Berlusconi ottiene la fiducia: 316 si 301 no

La Stampa Italiana sulla FIDUCIA al GOVERNO.

Estratti dalla Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Sole24Ore, La Stampa, Il Mattino.

Camera voto fiducia

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Dalla Repubblica

Berlusconi si salva e guarda avanti “Prossima settimana il ddl sviluppo”

Il premier dopo il voto favorevole di Montecitorio incontrerà Napolitano: “D’ora in avanti lavorerò in Parlamento per fare le riforme”. “L’opposizione ha fatto una figuraccia”.

Voto di Fiducia Berlusconi soddisfatto

ROMASilvio Berlusconi guarda il tabellone di Montecitorio e tira un sospiro di sollievo. Anche stavolta il suo governo ha ottenuto la fiducia e il premier, adesso, può ostentare ottimismo e guardare avanti. Lo fa nonostante i voti, 316, non facciano dormire sonni tranquilli. Lo fa nonostante la fronda interna, guidata dall’ex ministro Scajola, sia tutt’altro che pacificata. Oggi due scajoliani come Fabio Gava e Giustina Destro erano assenti ( e pare intenzionati a passare nel gruppo Misto). E lo stesso ex ministro avverte: “Se non si cambia, i nomi dei deputati che non voteranno la fiducia si moltiplicheranno e si andrà a sbattere”.

Il Cavaliere, però, tutt’altro che intenzionato a mollare, va avanti. Annunciando per la prossima settimana il decreto sviluppo. E promettendo che “d’ora in avanti si trasferirà  come sede principale di lavoro in Parlamento, perchè le riforme varate dal governo devono essere trasformate in legge”.

La giornata del premier comincia tra timori, attese e frenetiche conte sui numeri.  “Maggioranza assoluta? Non lo so, non lo so. Basta che vinciamo contro questa sinistra che ha inscenato questa farsa delle assenze” dice il premier. Che prova a far cambiare idea a quel Luciano Sardelli dei Responsabili 1 che, invece, conferma il suo no alla fiducia. Facendo aumentare la suspance.

In Aula arriva anche Umberto Bossi che prima vota e poi incontra il premier. Che, mentre il quadro comincia farsi più chiaro e a lui favorevole, torna a parlare: “Sono intimamente sicuro che anche quest’agguato non avrà nessun esito per loro. Anzi, si sono esposti ad una gran brutta figura nei confronti degli italiani e gli italiani terranno conto anche di questo comportamento assolutamente negativo”. Mentre alle preoccupazioni di Napolitano 2, replica così: “Non penso che il Quirinale cambierà atteggiamento con una fiducia a 315 o 316”.

Alla fine i voti saranno proprio 316, (7 in più della maggioranza richiesta che era 309) anche se il premier prova ad alzare la soglia a quota 318 (“due deputati non sono potuti venire a votare la fiducia”). Dopo lo scampata pericolo il Cavaliere torna ad attaccare le opposizioni che hanno fatto una “figuraccia”, “sbagliato i suoi calcoli e mettendo in atto i vecchi trucchi del più bieco parlamentarismo”. Berlusconi resta fermo al suo posto per alcuni secondi. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni gli da una pacca sulla spalla e commenta: “316 voti danno vigore. il 14 ci porta bene, dopo il 14 dicembre ecco il 14 ottobre. Magari la prossima fiducia il 14 febbraio, a san Valentino…”. E le elezioni il 14 aprile? Maroni sorride: “Non sono sicuro che sia domenica. Comunque io sono pronto a tutto”. Il governo esce “certamente rafforzato” rincara il segretario del Pdl, Angelino Alfano. Che lancia un messaggio ai frondisti: “”Certamente ascolteremo la voce di chi chiede di rafforzare la maggioranza e l’azione di governo, con la funzione di dare nuovo slancio”.

Poi arriva l’annuncio dell’incontro tra Berlusconi e il presidente della Repubblica, subito dopo la riunione del consiglio dei ministri. Ufficialmente per parlare di altri temi, come Bankitalia. Ma che del voto di oggi non si parlerà è difficile da credere.

Roma, 14 ottobre 2011 da la Repubblica

Da Repubblica

“Vittoria di Pirro, perdono pezzi” l’opposizione si dice soddisfatta.

Le manovre sul numero legale sono fallite, ma Pd, Udc e Idv restano convinte che il governo abbia le ore contate. Bersani: “Esecutivo morirà di fiducia”. Casini: “Ora le elezioni sono più vicine”.

voto fiducia opposizioni in aula

ROMA – Il tentativo di far cadere il governo per “inerzia”, abbandonandolo alla sua incapacità di mettere insieme il numero legale, è fallito, lasciando non poche scorie nel già deteriorato rapporto con i Radicali. Dopo il verdetto di Montecitorio sulla fiducia a Berlusconi, l’opposizione può comunque consolarsi con il fatto che il centrodestra tiene, ma continua a ridursi. “Ogni volta che si vota la maggioranza perde pezzi. Oggi hanno perso tre voti rispetto all’ultima fiducia e l’opposizione ha il dovere di provarci ogni volta. Di questo passo non siamo lontani”, commenta il capogruppo democratico a Montecitorio Dario Franceschini.

