Le 4 giornate di Eboli 40 anni dopo, nel ricordo della Sinistra

40 anni fa scoppiava la rabbia degli ebolitani. Si sollevava la questione meridionale ora definitivamente seppellita: Una beffa lunga 40 anni, nell’oblio delle Istituzioni locali.

Il 4 maggio di 40 anni fa esplodevano protesta e rabbia degli ebolitani. Iniziavano quelle che furono per la storia locale “Le quattro giornate di Eboli”. La protesta seguì il sogno infranto del lavoro per lo scippo dello stabilimento FIAT realizzato a Grottaminarda.

Stazione-di-Eboli-

Stazione-di-Eboli-

da  (POLITICAdeMENTE) il blog di Massimo Del Mese

EBOLIIl 4 maggio di 40 anni fa – si legge in una nota politica congiunta di Rifondazione Comunista e Sinistra Unita, il movimento politico che ha come leader l’ex Sindaco di Eboli Gerardo Rosania che ricorda il quarantennale delle così dette “Quattro giornate di Eboli“, che seguirono la decisione, su imput del Ministro dell’Industra e del Commercio Ciriaco De Mita, del Governo Rumor, di dirottare la realizzazione di una fabbrica della FIAT da Eboli a Grottaminarda nell’avellinese. La decisione del tutto campanilistica di uno degli uomini più potenti della Democrazia Cristiana, fece scoppiare la protesta che portò all’occupazione della locale stazione della ferrovia e dell’Autostrada SA-RC – esplodeva la protesta, la rabbia, degli ebolitani. Iniziavano quelle che sono rimaste nella storia locale come ” le quattro giornate di Eboli.

Un anniversario importante della storia locale e dell’intero Mezzogiorno d’Italia, – sottolineano i due Partiti della sinistra ebolitana – accolto, tuttavia, dal “silenzio assordante” delle istituzioni locali (che sempre di più hanno inteso scavare  un solco, sempre più profondo, fra la Eboli di oggi e la sua storia), delle forze politiche (ormai senza storia e senza memoria!) delle forze sociali (ripiegate su una quotidiana, quanto sterile e senza prospettiva, discussione  sull’esistente), e Città ormai narcotizzata dal pensiero unico dominante, che ha fatto perdere alla nostra comunità anche l’orgoglio dei momenti “alti” della propria storia della quale, ormai, le nuove generazioni non hanno neanche più conoscenza!

Eppure 40 anni fa gli Ebolitani bloccarono l’Italia intera, la divisero in due. La nostra città divenne l’emblema dell’ultima disperata lotta per affermare la “questione meridionale” come “questione nazionale”. La protesta nasceva dall’ennesimo “inganno” che le forze politiche di governo perpetravano a danno di una realtà meridionale. Cosa simile era successa , in modo ancora più drammatico, nella vicina Battipaglia, dove si contarono anche due morti oltre a decine di feriti ed a scontri violentissimi fra dimostranti e forze dell’ordine.

Nella nostra zona industriale doveva essere realizzato un insediamento industriale della FIAT, destinato alla produzione di autobus, che avrebbe significato migliaia di posti di lavoro e la crescita in pochi anni di un indotto che prometteva altrettanta occupazione. Ma nei giochi di potere della Democrazia Cristiana del tempo quella fabbrica venne dirottata a Grottaminarda, nell’avellinese.

Pineta di Campolongo Eboli

Pineta di Campolongo Eboli

La protesta fu immediata e fu spontanea. – ricordano Rifondazione Cominista e Sinistra Unita – C’e’ ancora chi ricorda il palco per i comizi elettorali posto in piazza (si era  in piena campagna elettorale per il referendum sul divorzio che si sarebbe svolto dopo qualche  giorno), sollevato di forza da gruppi di giovani e portato di peso per tutto viale Amendola fino a San Giovanni. Fu l’inizio, il segnale della sollevazione popolare! Eboli venne bloccata, le barricate sorsero sull’autostrada e sulla Statale 19, venne  bloccata la ferrovia. Tutta la città partecipò alla lotta.

