui esaminatori, fino a qualche mese fa erano i propri compagni di classe della Comunità europea.

Un Governo che ha perso credibilità internazionale e autorevolezza interna, che è riuscito a mettere tutti d’accordo nel giudizio negativo del suo operato. Incalzato dalla Confindustria, dalle varie parti sociali, dai Partiti, dall’odiosa Magistratura, sotto continua tutela del Presidente della Repubblica Napolitano e per fino dalla Chiesa che sta sempre a rimbrottare.

E se Montezemolo fa notare che il tempo di Berlusconi è scaduto, Pierluigi Bersani ne chiede le dimissioni e vuole un Governo di transizione, il Capo dello Stato, sulla scorta della giornata nera di Piazza Affari, che oggi ha perso il 6,8% con uno Spread a 442 punti base, constatando i ritardi e le difficoltà oggettive di dialogo fa sapere che per l’immediato prosieguo verificherà ipotesi di “larghe intese“, vi è una continua resistenza da parte della maggioranza che nella speranza di alleggerire la pressione si inventa trame e possibili rigurgiti terroristici.

A queste posizioni si aggiunge quella del Terzo Polo, espressa dall’On. Ferdinando Adornato dell’UDC, presidente della Fondazione liberal e direttore del giornale liberal, il quale nell’intervista esclusiva rilasciata a POLITICAdeMENTE, che si riporta integralmente qui di seguito, parla dell’attuale momento politico, delle difficoltà in cui versa il Paese, della Lega e di Bossi e delle possibili intese che potrebbero sbloccare il Paese e portarlo fuori della palude.

Affronta temi politici, economici, di strategie e di possibili scenari futuri, ma rilancia come posizione politica dei moderati del Terzo Polo un Governo di Responsabilità Nazionale, ma senza Berlusconi, ritenendo non sia più un leader credibile e proprio per le difficoltà che si presentano e per le sue dirette responsabilità non può essere “un leader di tutte le stagioni“.

D. – Alla Festa della zucca di Pecorara, Umberto Bossi ha detto che l’Italia non c’é più; ha sparato sul Sud, ha minacciato i giornalisti. Ha tracciato l’agenda politica del Governo?

R. Adornato – Non sono d’accordo che la linea politica del Governo l’abbia dettata o la detti Bossi, lo dimostra il diverso modo di porsi in Parlamento rispetto al caso Alfonso Papa e a quello Marco Milanese.

D. – Eppure incide e non poco sul Ministro Giulio Tremonti, su Berlusconi e sui grandi temi.

R. – Bossi ha pagato un prezzo non indifferente anche nei confronti della sua base che ora lo contesta ritenendosi tradita. Non mi risulta che in questi 17 anni si sia realizzato quello che Bossi proponeva nelle piazze, così come per il Federalismo in atto, che è un progetto ben lontano da quello che invece proponeva alla sua base di Pontida.

D. – Ultimamente si è imputato sulle pensioni, così come fece nel giugno scorso con i 108 allevatori del nord che avevano sforato le quote latte ed erano stati multati per 300 milioni di euro.

R. – Bossi è come un cagnolino al guinzaglio del miliardario Berlusconi. Alza la voce ma poi garantisce il sostegno, così come è avvenuto con il finto baratto pensioni-sostegno al Governo per la manovra finanziaria.

D. – Quindi la Lega Nord e Umberto Bossi non hanno inciso sulle politiche nazionali?

R. – In minimissima parte. L’Italia non è cambiata in questi anni, è rimasta ferma, è stata addirittura penalizzata per il suo immobilismo.

D. – I moderati e l’UDC in particolare, sono continuamente invitati alla collaborazione, tirati per la giacca dalla maggioranza di governo che vorrebbe ripristinare quel corto circuito che ha fatto incrinare i rapporti con Berlusconi, e dal PD e le forze di centro-sinistra. E’ una posizione scomoda ma utile.

R. – Noi abbiamo fatto una scelta, rischiando anche di non entrare in Parlamento. Abbiamo avuto ragione, ora andiamo per la nostra strada.

D. – Questa posizione centrale però, fa dell’UDC una sorta di “Terra di Mezzo”, rifugio di ripiego ma comodo, non si avverte il rischio di una “transumanza” da e verso l’UDC?

