Referendum trivelle. Renzi e la vittoria di “Pirro”

Referendum trivelle. Non si raggiunge il quorum. Affluenza sempre più in calo. Vince l’astensione. Perdono tutti e si bruciano 300 milioni di euro.

Vittoria di Pirro per Renzi e per i referendari: Il primo perdendo ha “vinto”; i secondi vincondo hanno perso. Il risultato sputtana definitivamente lo strumento referendario abrogativo e condanna una classe politica inadeguata.

Referendum trivelle Italia

Referendum trivelle Italia

da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

SALERNO – E il quorum non viene raggiunto: nel voto del referendum trivelle di ieri 17 aprile 2016, l’affluenza non raggiunge la soglia del 50% più uno degli aventi diritto al voto, attesa dal Comitato del SI e il referendum sulla durata delle concessioni alle trivelle non è valido. Alle urne si è presentato solo il 32,15 per cento degli elettori, che scende al 31,18 tenendo conto del “non voto” degli italiani residenti all’estero. In totale si tratta di 15 milioni e 806.788 elettori. I SI sono la maggioranza con l’85,84 delle preferenze (contro il 14,16 dei no), e così l’esito della consultazione non sarà tenuto in considerazione. Solo la Basilicata ha superato la soglia minima del 50 per cento, segno che l’inchiesta sul petrolio ha pesato nelle decisioni degli elettori.

matteo_renzi_

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È il tramonto dei Referendum o bisogna pensare ad altre forme di partecipazione democratiche? Sembra ormai molto difficile in Italia superare questo tipo di quorum, tant’è che nella prossima riforma costituzionale al vaglio proprio del referendum di ottobre verrà chiesta agli italiani se la norma implementata sul cambio delle regole per il voto referendario (il 50% più uno dei votanti alle ultime elezioni politiche) sia voluta oppure no.

Forse se ne è anche abusato dello strumento referendario è forse ci viene un grande dubbio che gli iter parlamentari, sebbene complessi non siano seguiti sufficientemente dai deputati e dai senatori sia in Parlamento che nelle commissioni. Incapacità o poca attenzione ai vari passaggi? O semplicemente il voler intestarsi vittorie contro le varie maggioranze, ricorrendo ai referendum? Qualunque esse siano le motivazioni i Referendum abrogativi sono stati sputtanati, così come ci troviamo ad aver sprecato un fottio di euro, ben 300 milioni, in una campagna mal condotta e per nulla convincente, che da una parte ha visto il Governo e i mass media ignorare impegnati a nasconderli e dall’altra i proponenti e i partiti che poi si sono accodati a condurre una battaglia confusa e per nulla convincente, con il risultato che rimangono in vigore e attive la trivellazioni a 12 miglia dalla costa con il reperimento di giacimento gas e petrolio fino all’esaurimento ultimo. La soglia, minima non si è raggiunta e per il Premier Matteo Renzi e gran parte del Partito Democratico si può dire che sia una vittoria, un braccio di ferro vinto sulla fronda interna capeggiata da Michele Emiliano, governatore della Puglia, regione che nemmeno ha superato il quorum, e sulla minoranza interna.

michele-emiliano

michele-emiliano

«Non vince il governo – ha dichiarato il Premier Renzi – ma vincono gli ingegneri e gli operai che da domani possono tornare a sognare un futuro e un lavoro che non se ne va. Ho sofferto la scelta di non andare a votare, non per dubbi costituzionali (il quorum permette di esprimere un dissenso anche con la non partecipazione) ma abrogazione di questa norma avrebbe portato a 11mila licenziamenti».

Renzi quindi sembrerebbe aver scelto per questi posti di lavoro, e si dice contento per un voto partecipato ma concluso senza la chiusura dei giacimenti già in corso, peccato che per farlo si è schierato contro un’altra parte dei cittadini quelli che tentavano di difendere le proprie coste e soprattutto l’ambiente, ma anche altri posti di lavoro, quelli prevalenti semmai per quelle regioni che vivono di turismo. Renzi da Premier anzichè mantenersi al di sospra delle parti ha attaccato le regioni, qualche consigliere regionale e qualche Governatore oltre che i Partiti che hanno cavalcato quelle che secondo lui sarebbero azioni mosse da “interessi personali” come la Puglia, per le polemiche sul voto: «si riparte con le rinnovabili ma non si può dire che si fa da domani, sarebbe ipocrita: ora pensiamo al futuro e lo facciamo con ingegneri che hanno un lavoro e non sono in mezzo ad una strada».

luigi De Magistris

luigi De Magistris

Una vittoria di Pirro per Renzi da una parte e per tutti quelli che pur avendo raggiunto 80% che non hanno saputo rappresentare in maniera semplice e convincente le ragioni del “SI” sia nel corso della campagna elettorale e sia nei vari iter parlamentari.