Il 6 maggio un immenso corteo degli studenti di tutti gli istituti superiori Ebolitani, promosso dagli “Studenti Democratici“, attraversò le strade della città, fra due ali di folla che salutava ed applaudiva, e  raggiunse le barricate per dare manforte a chi protestava. Dalle campagne salirono i braccianti, gli uffici si fermarono.

Ma, a differenza di Battipaglia, – che nel 1968, solo 5 anni prima, le tabacchine avevano duramente protestato contro la minaccia della chiusura del Tabacchificio – aveva duramente protestato non si registrarono scontri con la polizia. Anche per questo la politica nazionale fu costretta a fare i conti con i contenuti della protesta, e non con problemi di ordine pubblico. Gli stessi organi d’informazione non poterono raccontare di morti e feriti, di disordini e di cariche della polizia, ma dovettero parlare del “perchè” una città intera scendeva in piazza.

La “questione meridionale“, il dramma di una parte intera del nostro paese, grazie alla nostra città tornò per 4 giorni ad esser di grandissima attualità. Qualcuno ha scritto che le “quattro giornate di Eboli” furono l’ultimo grido, disperato, del Mezzogiorno d’Italia. Dopo, solo l’oblio! Quelle giornate di lotta, quella protesta così forte, così partecipata rimasero l’ennesima “FIAMMATA” di gramsciana memoria, di cui la storia del Mezzogiorno d’Italia è cosparsa.

Litoranea di Eboli

Litoranea di Eboli

Nonostante l’impatto della protesta, anche a livello nazionale, – aggiungono nella nota politica RC e SU ricordando come a quella protesta seguì la beffa – le genti meridionali ancora una volta furono prese in giro: la promessa fu quella della sostituzione della FIAT con uno stabilimento della SIR, che avrebbe comportato 3500 posti di lavoro in tutta l’area della Piana del Sele, cosa che avrebbe significato un futuro diverso per le nuove generazioni dell’intera area, già allora interessata da un processo migratorio impressionante.

Quella promessa non venne mai mantenuta! Eboli non ritrovò mai più la forza di scendere in piazza e rivendicare il proprio futuro, per rivendicare il diritto di una città meridionale ad essere messa in condizione di offrire una prospettiva ai propri figli.

Giunse la stagione della “Lega nord” e la “questione meridionale” venne letteralmente rimossa dal dibattito politico nazionale, – rimozione colpevolmente assistita anche dai partiti della sinistra, i quali, acconsentirono addirittura, distorcendo il significato che la «questione meridionale» voleva porre alla base della discussione per tentare un equilibrio tra il Nord e il Sud, falsando la realtà tentarono di introdurre una “questione settentrionale”, che era solo nella mente gaglioffa di quella Lega Nord poi manifestatasi che al contrario voleva proteggere manipoli di sfruttatori riuscendo ad ottenere per loro il blocco delle tasse, il dirottamento di fondi, il mancato pagamento di multe miliardarie spalmate sul resto del Paese – senza far battere ciglio a quei partiti che con la Lega hanno governato per anni l’Italia diventando, di fatto, complici di questa “rimozione” culturale e politica. Né si mobilitò una Sinistra tutta impegnata a ripudiare, oltre alla propria identità culturale e politica, anche i propri strumenti di lettura dei processi socio-economici che attraversavano il nostro paese.

Eboliricordano ancora SU e RC riportando alla stagione degli abbattimenti sulla Fascia Costiera, che purtroppo sebbene rincorsero e affermarono il principio della legatità, nemmeno significarono l’inizio di un processo di crescita per quelle aree e per l’intera Città di Eboli, anzi al contrario sono rimaste aree abbandonate e per certi versi addirittura arretrate rispetto ai propositi manifestati da intere generazioni di partiti e uomini politici – ha dovuto aspettare 24 anni per ritornare alla attenzione nazionale per una battaglia di grande portata culturale, ha dovuto aspettare la stagione delle demolizioni delle costruzioni abusive, sorte negli anni in fascia costiera.

