Cosentino non molla: tiene candidatura e sottosegretariato

Dopo l’incontro a palazzo Grazioli Cosentino intende andare avanti, ma va avanti anche l’autorizzazione all’arresto. La sua Candidatura è inopportuna mentre sarebbe opportuno si dimettesse da Sottosegretario.

La Camorra, la Mafia, non stanno mai all’opposizione. Stanno sempre con un piede dentro e l’altro pure.

Berlusconi - Cosentino

Berlusconi – Cosentino

NAPOLI – Il caso Cosentino, riapre una discussione che dovrebbe far riflettere tutti. Senza entrare nel merito e non volendo per questo condannare Nicola Cosentino, è opportuno che lo stesso, non solo non insista nel volersi per forza candidare, ritenendosi estraneo ad ogni addebito mossogli dalla Magistratura napoletana, che ne trarrebbe anche le conseguenze, per motivi di opportunità politica, per dimettersi dall’incarico di Sottosegretario del Governo Berlusconi.

Il Sottosegretario Nicola Cosentino su cui grava la richiesta di arresto alla Camera dei Deputati, per concorso esterno in associazione mafiosa nell´inchiesta sul clan dei Casalesi, Accuse per il politico di Casal di Principe sostenute da sei pentiti e imperniate sul sostegno elettorale garantito dalla camorra in cambio di favori, non solo non si ritira da candidato, sostenuto anche da Silvio Berlusconi, ma non ci sfiora nemmeno minimamente dalla testa di dimettersi da Sottosegretario.

In tutto questo bailamme, nessuno ci ha pensato che Nicola Cosentino è membro di Governo ed è anche in uno dei ministeri nevralgici per il paese, trattandosi del Ministero dell’Economia. Se vi è un certo imbarazzo da parte dei suoi stessi compagni di coalizione e di Governo, solo a proporlo come candidato alla Presidenza della Regione Campania, lo stesso imbarazzo dovrebbe esserci nel tenerlo ancora al Governo, ma quell’imbarazzo se dovesse permanere in quel suo ruolo, per tutti, è seriamente preoccupante, specie per noi cittadini.

Questo imbarazzo va chiamato con il suo giusto nome e per questo va detto senza mezzi termini e senza che per questo si ravvisi qualche cosa di personale: è inopportuno che il Sottosegretario Nicola Cosentino, pur riconoscendogli ogni diritto e ogni presunzione di innocenza, stia ancora al suo posto, toccato come è da una indagine della magistratura per affari di camorra, è come mantenere al suo posto il cassiere di una banca accusato di aver sottratto danaro.

Ciò premesso, chi dovesse esultare per questo incidente, non solo non ha capito niente ma è solamente uno stupido e basta.

Il Sud in generale, e in particolare la Campania, la Puglia, la Calabria, la Sicilia, sono Regioni “azzoppate” dal fenomeno delle delinquenze organizzate, e tutti noi che ci viviamo siamo “sfregiati” da questa condizione: la Camorra, la Sacra Corona Unita, la Ndrangheta, la Mafia, non solo operano prepotentemente nel campo della droga, del gioco d’azzardo, dello strozzinaggio, delle estorsioni, delle tangenti, degli appalti, raggiungendo nel complesso cifre iperboliche, ormai operano anche in attività che all’apparenza sono pulite, ma che sono sorrette da capitali sporchi provenienti da quei proventi, e quello che più preoccupa è che ormai il livello di infiltrazione, ad opera dei così detti “colletti bianchi”, ha raggiunto livelli preoccupanti, e la politica è uno dei settori, proprio perché per le sue scelte determina economia, più interessato a questi fenomeni.

Le camorre, le mafie per realizzare i loro affari, non stanno mai all’opposizione. Ma adesso hanno imparato che devono investire anche nelle opposizioni. Nel senso che devono stare con un piede dentro e l’altro pure.

La Campania poi è una regione dalle grandi potenzialità ma con questa “convivenza” è diventata solo una entità geografica nella quale vi sono uomini e cose senza nessun diritto di scegliersi il proprio futuro. E’ anche una Regione, e la cronaca quotidiana ce lo ricorda, dove imperversano le bande dei “casalesi”, tra le più agguerrite cosche delinquenziali e le più organizzate con capacità penetrative di portata nazionale e oltre. Organizzazioni malavitose che hanno come centro la Città di Casal di Principe, città con il più alto tasso di criminalità e di responsabilità criminale, così detta “ambientale”, e il Sottosegretario Cosentino, per sua sfortuna, è di quell’area.

Questo episodio deve far riflettere sul pericolo che si incorre, quando nell’esercizio della pratica politica, si sottovalutano i processi degenerativi, che conducono verso l’illegalità e quando pur di conseguire un risultato politico e/o elettorale si ricorre a persone o gruppi di persone che sono dedite abitualmente alla delinquenza, pensando, ed anche qui sottovalutando, di poterne controllare la portata e magari incassare facili vittorie, senza essere indissolubilmente coinvolti, restando per contro inesorabilmente prigionieri e per questo intraprendere un tunnel fatto di escalation continue che portano verso l’antistato. Verso il baratro.

Altro che mantenere la candidatura l’opportunità porterebbe alle dimissioni da Sottosegretario, consentirà Cosentino che il dubbio che attraversa la sua persona mette in discussione la credibilità  sua personale e del ruolo che egli svolge, come mebro del Governo e che egli stesso dovrebbe rimuovere. In questa storia e da questa storia tutti devono trarre delle coseguenze, anche alla luce di quanto emerge dalle dichiarazioni dei pentiti Gaetano Vassallo, Domenico Bidognetti, Dario De Simone e altri che gestivano gli affari di tutta la filiera dei rifiuti e per loro dichiarazioni, hanno continuato a gestirli anche dopo i commissariamenti (ECO4, Impregeco). Si ammetterà che è veramente sconcertante.

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