R. – Non vi è stata una transumanza nemmeno nei momenti più difficili, semmai una fase di assestamento, di chiarimento, di avvicendamento: è andato via Carlo Giovanardi e sono arrivato io; è venuto Savino Pezzotta ed è andato via Saverio Romano. Non è una condizione che ci appassiona, lasciamo ad altri l’uso e le valutazioni che vogliono dare a queste cose.

D. – La partita è importante. E’ un momento difficile e voi siete a rischio essendo tra i due poli.

R. – Ora bisogna salvare l’Italia e la nostra è una posizione terza. nessuno dei due poli ha lavorato per il bene del Paese e per il bene comune, ad entrambi si può attribuire le responsabilità del tracollo: Berlusconi al 75% e Prodi prima di lui al 25%. L’Italia è rimasta quella che era mentre gli altri Paesi europei crescevano lasciandoci indietro. Con un immotivato eccesso di ottimismo è stato nascosto al Paese la situazione reale in tutta la sua drammaticità.

D. – Nonostante in Italia le Banche non sono in pericolo e il paese ha una sua ricchezza intrinseca, in termini mobiliari, immobiliari di produzione e da lavoro corre il rischio fallimento.

R. – E’ vero, l’Italia è a un passo dal baratro, ecco perché proponiamo un Governo di Responsabilità Nazionale. La proposta è dettata dal fatto che nessuno può farcela da soli, specie l’attuale Governo in questo momento.

D. – In che modo, seguendo la ricetta di Luca Cordero di Montezemolo?

R. – Senza l’unione di tutte le forze politiche che siedono nel Parlamento che rappresentano nel loro complesso il Paese, non si va da nessuna parte. Il contributo di Montezemolo rafforza quello che noi moderati diciamo da anni.

D. Quindi un diniego ai richiami delle “sirene” moderate del PDL?

R. – La crisi c’é ed è vera. Ma noi proponiamo una soluzione forte e dignitosa, che evidentemente non risponde a quella del PDL che vuole raggiungere “tranquillità” con gli Scilipoti; ma non risponde nemmeno alle impostazioni del PD che rincorre disperatamente una sinistra e Di Pietro, che tra l’altro è sempre più un suo diretto antagonista.

D. – Altro punto dolens è stata la vicenda della nomina di Draghi alla BCE e le sue dirette implicazioni. Draghi garantisce più i banchieri europei o l’Europa e l’Italia?

R. – Draghi non è il nemico della Finanza italiana, al contrario, è una delle poche personalità spendibili a livello internazionale, mentre l’Italia è sbeffeggiata e marginalizzata. Mario Draghi è un valore aggiunto.

D. – Un valore aggiunto di un Paese senza credibilità.

R. – E’ una garanzia e certo non è marginale il suo ruolo. Non voglio vedere più Nicolas Sarkozy che deride il nome Italia. Ma l’Italia deve essere all’altezza.

D. – Ritornando alle questioni nazionali e alla risoluzione della crisi, come si può procedere?

R. – I numeri purtroppo sono quelli, ma nonostante tutto si vive una perenne precarietà. Bisogna uscire dalla paralisi, ecco perché indichiamo un Governo di responsabilità nazionale.

D. – E come lo disegniamo con o senza il PDL, con o senza Berlusconi?

R. – L’unione fa la forza, è evidente che bisogna coinvolgere anche il PDL, presupponendo che Silvio Berlusconi si faccia da Parte. E’ difficile ma non è impossibile, per questo abbiamo lanciato un appello a tutti i moderati, affinché si accorgano che gli interessi nazionali vanno ben oltre Berlusconi.

