Battipaglia: Il PD riparte. Si “condanna” e si “assolve”

Assemblea autocritica del PD battipagliese che analizza il voto, si “condanna”, si “assolve” e insieme chiede di “ripartire”.

Il Segretario PD Bruno chiede scusa agli elettori e chiede con l’Assemblea aperta e pubblica di “ripartire insieme” ma abbandonando le pratiche correntizie. Una sfida che deve vedere il PD al centro della scena politica.

Davide Bruno - PD - 2

Davide Bruno – PD – 2

da POLITICAdeMENTE il blog di Massimo Del Mese

BATTIPAGLIA – “Ripartiamo insieme” è il titolo che si è dato all’assemblea pubblica che il PD ha tenuto venerdì scorso 15 luuglio nella scuola De Amicis di Battipaglia, a circa due mesi dal risultato elettorale che lo ha visto soccombere relegandosi per risultato al quarto posto, dopo la coalizione di Cecilia Francese, quella di Gerardo Motta e quella di Ugo Tozzi, quest’ultimo vera sorpresa elettorale, specie se si tiene conto del sostegno di Fratelli d’Italia, Partito detendore del massimo potere raggiunto dalla destra e maggior responsabile delle varie disavventure di questi territori a partire: dalla Sanità, alla viabilità provinciale ai trasporti, dall’ambiente ai rifiuti, dalla gestione dei fondi alle Politiche industriali oltre che alla gestione degli Enti, dall’ASI ai consorzi farmaceutici all’Aeroporto.

Davide Bruno-6

Davide Bruno-6

Il PD battipagliese dopo la batosta annunciata ha avvertito la necessità di svolgere un’analisi politica del voto, egregiamente rappresentata dalla lunga nota politica del Segretario cittadino Davide Bruno, ed in qualche modo fare anche un poco di autocritica, rispetto ai fatti e alle circostanze che hanno portato alla rovinosa prestazione elettorale e alle fasi pre-elettorali altrettanto rovinose, specie dopo le scivolate causate dall’intervento improprio ma determinante per la sconfitta, del partito provinciale e dal suo Segretario Nicola Landolfi.

Il PD, come ha ricordato Bruno, che ha snocciolato una serie di dati elettorali che lo riguardano per far rilevare come i risultati fossero simili al passato, a Battipaglia non ha mai brillato ed è stato sempre in stand bay, perché evidentemente ritenuto una “sub-colonia” e di volta in volta quando si cercava di costruire qualcosa, ecco che interveniva quel “cerchio magico” intorno al potere di De Luca, che ne determinava le sorti, ora con Giannino Santomauro, ora con Motta candidato “ufficiale” ma di nascosto, ora con Lanaro il candidato “sott’ufficiale” ma di facciata; tutti interventi che non solo non hanno mai giovato al PD locale, ma di riflesso non hanno giovato alla Città, e ne abbiamo visto le conseguenze, ma cosa altrettanto importante non hanno fatto mai crescere il PD locale, ma che sottolineano come questo Partito non ha una struttura definita e autorevole e come sia malamente condotto da una guida politica come quella di De Luca, che sebbene forte ed autoritaria non è per nulla autorevole e soprattutto non riesce a delinearsi come Leader, nonostante il suo peso continui a crescere, avendo vestito i panni del capo.

Nicola Landolfi 9

Nicola Landolfi 9

Insomma, a Battipaglia, come è successo in altre realtà: Cava, Scafati, Pagani, Giffoni, Campagna, Capaccio, Eboli e via di seguito; si soffre proprio di quella mancanza di leadership e del pressappochismo dei “proconsoli” che nella furbesca smania di mostrarsi “democratici” sono impropriamente intervenuti, scompigliando le carte e conseguentemente “imponendo” le loro decisioni quando queste passavano o semmai ripiegavano su scelte minori, spaccando il Partito e portandolo alla sconfitta come è avvenuto a Battipaglia.

Ripartire Insieme“!, ma questo PD a Battipaglia è mai partito veramente?

Questa è la domanda, e la risposta è semplice e unica: NO. “No” nonostante gli sforzi di un gruppo di affezionati militanti che lavora e lavora per “risalire”, per poi ritrovarsi, anche per loro responsabilità, giù in fondo pronti a risalire ancora. E come Sisifo i militanti democrat di Battipaglia sono stati condannati: prima dal loro “capo” De Luca; poi dal “Cerchio magico” deluchiano; e ora dalla “Trinità” di De Luca e dei figli,; a vita perenne a non raggiungere mai la vetta dell’autonomia e della libertà decisionale.