Quella battaglia persa del 1974 rappresenta una capitolazione poiché seppellisce e senza appelli e ne rigurgiti storico-politici, le speranze delle popolazioni del SUD, spinte sempre più in basso, e in attesa che, gli egoismi dei miopi rappresentanti di quegli interessi del Nord attraverso i loro mallevadori, non si renderanno conto dell’errore che hanno commesso, ma che nel frattempo, purtroppo, quella questione non è più solo meridionale nel senso strettamente geografico ascrivibile alle Regioni del Sud Italia, ma che è divenuta nel tempo “questione mediterranea” associando le sorti del nostro Sud a quelle dei popoli mediterranei: del maghreb, dell’africa centrale, dell’Africa occidentale e del Medio Oriente.rappresentò l’ultima espressione del meridionalismo, dall’Unità d’Italia a tutto il Novecento.  Forse, a ben vedere, sarebbe giusto che proprio da questa città, che ha alle sue spalle questa storia, ripartisse una riflessione sul MEZZOGIORNO OGGI, anche alla luce della crisi che l’Italia ha conosciuto in questi ultimi cinque anni. Questa crisi  ha approfondito ancora di più (ed in modo sempre più pericoloso) la frattura fra il Sud della Penisola ed il resto del Paese e dell’Europa, dove, forse, noi del Sud ancora non siamo entrati! Una crisi che per altro ha colpito in modo particolarmente feroce proprio l’area della Piana del Sele dove in questi anni si è assistito allo smantellamento dell’intera struttura produttiva industriale, dove la risorsa “turismo” rimane un qualcosa di mai decollato, dove la stessa agricoltura subisce colpi durissimi.

Dalle istituzioni locali, – conclude con un rammarico la nota di Sinistra Unita e Rifondazione Comunista – in occasione dei 40 anni di quelle giornate di maggio del 1974, ci saremmo aspettata una qualche forma di celebrazione Questo è quello che proponiamo alle forze politiche locali, questo è ciò di cui vogliamo farci carico noi di Rifondazione comunista e di Sinistra Unita, promuovendo nelle prossime settimane un primo incontro  su questi temi che coinvolga tutti i Comuni  della nostra Piana.

Eboli, 6 maggio 2014

6 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. I PESI-PIUMA LOCALI DELLA POLITICA,SONO STATI ZAVORRA E CONTINUANO AD ESSERLO PER LA COMUNITA’.
    CHE CON LE EUROPEE INIZI UN NUOVO CORSO,CERO LA FIAT, LA STAZIONE,TANTI OPIFICI POTENZIALI MANCATI SUL TERRITORIO, SONO OCCASIONI CHE NON TORNERANNO!

  2. Stiamo a pensare alle occasioni perdute di 40 anni fa, mentre ci passano i treni sotto il naso. I fondi strutturali europei dovevano,devono e dovranno essere lo strumento per colmare il gap del meridione con il resto d’Italia e d’Europa. Questa opportunità (oggi, non 40 anni fa) la stiamo di fatto perdendo. La politica si svegli, prima che sia troppo tardi, invece di vivere di inutili nostalgie.

    • la conoscenza del passato,ci serve per la consapevolezza del presente,e lungimiranza in futuro….

  3. Alla luce di quel che sta accadendo oggi sotto i nostri occhi e su tutto il territorio nazionale: disastri economici che impongono la chiusura forzata di decine di aziende con il relativo dramma dei licenziamenti, disastri ambientali, territori compromessi per sempre, forse è stato meglio così.

  4. in quei tre giorni è cambiata la mia vita in quanto non avendo nessuna possibilità lavorativa, quasi certa mi sono dovuto allontanare dalla mia famiglia, per arruolarmi ed avere una opportunità che il signor (ma forse esagero) de mita mi ha tolto.

  5. DE MITA AVEVA UN PESO POLITICO, LO HA SFRUTTATO PER LE SUE TERRE,AD EBOLI SI COLTIVAVA L’ORTICELLO PROPRIO DA PARTE DI PERSONAGGI DIAFANI.
    UNA LEZIONE DI STORIA,SU COME GLI ERRORI DELLE GENERAZIONI PASSATE SI PAGANO OGGI!!!!

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