D. – Ma i “Pasdaran” berlusconiani non ci stanno e continuano a sostenere il loro leader.

R. – Adesso non lo è più. In ogni caso non ci sono leader per tutte le stagioni.

Battipaglia, 2 novembre 2011

9 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. CARO ADORNATO, MA FIN QUANDO 6 STATO ALLA CORTE DEL SULTANO DI ARCORE (nel 2001, dopo essere stato rieletto deputato della Casa delle Libertà nel collegio maggioritario di Portogruaro, aderisce a Forza Italia. È uno dei principali promotori del partito unico dei moderati (Casa dei Moderati), un soggetto politico di ispirazione popolare europea che possa aggregare i principali partiti democratici e conservatori, oltre ai movimenti politici territoriali. Nelle elezioni del 2006 si ricandida con Forza Italia nella circoscrizione VIII (Veneto 2) e viene rieletto deputato.,TU chE NEL 94 TI PRESENTASI CON UNA LISTA AD,Alleanza Democratica DI RIFORMISMO MARXISTA E POI TI SEI BUTTATO NELLA DESTRA POST P2ISTA,ora fai la morale sul berlusconismo?NEL 2008 HAI SCOPERTO :In relazione alla nascita del nuovo Popolo della Libertà, Adornato ha espresso la propria intenzione a non partecipare a questo progetto politico:
    « Questo è non il progetto unitario a cui lavoravamo e di cui avrebbero dovuto far parte anche AN e UDC, ma un partito personalistico, la seconda edizione di Forza Italia. L’Italia ha bisogno di serietà non di improvvisazioni, non si può liquidare un partito e un progetto politico in tre minuti dal predellino di un’auto. » ti votai nel 1994,e rimasi amareggiato della tua giravolta a destra e oggi post democristiana,a quando la prossima?

  2. Vendola non ci sta. Se ne vada al diavolo. Il momento é difficile e all’irresponsabilitù di Berlusconi, non si aggiunga quella degli ex comunisti, solo per pensare ad interessi di bottega.

  3. Se il governo di responsabilità nazionale serve solo per ubbidire ai diktat europei a spese dei soliti stipendiati e pensionati, allora risparmiatecelo. Che paghino i ricchi e gli speculatori.

  4. Il sexi nano non mollerà. Ci vorranne le bombe atomiche. Non é escluso che intervenga la Nato per bombardare palazzo grazioli, aspettano solo che ci sia un vertice con Verdini, Brancher, papa, Milanese, romano, cosentino ecc. Così ci sarà una risoluzione totale.

  5. Attenti alla transumanza. A tutti quei deputati che stanno mollando Berlusconi. Cercano solo di pararsi il c……. E salvare la poltrona.

  6. Berlusconi non vuole mollare. Ci vuole ormai un trattamento TSO.

  7. il nano-presidente non la pensa così. Per lui dopo c’é solo il diluvio e la fine del mondo.

  8. Gli interessi nazionali? E chi li dovrebbe garantire Fini, casini, Rutelli e Montezemolo? Poveri noi.

  9. stefano.lorenzetto@ilgiornale.it
    ….Devono finirla i Bossi, i Calderoli, i Borghe¬zio, i Salvini, e tutti i Centro Nordisti. Quella degradazio¬ne dei meridionali ad animali preparò e giu¬stificò il genocidio. Ricordo le parole di un intellettuale di Sarajevo: “Non è stato il fra¬casso dei cannoni a uccidere la Jugoslavia. È stato il silenzio. Il silenzio sul linguaggio del¬la violenza, prima che sulla violenza”. Un mi¬nistro della Repubblica ha minacciato il ri¬corso ai fucili. In Italia, adesso. Non a Sa¬rajevo, allora….