Trinità-Padre-Figli-Spirito Santo- Comunale -Salerno

Trinità-Padre-Figli-Spirito Santo- Comunale -Salerno

L’analisi di Bruno è l’affermazione di un rigurgito di autonomia, ma al tempo stesso, è una sorta di autocondanna e autoassoluzione per le “deviazioni” che quel gruppo di “fedelissimi” al Partito è stato costretto a subire, ma è anche una chiara responsabilità di una scelta, quella di Lanaro, che Bruno attentamente è riuscito ad individuarne i tre specifici tempi dell’ante primarie, delle primarie e post-primarie, cone fosse una scelta sbagliata ed inopportuna, e che oggi ne trova conferma nel momento in cui lo stesso potrebbe “disimpegnarsi” ed approdare altrove, lasciando al solo Egidio Mirra le sorti di un centrosinistra sgretolato ed inesistente. Ma forse Mirra è abituato, e potrà svolgere la sua opposizione in santa pace fino a che non ci sarà una nuova “bordata” della “Trinità” deluchiana.

Egidio Mirra (PD)

Egidio Mirra (PD)

«E’ evidente che siamo di fronte ad una sconfitta, – scrive Bruno in una lunghissima nota politicaquarti su otto candidati a sindaco, il dato del Partito Democratico è al minimo (con 2044 e il 7% anche se terza lista sulle 22 presentate e primo partito dei simboli nazionali che hanno partecipato alle elezioni) ma sono da fare necessarie considerazioni. L’ultimo anno è stato segnato dal continuo brusio che il PD fosse altrove, non presentasse la lista, non avesse il simbolo per favore ipotesi spurie che trovano fondamento.

Il risultato elettorale è un dato evidente, e non serve dire che è in linea rispetto al 2002 (2421 con il 7,58%), al 2007 (1873 5,67%), al 2009 (5681 con circa 2700 voti di candidati estranei al centrosinistra che lasciarono il PD subito dopo le elezioni, voti che se scorporati riportano ad una media dell’8%) e non serve che dire che il dato del PD di Battipaglia alle regionali che hanno visto vincere Vincenzo De Luca è di 2700 voti (basterebbe la somma tra la lista del PD e la lista civica presentata da Ciotti).

PD-Battipaglia-Assemblea-Partiamo insieme

PD-Battipaglia-Assemblea-Partiamo insieme

E’ bene anche chiarire la questione del voto disgiunto: il voto disgiunto della lista del PD è intorno al 25% rispetto ad tutti gli altri candidati a sindaco e non verso soltanto uno in particolare. Lanaro che ha preso circail 15%, prende i voti nei seggi in cui il PD prende più della sua media (7%), infatti dove il PD supera il 10%, Enrico Lanaro si avvicina al 18%-20% e al contrario dove il PD scende sotto la media anche Lanaro cede consensi. Inoltre, sul primo turno Lanaro ha avuto circa 300 voti più della sua coalizione, mentre Ugo Tozzi ha gli stessi voti della sua coalizione e ci sono almeno mille voti disgiunti dalla coalizione di Motta verso il candidato a sindaco Cecilia Francese.

Il problema di fondo è stata una vicenda che ci ha consumato per mesi interi sul fatto che il PD sosteneva ipotesi spurie, non sosteneva il partito ufficiale ed era altrove. Il problema è non aver costruito una leadership a causa di un partito diviso, la cui responsabilità viene presa da chi lo guida anche se le cause sono le più disparate, dallo scioglimento delll’ultimo consiglio comunale per infiltrazione all’aver impiegato quasi un anno per celebrare in congresso degli organismi cittadini. I gruppi dirigenti, anche con posizioni diverse, si confrontano e prendono delle decisioni.

Purtroppo non siamo stati in grado di farlo, forse perché alla prima esperienza rispetto ad una situazione complessa, forse perché i candidati in campo non riuscivano a raccogliere consensi più larghi. Riconoscendo il pericolo di frammentazione e confusione, avanzai allo stesso Gerardo Motta un anno prima delle elezioni la possibilità di abbandonare l’idea di una propria candidatura per individuare un candidato condiviso da tutti coloro che avevano votato De Luca alle regionali. Ipotesi, quindi non accettata.

PD-Battipaglia-Assemblea-2

PD-Battipaglia-Assemblea-2

Sta di fatto che siamo andati avanti per mesi sulle candidature di Pietro Ciotti e Nicola Vitolo e l’ipotesi di candidatura unitaria del segretario provinciale e quando quest’ultimo nel mese di gennaio ha rinunciato a questa possibilità, abbiamo cercato di utilizzare le primarie per cercare di costruire un quadro politico, un’ultima chance visto che eravamo a due mesi dalla presentazione delle liste e ci trovavamo in una condizione in cui in un partito diviso nessuno riconosceva l’altro e qualunque scelta avremmo preso, c’era una parte del partito che avrebbe fatto altre scelte. Uno scenario di confusione, senza riferimenti, nel quale abbiamo cercato anche altre soluzione che non trovano riscontro.