“Il governo morirà di fiducia. L’alternativa ora è rafforzata”, sentenzia il segretario Pierluigi Bersani. “L’opposizione – aggiunge – ha dimostrato di non accettare giochi di sopravvivenza sulla pelle del Paese. Da domani il problema politico risulterà ancora più evidente. Noi continueremo la nostra battaglia, come abbiamo fatto in modo incisivo in questi giorni, sia con la manifestazione nazionale a Roma del 5 novembre, sia con la costruzione di un’alternativa che in questi giorni si è evidentemente rafforzata”.

A ridurre il voto della Camera a una “vittoria di Pirro” è anche Pierferdinando Casini. “Nulla – dice – lascia presagire che da domani il governo riuscirà a governare”. Il leader dell’Udc è però convinto che ormai il vero obiettivo del premier sia però un altro. “Bisogna dare atto al presidente del Consiglio: il suo obiettivo è quello di andare avanti per qualche settimana ed arrivare allo scioglimento delle Camere e al voto nei primi mesi del 2012”, aggiunge Casini prevedendo che ora “il voto è più vicino”.

Si dice sicuro che il voto di oggi non sia sufficiente a ridare fiato alle prospettive di Berlusconi anche Antonio Di Pietro: “Il governo non c’è più: non ha una maggioranza politica, ma solo numerica, ed è dovuta al fatto che i Radicali hanno cercato la loro visibilità”, afferma il leader dell’Idv. Malgrado la tattica del mancato numero legale non abbia funzionato, l‘Italia dei Valori è però comunque soddisfatta. “L’obiettivo delle opposizioni era oggi di dimostrare che la maggioranza è sgangherata, accidentata, che si tiene insieme solo con lo scotch. Non ha speranza, non ha idee né un progetto e che per avere i numeri deve aprire al rialzo il mercato”, sottolinea il capogruppo a Montecitorio Massimo Donadi.

Roma, 14 ottobre 2011 da la Repubblica

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Dal CORRIERE DELLA SERA

Il governo ottiene la fiducia: i sì sono 316

Berlusconi: agguato sventato, figuraccia dell’opposizione. Gli scajoliani non tradiscono. Tensioni nel centrosinistra.

berlusconi soddisfatto

MILANO – Il governo Berlusconi ha ottenuto la sua 53esima fiducia alla Camera: i sì sono stati 316, i no 301. Un risultato che il centrodestra si attendeva e che presuppone, seppure di poco, l’esistenza della maggioranza assoluta dell’Assemblea, che solo fino a poche ore prima del voto sembrava essere messa in discussione. Dopo che nei giorni scorsi il governo era stato battuto a Montecitorio sul rendiconto dello Stato, un episodio che nelle fila del Pdl era stato derubricato a semplice «incidente», i deputati sono stati chiamati a rinnovare il proprio sostegno all’esecutivo. E alla fine questo sostegno c’è stato. Berlusconi, dunque, resta in sella. Perlomeno fino a quando la corrente vicina all’ex ministro Claudio Scajola, che da tempo chiede un cambio di passo nell’azione del governo ed un allargamento della maggioranza, deciderà di non fare mancare il proprio appoggio, come in questo caso. Quanto all’opposizione, è andato a vuoto il tentativo di far fallire il voto per mancanza del numero legale. La maggioranza è stata tale anche sul fronte del quorum, ma nel centrosinistra si è aperto un aspro dibattito sul ruolo dei radicali – eletti nel 2008 nelle fila del Pd – che hanno deciso di non seguire le indicazioni del gruppo e di entrare in aula già durante la prima «chiama», vanificando così ogni tentativo di abbattimento del numero legale (come si è poi dimostrato, la loro decisione sarebbe stata comunque ininfluente).

BERLUSCONI SODDISFATTO – In tutto questo il capo del governo può tirare un sospiro di sollievo e celebrare una nuova vittoria politica: «Ho la fiducia dopo aver sventato la figuraccia dell’opposizione – ha commentato a caldo Berlusconi – che ha sbagliato i suoi calcoli mettendo in atto i vecchi trucchi del più bieco parlamentarismo e offrendo una immagine su cui gli italiani rifletteranno».

LA STRATEGIA DELL’OPPOSIZIONE – L’opposizione, dunque, non aveva partecipato alla prima «chiama» (il voto si svolgeva per appello nominale di tutti i 630 deputati, operazione che il regolamento prevede venga ripetuta due volte), tentando di non far raggiungere il numero legale (315 presenze) per la votazione. Il tentativo non sarebbe andato comunque a buon fine perché, si è poi scoperto, la maggioranza avrebbe avuto lo stesso il numero richiesto di deputati presenti. Tuttavia non è passato inosservata la scelta di agire autonomamente da parte dei cinque radicali, a cui si sono aggiunti i due rappresentanti delle minoranze linguistiche. Dopo che al termine della prima chiama il risultato parlava 315 sì e 7 no, al secondo «appello» al resto dell’opposizione non è rimasto che prendere parte al voto.