    …..Terroni è lo spettacolo teatrale che andrà in scena il 21 marzo al Quirino di Roma, «per rispondere a Umberto Bossi e alla sua arroganza, per dire basta a questo massacro che dura da 150 an¬ni »«Tutti, ma proprio tutti gli enti, le banche, le aziende pubbliche o parapubbliche d’Italia sono in mano a settentrionali, in particolare lombardi, a parte un napoletano e tre roma¬ni. Vuol dire che se cotanti capi non riesco¬no a raggiungere buoni risultati la colpa è dei sottoposti? Se si vince è bravo il generale e se si perde sono cattivi i soldati? Quando dirigevo un giornale, la mia regola era: chiunque abbia sbagliato, la colpa è mia». (527. Continua)
    …… Una frontiera non migliora gli uomini. Al più, può peggiorarli. Ma se la Lega, dopo vent’anni di strappi, re¬cidesse l’ultimo filo che tiene ancora unito il Pa¬ese, un attimo prima il Sud dovrebbe andarse¬ne, contrattando l’usci¬ta, per evitare di essere derubato di nuovo». ma mi faccia il piacere! Non lo sono e quindi rispondo: quei 5 milioni di meridionali che stanno nel¬le fabbriche del Nord, dall’abruzzese Sergio Marchionne in giù, come li vede? Sfaticati? Quei 20 milioni di emigrati nel mondo, che per la prima volta nella loro storia millenaria presero la via dell’esilio volontario dopo i di¬sastri dell’Unità d’Italia, sono andati altrove a far nulla?
    …..Mica co¬me Bossi, che non ha la¬vorato un giorno in vita sua. Anzi, sa che le dico, senza offesa, eh? Ma mi faccia il piacere!». «Capisco che la domanda lei deve porla e im¬magino che le costi dar voce agli imbecilli. Se fossi maleducato, risponderei: ma mi faccia il piacere! Non lo sono e quindi rispondo: quei 5 milioni di meridionali che stanno nel¬le fabbriche del Nord, dall’abruzzese Sergio Marchionne in giù, come li vede? Sfaticati? Quei 20 milioni di emigrati nel mondo, che per la prima volta nella loro storia millenaria presero la via dell’esilio volontario dopo i di¬sastri dell’Unità d’Italia, sono andati altrove a far nulla? «Capisco che la domanda lei deve porla e im¬magino che le costi dar voce agli imbecilli. Se fossi maleducato, risponderei: ma mi faccia il piacere! Non lo sono e quindi rispondo: quei 5 milioni di meridionali che stanno nel¬le fabbriche del Nord, dall’abruzzese Sergio Marchionne in giù, come li vede? Sfaticati? Quei 20 milioni di emigrati nel mondo, che per la prima volta nella loro storia millenaria presero la via dell’esilio volontario dopo i di¬sastri dell’Unità d’Italia, sono andati altrove a far nulla?
    ……Senta, foss’anche tutto vero, e non lo è, questo giustifica invasione, sac¬cheggio e strage? Mi pa¬re la tipica autoassolu¬zione del colonizzatore: ti distruggo e ti derubo, però lo faccio per il tuo bene, neh? Infatti, l’Ita¬lia riconoscente depo¬ne ogni anno una coro¬na d’alloro dinanzi alla lapide che ricorda il co¬lonnello vicentino Pier Eleonoro Negri, il carne¬fice di Pontelandolfo (BN)e Casalduni (CE), e nega ai pae¬si ridotti in cenere – ri¬masero in piedi solo tre case – persino il rispetto per la memoria….
    ……Mongiana, in Calabria, era la capitale side¬rurgica d’Italia e oggi contende alla confinan¬te Nardodipace lo scomodo primato di Co¬mune più povero d’Italia. I mongianesi, sra¬dicati dal loro paese, si sono trovati a lavora¬re nelle fonderie del Bresciano: 150 famiglie, circa 500 persone, solo a Lumezzane, che è ormai la vera Mongiana. Dove prima 1.500 operai e tecnici siderurgici specializzati ren¬devano autosufficiente l’industria pesante del Regno delle Due Sicilie, adesso non è ri¬masto neppure un fabbro. Il più ricco distret¬to minerario della penisola fu soppresso dal governo unitario per un grave difetto struttu¬rale: si trovava nel posto sbagliato, nel Meri¬dione. Il Sud non doveva far concorrenza al Nord nella produzione di merci. E questo fu imposto con le armi e una legislazione squili¬brata a danno del Mezzogiorno. La vicenda di Mongiana è esemplare, nell’impossibilità di raccontare tutto. Ma accadde la stessa co¬sa con la cantieristica navale, l’industria fer¬roviaria, l’agricoltura». «Le ha anche racconta¬to che cos’aveva fatto quel bersagliere? Era in un Paese invaso senza manco la dichiarazione di guerra. Maria Izzo, la più bella di Pontelan¬dolfo, fu legata nuda a un albero, con le gambe divaricate, stuprata a turno dai bersaglieri e poi finita con una baio¬nettata nella pancia. A Palermo uccisero sotto tortura un muto dalla nascita perché si rifiuta¬va di parlare. Riferirono in Parlamento d’aver fucilato, in un anno, 15.600 meridionali: uno ogni 14 minuti, per die¬ci ore al giorno, 365 giorni su 365. Ma il conto delle vittime viene prudentemente stimato in almeno 100.000 da Giordano Bruno Guer¬ri. Altri calcoli arrivano a diverse centinaia di migliaia. La Civiltà Cattolica , rivista dei gesuiti, nel 1861 scrisse che furono oltre un milione. La cifra vera non si saprà mai….

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