Napoli è quasi in coda tra le grandi città, il capoluogo campano ha snobbato il referendum non andando oltre il 18,70. Eppure il sindaco Luigi de Magistris è tra coloro che più si è speso, si è mosso in prima persona per sponsorizzare le ragioni del sì. Ma evidentemente i napoletani devono aver ritenuto inutile e superfluo il quesito sulle trivelle.

Vincenzo De Luca 1

Vincenzo De Luca 1

È singolare, invece, che a Salerno l’affluenza sia stata maggiore che a Napoli. Salerno è la città di Vincenzo De Luca, il governatore della Campania che, dopo aver schierato la Regione tra le nove che hanno proposto il referendum, alla fine ha sposato la linea renziana dell’astensione. «Sapete coma la penso, –  ha detto De Luca al congresso nazionale del Psi a Salerno – per me è una palla. Quello che conta è il prossimo, quello di ottobre». La battuta non è passata inosservata e ha fatto andare su tutte le furie un bel po’ di persone, scommettendo che la battuta infelice di De Luca occuperà per i prossimi giorni gli scontri tra le opposizioni e i deluchiani.

Alla gaffe di De Luca ci ha pensato il Sindaco f.f. di Salerno Vincenzo Napoli che in merito al referendum popolare di domenica 17 aprile ha dichiarato: “Riguardo al referendum, è prevalsa in me la considerazione che si trattava di alimentare una crociata politica che niente aveva a che fare col merito del quesito referendario (per altro totalmente discutibile). Si trattava di assecondare il disegno dell’improbabile e improponibile  alleanza tra Brunetta, Salvini, 5 stelle e altri. Un gruppo eterogeneo che forzava il referendum piegandolo ad un uso strumentale.

Vincenzo Napoli

Vincenzo Napoli

Ho dichiarato da subito che, a mio parere, avevano pari diritto sia il voto che l’astensione e che non ritenevo di dare consigli a chicchessia. Ho sofferto nel non recarmi al seggio, ma ho fatto prevalere la ragione critica sulle emozioni e le suggestioni. Gli sconfitti non sono i cittadini che si sono recati alle urne, ma chi, massimamente il ceto politico, ha tentato di strumentalizzarli.

La risposta delle urne – ha concluso Enzo Napoli spinge con determinazione ad una riflessione attenta sulle politiche energetiche virando verso modelli innovativi. Bisogna però essere consapevoli che non tutto si può realizzare dall’oggi al domani, magari rinunciando alle poche fonti di cui disponiamo”.

Ecco i risultati del Referendum del 17 aprile:

Campania

Referendum-trivelle-Dati-Campania

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SALERNO

Referendum-Trivelle-dati Salerno

Referendum-Trivelle-dati Salerno

EBOLI

referendum-trivelle-dati-Eboli

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BATTIPAGLIA

referendum-trivelle-dati-Battipaglia

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Napoli, 19 aprile 2016

1 commento su questo articoloLascia un commento
  1. Mi dispiace molto che si parli di strumentalizzazione. Il referendum è una delle poche forme di democrazia diretta che è lasciato nelle mani dei cittadini sudditi. Andare a votare costa, è vero, ma la democrazia ha un costo ed ha un valore, ed entrambi vanno bilanciati. Vero è che le scelte referendarie dei cittadini nella maggior parte dei casi vengono del tutto ignorate, vedi il caso del referendum sull’acqua pubblica, e questo delegittima completamente questo strumento di democrazia. Il referendum resta per me una bellissima forma di democrazia. Il fatto che i cittadini abbiano perso la voglia di andare a votare è un fatto tristissimo: la volontà popolare dovrebbe essere legge per chi governa, in quanto al servizio del popolo sovrano. Oggi non è più così, e lo sarà sempre di meno. Peccato. Oggi l’unico strumento di espressione della volontà popolare resta la lamentela seduti davanti al bar con la bocca piena di crema. Ma anche quello non è che produca grandi risultati, anche se crea molti posti di lavoro tra i commessi dei bar, e non costa moltissimo allo stato.

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