GLI «SCAJOLIANI» – Non sono bastate a far cadere il governo le assenze di due dei cosiddetti «scajoliani» Fabio Gava e Giustina Destro. Lo stesso Scajola invece era presente e ha votato sì. In precedenza aveva rassicurato: «Oggi ci sarà la fiducia». Lui e il suo gruppo continuano tuttavia a chiedere un’inversione di rotta: «Se non si cambia, i nomi dei deputati che non voteranno la fiducia si moltiplicheranno e si andrà a sbattere».

EX RESPONSABILI: IL CASO SARDELLI – In occasione della sconfitta sul rendiconto dello Stato, erano mancati all’appello alcuni voti degli ex Responsabili. Nel corso delle dichiarazioni di voto Silvano Moffa, capogruppo di Popolo e Territorio, aveva assicurato a Berlusconi: «Saremo qui a sostenerla». Nelle sue file alla fine c’è stata la sola defezione di Luciano Sardelli, che non ha preso parte al voto. «Non parteciperò – aveva anticipato il deputato -. Ho suggerito al premier Berlusconi di andare al Colle inaugurando così una nuova fase». La sua scelta gli è però costata l’allontanamento dal gruppo parlamentare: «Sardelli è fuori da Popolo e territorio» ha dichiarato Moffa alle agenzie al termine della seduta. E subito dopo lo stesso Sardelli ha replicato con una puntualizzazione: «Sono io che me ne vado».

BOSSI E IL VOTO ANTICIPATO – Significativa alla fine della seduta anche la dichiarazione del leader leghista Umberto Bossi: «Appena sono arrivato in aula ho capito che la fiducia sarebbe passata. La Lega c’era tutta ed il Pdl anche». Il governo regge fino al 2013? «Non lo so» risponde Bossi. Il voto anticipato? «Berlusconi – dice Bossi – andrà al voto, quando lo decido io». Bossi aggiunge anche che su Bankitalia non ci sono novità.

I TAGLI AI MINISTERI – Novità che sicuramente sono in arrivo nel consiglio dei ministri in programma questo pomeriggio, dove si discuterà sui tagli al bilancio dei vari ministeri. Nel ddl Stabilità «ci sono tagli dolorosi ai ministeri» ha infatti dichiarato Berlusconi. «Quando si decide di intervenire sul debito bisogna seguire diverse strade, noi ne abbiamo scelte due: abbiamo aumentato dolorosamente di un punto l‘Iva e dolorosamente abbiamo tagliato. Oggi in Cdm saranno trasferiti i tagli per ciascun ministero. Mi auguro che venga trovata una soluzione di buon senso».

Roma, Redazione Online 14 ottobre 2011 16:49

Critiche anche da Idv e Fli. Ma Sandro Bondi li difende: «La sinistra si conferma illiberale»

L’ira del Pd sui radicali: «Stronzi» Pannella: «Prigionieri della mediocrità».

Il commento della Bindi dopo la decisione dei pannelliani di partecipare subito al voto di fiducia al governo.

Voto Fiducia Radicali in aula

MILANO – Silvio Berlusconi può gongolare, parlando di «agguato fallito» da parte dell’opposizione. Ma se i cinque deputati radicali che hanno partecipato al voto per la fiducia al governo si fossero comportati come il resto delle opposizioni, evitando di entrare alla prima chiama, probabilmente le opposizioni avrebbero potuto giocarsi meglio la maggioranza risicata che ancora una volta il premier ha ottenuto o, quantomeno, avrebbero potuto tenerlo maggiormente sul filo. Fino al momento del loro ingresso nell’emiciclo, infatti, era incerto l’esito del voto, che avrebbe potuto concludersi con un nulla di fatto qualora fosse mancato il numero legale. Alla fine Berlusconi ha incassato 316 voti favorevoli e questi sarebbero stati sufficienti anche per garantire il quorum. Tuttavia non è escluso che la prospettiva di una votazione da ripetere avrebbe potuto fare uscire allo scoperto qualche altro malpancista, desideroso di far pesare ancora di più la richiesta di un cambio di passo avanzata con insistenza al premier da alcuni ambienti della maggioranza.