Lo stesso Lanaro uscito vincitore dalle primarie, pur lontano da noi politicamente, presentava tra gennaio e febbraio una capacità di aggregazione che andava da settori più a sinistra fino a gruppi che hanno sempre dimostrato capacità elettorale, aggregazione poi smontata nel postprimarie mostrando paradossalmente tre versioni diverse di Lanaro, incompatibili l’uno con l’altro tra primarie, postprimarie e campagna elettorale. Il resto è la storia delle ultime settimane su forzature inutili, nel coinvolgere grossolanamente le istituzioni, sulla scelta del partito cittadino sulla libertà di voto rispetto alla sconfitta del primo turno e rispetto a due candidati sostenuti da diverse versioni della destra, una storica e l’altra con simboli.

PD-Battipaglia-Assemblea-1

PD-Battipaglia-Assemblea-1

Uno scenario per il quale ho sentito il dovere di chiedere scusa ai nostri elettori per la situazione paradossale e confusa che non siamo riusciti a fermare, agli elettori perché merita una proposta qualificata e di governo e al presidente della regione Campania Vincenzo De Luca, al quale non chiedono scusa gli altri, ma io per serietà, per il partito, perché le istitituzioni vanno tenute fuori.

Possiamo ripartire da quello che abbiamo conquistato. La presenza del simbolo del PD alle elezioni, non affatto scontato e la cui assenza poteva aprire un vaso di Pandora sulla costituzione dei gruppi consiliari, il gruppo costituito dai candidati a consigliere, che non finirò mai di ringraziare e la prova data sulla lista, la cui composizione è stata politicamente drammatica ma che ha dimostrato che nei momenti difficile possiamo trovare al nostro interno le qualità per reagire e andare avanti. Il punto nodale è quello di costruire una forza politica che a livello cittadino stabilizzi il quadro politico locale, che sia punto di riferimento in maniera lineare e coerente degli interessi diffusi e non particolari.

Ho aperto la discussione nel direttivo, svolto la settimana precedente, con l’atto dovuto di rimettere il mandato. Dopo tante lacerazioni, anche con i dovuti distinguo, c’è stata la volontà di respingere ogni dimissione.Lo prendo come un segnale autentico per costruire un gruppo dirigente vero. Doveva passare del tempo, dovevamo stare di fronte al pericolo della scomparsa. Su questo spirito nasce l’idea di un’assemblea aperta e pubblica per affrontare una discussione larga e senza filtri. Di fronte ad una logica non condivisibile, delle istituzioni come trofeo, della convenzienza su stare da una certa parte piuttosto che discutere su cosa è giusto, sul concetto di istituzioni di parte che funzionano per rapporti personali e non sulla capacità amministrativa.

PD-Battipaglia-Assemblea-3

PD-Battipaglia-Assemblea-3

La crisi che stiamo vivendo ci fa capire quanto la politica e le istituzioni siano importanti. Da circa 20 anni la politica in questa città viene rappresentata come una guerra sotterranea avvertita confusamente dall’opinione pubblica. Quando i partiti sono deboli, anche le istituzioni lo diventanto e le decisioni vengono prese altrove. La situazione della città attraversata da un forte processo di deindustrializzazione, dall’emigrazione sempre più consistenti di giovani verso altre parti del nostro Paese, che da 15 anni non cresce più demograficamente, che politicamente è sempre instabile, ci pone un problema sotto un triplice aspetto: il ritardo storico del sud rispetto al resto del Paese, l’arretramento avuto negli anni della crisi e un terzo grande problema, che è quello di fondo, cioà dove e in che modo posizionare la nostra città, Battipaglia, nell’ambito regionale, tale da avere una prospettiva di crescita.

Il problema è proprio  questo, come riposizionare la nostra città nella modernità, sul piano della competitività e della presenza delle istituzioni, per evitare che si scivoli verso un lento declino. Il quadro d’insieme è sicuramente una realtà contraddittoria. Tra eccellenze e dinamismo, tra crisi e mancate risposte, il quadro d’insieme non sfugge alla sensazione di un lento abbandono. Il tema che affrontiamo, non è un problema di un’Amministrazione, è un problema di tutta la classe dirigente, di come impedire il declino e come riposizionare nel contesto regionale e del meridione la nostra comunità.

Forse da Battipaglia possiamo promuovere un contributo importante, che abbandoni le pratiche correntizie, sia da stimolo per una riflessione su una forma partito diversa, su come riorganizzare la provincia nella lunga transizione tra il riparto di competenze tra stato centrale e organi periferici e un’azione politica credibile e di lungo periodo sul programma PIU EUROPA e sulla possibilità di rimodulare tali risorse di fronte a intere aree del tessuto urbano immerse nel degrado, sulle politiche sociali, oltre agli slogan di facciata, se vogliamo continuare o meno sulla parcellizazione dei servizi che non da dignità ad operatori e utenti, sul tema del lavoro con la vocazione produttiva e i criteri di individazione e destinazione per le aree di crisi. Una sfida che deve vedere il PD al centro della scena politica, se non vogliamo rassegnarci».

Battipaglia, 23 luglio 2016

1 commento su questo articoloLascia un commento
  1. … ma le dimissioni irrevocabili????…. quelle nooo?????. figuranti!!! o meglio : personagetti!!!!

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