MALUMORI NEL PD – Al di là dell’ininfluenza del gesto – lo stesso capogruppo pd Dario Franceschini ha poi ammesso che al termine della prima chiama erano entrati in Aula 322 deputati, di cui 315 a favore del sì -, tuttavia, resta il nodo politico che si rivolta contro il Pd che si ritrova a dover prendere atto di non poter controllare il drappello radicale (i deputati sono sei, ma in questo caso uno era in missione) che pure venne eletto tra le sue fila e che formalmente, anche sul sito della Camera, continua a fare parte del medesimo gruppo parlamentare. E non è un caso che ci sia stata tensione tra i banchi dei democratici: alcuni parlamentari del gruppo, tra cui Giovanna Melandri, Rosa Villecco Calipari e Rolando Nannicini, hanno alzato la voce contro i deputati Radicali Maria Antonietta Coscioni, Maurizio Turco e Michele Beltrandi, «rei» di aver partecipato alla prima chiama del voto. Tutta l’opposizione aveva deciso di disertare il primo appello nominale, ma i cinque – con l’aggiunta di Zeller e Brugger, esponenti delle minoranze linguistiche, che però da sempre sono considerati autonomi – hanno deciso di agire in contrasto rispetto all’indicazione generale. Rosy Bindi, presidente dell‘Assemblea del Pd, non ha trattenuto l’insulto e al pdl Maurizio  Lupi che le faceva presente che «i voti sono voti» aveva replicato ironica: «No, gli stronzi sono stronzi».

L’IRONIA DI PANNELLA – Il leader radicale Marco Pannella ha respinto al mittente le critiche del Pd: «Sono degli artisti, sono riusciti a regalare di nuovo un altro successo a Berlusconi». E ancora: : «Non possiamo fare di mestiere quelli che salvano i carcerati e i democratici. Sospetto ci sia del masochismo, riescono a essere mangiati anche quando l’altro è in polpette». Il leader radicale non vuole responsabilità: «Se ci tengono a essere totalmente dipendenti dalla loro mediocrità assoluta, facciano pure».

LE ALTRE REAZIONI – Anche dalle fila di Futuro e Libertà è arrivata una critica ai pannelliani: «Che pena i radicali! Avessero almeno chiesto l’amnistia! Ma per un tozzo di pane o una radio non si può» ha commentato Fabio Granata. Dalla maggioranza arrivano invece le parole di conforto del coordinatore del Pdl, Sandro Bondi: «Le reazioni rabbiose e intolleranti contro i radicali danno l’idea dell’animo profondamente illiberale che ancora è dominante nella mentalità e nella cultura della sinistra italiana, che non a caso si trova perfettamente a proprio agio a braccetto con Di Pietro». E lo stesso Antonio Di Pietro poi commenta: «Il governo non c’è più: non ha una maggioranza politica, ma solo numerica ed è dovuta al fatto che i radicali hanno cercato la loro visibilità. I radicali dimenticano che ci sono momenti topici in cui ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Li rispetto ma non condivido il loro comportamento».

Al. S.
14 ottobre 2011 16:54

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dal Sole24Ore

Governo: si’ Camera a fiducia con 316 si’ (RCO)

ROMA – Il Sole 24 Ore Radiocor – La Camera ha approvato la fiducia posta ieri dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. I voti favorevoli sono stati 316, 301 i contrari. Anche nel precedente voto di fiducia, a meta’ settembre sul decreto con la manovra di Ferragosto, il Governo aveva ottenuto 316 si’ (302 i contrari). I deputati di opposizione, nel tentativo di far mancare il numero legale, non hanno partecipato alla prima ‘chiama’ (i deputati che non votano al primo appello vengono chiamati nuovamente). Ma, quando si stavano per concludere le operazioni, i deputati radicali e della Svp sono entrati in Aula e hanno votato. Questo ha assicurato con piu’ larghezza il numero legale alla maggioranza, che aveva ottenuto comunque ottenuto 315 voti favorevoli.

Roma, 14 ottobre 2011

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Da LA STAMPA

IL PALLOTTOLIERE DELLA MAGGIORANZA

Governo, sì della Camera alla fiducia Berlusconi: “Figuraccia della sinistra” L’opposizione: è la fine, perde i pezzi.

Il governo si salva: 316 sì, 301 no Il premier: da oggi mi trasferisco in Parlamento per fare le riforme

Silvio Berlusconi soddisfatto del voto

ROMA – Berlusconi si salva e il governo incassa la fiducia. Alla fine il tabellone segna 316 sì: la maggioranza assoluta. Ma il premier e i suoi, nonostante l’ottimismo professato in pubblico, hanno tribolato parecchio prima di tirare un grosso sospiro di sollievo. Le assenze dell’ultima ora (gli scajoliani Destro e Gava e il “responsabile” Sardelli) e la tattica dell’opposizione, facevano temere che mancasse addirittura il numero legale. Poi, alla fine della prima chiama, l’ingresso dei Radicali in Aula e il ripensamento di Michele Pisacane, dato per assente fino all’ultimo, sembrano aver fatto la differenza.

Le cose si mettono male per il governo circa un’ora prima del voto di fiducia. Viene messa a verbale l’assenza degli “scajoliani” Giustina Destro e Fabio Gava («C’è bisogno di un grande cambiamento altrimenti questi casi si moltiplicheranno e andremo a sbattere», dice Claudio Scajola, che vota sì). Ma a sorpresa anche il “responsabile” Luciano Sardelli, dopo un incontro con il segretario Udc Lorenzo Cesa, annuncia che non parteciperà al voto. Silvio Berlusconi gli parla, cerca di convincerlo, ma l’ex capogruppo “responsabile” è irremovibile. Intanto, l’opposizione annuncia che non si presenterà in Aula a votare fin quando la maggioranza non avrà dimostrato di avere il numero legale. Il che vuol dire che se al termine delle due chiame il governo non arrivasse a 315, il voto sarebbe nullo e il blocco dei lavori parlamentari sarebbe plateale.

La tattica, concordata da Pd, Idv, Udc, Fli, Api, Mpa e Libdem, sembra a un certo punto in grado di far franare tutto. «Questa volta ci fregano», si sussurra tra i banchi della maggioranza. E il pressing sugli indecisi continua fino all’ultimo: a Montecitorio non si vede Michele Pisacane e Antonio Milo viene dato per indeciso. In forse anche Pippo Gianni. Ma Milo e Gianni rispondono alla prima chiama, portando la maggioranza (assenti Alfonso Papa, in carcere, e Pietro Franzoso, in ospedale) a 315. Un vero e proprio caso lo scatenano invece i cinque Radicali, indecisi se entrare in Aula. Quando, verso la fine della prima chiama, spuntano nell’emiciclo, l’opposizione si rende conto che la sua tattica è fallita. Per il disappunto di Rosy Bindi che sbotta («gli stronzi sono stronzi…»). Alla seconda chiama arriva in Transatlantico anche il deputato “responsabile” Michele Pisacane: la maggioranza è a 316, l’opposizione si ferma a 301 (mancano Buonfiglio e Tremaglia di Fli, Mannino e Versace del Misto, Lo Monte dell’Mpa e la radicale Zamparutti).

LA DIRETTA del quotidiano LA STAMPA

17,04 – Terminato il Cdm
E’ terminato alle 17, a Palazzo Chigi, il Consiglio dei Ministri.

16,52 – Pannella: “Non possiamo salvare carcerati e democratici”
«Non possiamo fare di mestiere quelli che salvano carcerati e democratici». Lo ha detto il leader radicale, Marco Pannella, riferendosi alle critiche del Pd per il voto sulla fiducia. «Se ci tengono a essere totalmente dipendenti dalla loro mediocrità assoluta facciano pure – ha aggiunto Pannella, a Rimini per partecipare al congresso dell’Unione camere penali – Sono degli artisti, hanno regalato a Berlusconi un altro successo». «Sospetto ci sia masochismo. Se anche l’altro è ridotto in polpette – ha concluso polemicamente il leader radicale – quelli che finiscono mangiati sono loro».

16,47 – Napolitano: “Preoccupa il contesto in cui è stato bocciato il rendiconto”
«Preoccupante istituzionalmente è il contesto più generale in cui si è inserita la mancata
approvazione dell’articolo 1 del rendiconto» dello stato. Lo scrive il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rispondendo ad una lettera dei capigruppo di Pdl, Lega e Pt alla Camera. Napolitano ripete parola per parola, per essere chiaro, quello che già scrisse in una nota immediatamente dopo i fatti, e cita «l’innegabile manifestarsi negli ultimi tempi di acute tensioni in seno al governo e alla coalizione».

16,45 – Napolitano: “Non eccedere con i voti di fiducia”
Il ricorso al voto di fiducia «non dovrebbe comunque eccedere limiti oltre i quali si verificherebbe una inaccettabile compressione delle prerogative delle Camere», lo scrive Giorgio Napolitano ai capigruppo Pdl definendo tuttavia «inammissibile una contestazione dell’art.94 della Costituzione» che lo prevede.

16,43 – Napolitano. “La verifica andava fatta”
Dopo la bocciatura del rendiconto dello Stato «in base ai precedenti era necessaria una verifica parlamentare della persistenza del rapporto di fiducia, come lo stesso presidente del Consiglio ha fatto». Lo scrive Giorgio Napolitano ai capigruppo di Pdl, Lega e Pt alla Camera.

16,37 – Napolitano: “Sull’articolo 1 non sono necessarie le dimissioni del governo”
«Non ho ritenuto, confortato del resto dalla dottrina, espressasi anche nell’articolo del presidente Onida da me vivamente apprezzato, che vi fosse un obbligo giuridico di dimissione a seguito della reiezione del Rendiconto»: lo scrive Giorgio Napolitano nella lettera inviata ai capigruppo del Pdl.

16,35 – Napolitano: “Sul giusto processo servono scelte di ampio respiro”
Il giusto processo richiede soluzioni di ampio respiro fuori da logiche di sterile contrapposizione. Lo dichiara il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel messaggio inviato al Presidente delle Camere Penali, Valerio Spigarelli, in occasione del Congresso straordinario dell’Unione delle Camere Penali Italiane: “La necessità di dare la più completa attuazione ai principi costituzionali del giusto processo impone scelte di ampio respiro in grado di offrire a ogni cittadino le garanzie per una tutela effettiva dei suoi diritti. Nell’ambito delle rispettive attribuzioni, le istituzioni e gli operatori debbono pertanto contribuire, con spirito costruttivo e abbandonando logiche di sterile contrapposizione, alla ricerca di soluzioni che consentano di recuperare la qualità e la funzionalità del processo penale, attraverso una riforma organica della giustizia, aperta anche alla necessità di un rafforzamento del ruolo del giudice e di una rigorosa qualificazione del difensore”.

16,32 – Napolitano: “Fini ha agito usando i suoi poteri”
L’interpretazione che Gianfranco Fini ha dato del significato preclusivo della bocciatura dell’articolo 1 del Rendiconto generale dello Stato «è materia che rientra pienamente nei poteri del Presidente dell’Assemblea», fatto salvo il diritto di dissentire, ha scritto Giorgio Napolitano ai capigruppo del Pdl. «Quanto alla interpretazione del significato sul piano procedurale di un voto contrario sull’articolo 1 del rendiconto – scrive Napolitano – e della portata della preclusione che ne deriva (peraltro condivisa dalla Giunta per il regolamento sulla base di vari precedenti, sia pure relativi ad altri disegni di legge) trattasi di materia che rientra pienamente nei poteri del Presidente di Assemblea, le cui decisioni possono naturalmente incontrare, come hanno incontrato anche nel passato recente, il dissenso dell’uno o dell’altro schieramento allorchè vertano su materie complesse e certamente opinabili. Tale opinabilità del resto – prosegue – è confermata dalla decisione del Governo di redigere il rendiconto sotto forma di articolo unico che rinvia alle risultanze contabili contenute in appositi allegati. Per quanto infine concerne la composizione della Giunta per il regolamento, il Presidente Fini ha risposto in Aula alle contestazioni formulate, anche se resta vostro diritto considerare aperta la questione».

16,26 – Sardelli: “Entro nel gruppo misto”
«Sono andato io via dal gruppo. Ho già preparato la lettera, che arriverà a breve». Luciano Sardelli replica secco alle parole di Silvano Moffa, presidente del gruppo ex Responsabili, ora “Popolo e territorio”. A Moffa chiede «di non avere eccessivo sussiego con il centrodestra» ed aggiunge: «Se non ricordo male, non ha votato la fiducia a Berlusconi lo scorso 14 dicembre». Ora Sardelli entrerà nel gruppo Misto? «Sì – risponde – entrerò nel gruppo Misto».

15,35 – Casini: “Berlusconi ormai è l’ultimo dei mohicani, il voto è più vicino”
«Contento lui… Cosa devo dire? Se Berlusconi pensa che 316 voti risolvano i suoi problemi vuol dire che siamo davanti all’ultimo dei mohicani». Pier Ferdinando Casini condensa in una battuta la lettura del voto di fiducia alla Camera. «Il voto adesso è più vicino, certamente – ha poi aggiunto Casini – La strategia di Berlusconi è chiara, limpida: arrivare tra qualche settimana quando lo scioglimento delle Camere sarà possibile per votare nei primi mesi del 2012».

15,25 – Frattini: “Il voto di fiducia dimostra che la maggioranza c’è”
”E’ la dimostrazione che c’è la maggioranza”. Cosi’ il ministro degli Esteri Franco Frattini a margine di un convegno alla Luiss ha commentato il voto di fiducia espresso oggi alla Camera sottolineando come ora si debba ”andare avanti”. ”Sono soddisfatto – ha aggiunto – come previsto avevo immaginato un voto con maggioranza assoluta, quindi la cosa non mi ha impressionato praticolarmente”.

15,24 – Bindi: “Perdono i pezzi, a Napolitano non basta la fiducia”
Il risultato di oggi è evidente: la maggioranza perde i pezzi e questa fiducia serve solo per arrivare alla prossima fiducia». Così la presidente dell’Assemblea del Pd, Rosy Bindi, commenta l’esito del voto di oggi alla Camera che ha visto confermare la fiducia al Governo. Secondo la Bindi, però, questa votazione non basterà a Napolitano: il Capo dello Stato, ricorda l’esponente democrat citando la lettera del Quirinale, «aveva chiesto di assicurare la governabilità».

15,20 – Berlusconi: “Oggi vedrò Bini Smaghi”
Silvio Berlusconi incontrerà Lorenzo Bini Smaghi nel pomeriggio. Lo ha confidato lo stesso Premier ad alcuni deputati del Pdl al termine del voto di fiducia. Devo risolvere la questione Bankitalia, ha spiegato il presidente del Consiglio.

15, 19 – Donadi: “Abbiamo dimostrato che la maggioranza è sgangherata”
«L’obiettivo delle opposizioni era oggi di dimostrare che la maggioranza è sgangherata, accidentata, che si tiene insieme solo con lo scotch. Non ha speranza, non ha idee nè un progetto e che per avere i numeri deve aprire al rialzo il mercato». Lo sostiene il capogruppo dell’Idv alla Camera, Massimo Donadi spiegando che oggi hanno ottenuto la fiducia «tra mille difficoltà senza però garantire governabilità al Paese».

15,16 – Gasparri: “Da minoranze trucchetti patetici”
‘Nel registrare con soddisfazione che nuovamente il governo ha ottenuto alla Camera la maggioranza assoluta, non posso non biasimare i vergognosi trucchetti ai quali, fallendo, hanno fatto ricorso le minoranze”. Cosi’ il senatore Pdl, Maurizio Gasparri. ”Ed e’ ancora piu’ grave – continua il capogruppo Pdl a Palazzo Madama – se si pensa che in manovre di questo tipo potrebbero essere coinvolti coloro che dovrebbero garantire una corretta gestione dei lavori parlamentari. Sono certo che questo comportamento gravissimo, tanto piu’ nel momento in
cui l’intero pianeta e’ attraversato da una grave crisi economica, non sfuggira’ all’attenzione del Presidente della Repubblica”.

15,13 – Berlusconi incrocia Tremonti: “Rispondo a domande di tua pertinenza”
Camera dei deputati, è in corso la fiducia. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi rilascia
alcune dichiarazioni in un corridoio antistante l’Aula. Si avvicina al ministro dell’Economia Giulio Tremonti e gli dice, in modo perentorio: “Rispondi tu ai cronisti, perché ho dovuto rispondere io a domande di tua pertinenza”.

15,12 – La Gelmini: “Battuto il tentativo maldestro dell’opposizione”
“Usciamo rafforzati e temprati da questa ulteriore prova che il governo ha superato, infliggendo una lezione severa all’opposizione e battendo il suo tentativo maldestro, e pericoloso per l’immagine e la vita del Parlamento, di rovesciare con una tecnica di regolamento quel che non le
riesce con la politica”. Lo dichiara il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini. “Ora deve davvero cominciare il secondo tempo della nostra prova di governo, dobbiamo mettere da parte polemiche e insicurezze e dare vita ad una manovra all’altezza delle attese e delle speranze dei cittadini. Il Pdl e il suo segretario sono certa aiuteranno il governo a percorrere la strada giusta”, aggiunge.

15,09 – Castagnetti: “Prevedo esodo dal Pdl”
‘Tireranno a campare ancora per qualche settimana. Ma quello che si e’ messo in moto all’interno del Pdl dovra’ avere inevitabilmente uno sbocco. Non credo che il dissesno che si e’ manifestato in modo cosi’ evidente in questi ultimi giorni potra’ fermarsi”. Ad affermarlo sulle prospettive politiche dopo il voto di fiducia di oggi e’ Pierluigi Castagnetti, esponente Pd e ultimo segretario del Ppi.

15,05 – “Rinviano le intercettazioni perchè sono deboli”
«La prova che la maggioranza è sempre più debole, nonostante la vittoria che va sbandierando,
sta tutta nella loro spontanea richiesta di rinviare le intercettazioni a novembre». Lo dice il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, al termine della riunione dei capigruppo che ha deciso il calendario dei prossimi appuntamenti della Camera.

15,02 – Bossi: “Berlusconi andrà a votare quando lo dirà la Lega”
“Silvio Berlusconi andrà a votare quando lo diremo noi”. Lo ha detto il ministro delle Riforme, Umberto Bossi, rispondendo ai giornalisti alla Camera. Si arriva al 2013? “Non lo so”, è stata la risposta.

15,00 – Bondi: “Casini deludente”
«
L’unico motivo di delusione e di sconforto in questa giornata estremamente positiva riguarda Casini. Ancora una volta non ce l’ha fatta a dimostrarsi preveggente e nemmeno scaltro. Speriamo lo sia di più nel futuro». Lo dice il coordinatore del Pdl Sandro Bondi.

14,59 – Bindi: “La maggioranza è allo sbando”
Il dato politico importante è che la maggioranza è allo sbando e le opposizioni sono unite». Lo ha detto Rosy Bindi, al termine del voto di fiducia alla Camera. «Una maggioranza che si regge su questi numeri, che non garantisce il numero legale, dove va?», ha aggiunto la vice presidente dell’Assemblea del Pd rivendicando le scelte di strategia parlamentare dei democratici: «Noi abbiamo provato quello che dovevamo provare».

14,58 – Maroni: “La fiducia ci dà nuovo vigore”
Il 14, in fatto di date, ”porta bene al governo”. ”L’anno scorso abbiamo votato la fiducia il 14 dicembre, oggi e’ il 14 ottobre”. E’ quanto afferma il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, in Transatlantico, dopo che il governo ha incassato una nuova fiducia da parte dell’Aula. Di questo passo, prossima fiducia il 14 novembre? azzardano i cronisti. ”Magari il 14 febbraio, che e’ San Valentino”, ironizza il ministro. Elezioni quindi il 14 aprile?, insistono i giornalisti. ”Non ho controllato se sia domenica”, risponde l’esponente della Lega Nord. Fattogli notare che si tratta di un sabato, Maroni, sorridendo, sottolinea: ”Io sono sempre pronto a tutto”. In ogni caso, il voto di fiducia di oggi ”e’ stato un passaggio importante: 316 voti ci danno nuovo vigore”.

14,57 – “Bersani: “Il governo morirà di fiducia”
«Questo governo morirà di fiducia. Oggi ha avuto un voto al ribasso». È il commento al voto di oggi del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Il Pd «continua la battaglia» sia con la manifestazione del 5 novembre sia «con la costruzione di un’alternativa che in questi giorni si è rafforzata».

14,55 – Franceschini: “I Radicali non sono stati determinanti”
”I Radicali non sono stati determinanti. Sono entrati quando era stato gia’ raggiunto il numero legale”. Lo afferma Dario Franceschini, presidente dei deputati del Pd, dopo la conferenza dei capigruppo.

14,50 – La Bindi: “E’ evidente che i Radicali sono fuori dal Pd”
‘Loro hanno seguito una strada che non e’ piu’ la nostra. Mi pare evidente che dopo le vicende
di questi giorni i radicali sono fuori dal nostro gruppo”. Lo afferma la presidente dell’Assemblea nazionale del Pd, Rosy Bindi, commentando con i cronisti a Montecitorio la decisione dei cinque deputati radicali di entrare in Aula alla prima chiama del voto di fiducia al governo.

14,47 – Di Pietro: “Il governo non c’è più, ha solo la maggioranza numerica”
«Il governo non c’è più: non ha una maggioranza politica, ma solo numerica ed è dovuta al fatto che i radicali hanno cercato la loro visibilità». È quanto ha affermato il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che aggiunge: «I Radicali dimenticano che ci sono momenti topici in cui ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Li rispetto ma non condivido il loro comportamento».

14,42 – Berlusconi: “Presto mi trasferirò in Parlamento”
Dopo che la settimana prossima sarà varato il decreto Sviluppo “mi trasferirò in Parlamento”. Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, conversando con i giornalisti alla Camera. Il premier ha spiegato che una volta che “il governo avrà ormai approntato tutte le riforme” lui sposterà la sua sede di lavoro in Aula per “trasformare in legge” la riforma istituzionale, quella del fisco e della giustizia.

14,38 – Alfano: “Da sinistra giochetti da consiglio comunale”
Angelino Alfano critica la strategia «patetica e sbagliata» dell’opposizione. «Abbiamo assistito a
scenette e a giochetti da consiglio comunale, sono entrati in Aula alla seconda chiama e ieri l’hanno disertata», ha spiegato il segretario del Pdl. «Questa è la dimostrazione che la sinistra non ha cultura di governo», ha concluso Alfano.

14,37 – Berlusconi: “E’ una fifìguraccia dell’opposizione”
Oggi c’è stata una “figuraccia delle opposizioni che ha sbagliato i calcoli”. Lo ha detto il premier,
Silvio Berlusconi, parlando con i giornalisti a Montecitorio. “Hanno messo in atto – ha aggiunto – i biechi trucchi del parlamentarismo”. Il premier ha definito un ‘agguato’ quello che “hanno tentato di portarci cercando di far mancare il numero legale con trucchi del più bieco parlamentarismo che pensavamo passato” ma che “gli italiani giudicheranno”.

14,36 – Berlusconi: “Grazie a Tremonti i conti sono in ordine”
Il decreto Svilluppo sarà a costo zero come chiede il ministro dell’Economia? “Tremonti è preoccupato, come è suo dovere, del bilancio dello Stato ed è grazie a lui che i conti sono in ordine”. Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, rispondendo alle domande dei giornalisti alla Camera. Il premier ha comunque assicurato che il provvedimento per la crescita e lo sviluppo “arriverà la prossima settimana”.

14,35 – Berlusconi – “Parlerò di Bankitalia al Quirinale”
«Oggi – annuncia Berlusconi – mi recherò al Quirinale per un appuntamento già previsto e uno dei temi sarà anche questo, ma c’è tempo». Il cavaliere, interpellato alla camera poco prima di ottenere un nuovo voto di fiducia, puntualizza subito: «ho un appuntamento già previsto con il capo dello stato dopo il consiglio dei ministri e parlerò anche di questo ma abbiamo tempo e tante le possibilità in campo. La decisione sarà presa entro la data del primo novembre».

14,34 – Berlusconi: “Sventato il trucco delle opposizioni”
«Abbiamo sventato l’agguato che hanno tentato di portarci per non farci raggiungere il numero
legale, secondo un trucco del più bieco vecchio parlamentarismo» ha ribadito il premier dopo il voto di fiducia, parlando con i giornalisti in Transatlantico.

14,33 – Berlusconi: Tagli dolorosi ai ministeri”
‘Oggi ripartiamo al Consiglio dei ministri con la finanziaria”. Lo ha riferito il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, aggiungendo che ”saranno previsti tagli dolorosi sugli investimenti dei ministeri”. Il presidente del Consiglio ha confermato poi che il decreto sviluppo sara’ pronto probabilmente ”la prossima settimana. Ci stiamo lavorando. Dopodiche’ – ha aggiunto – trasferiro’
la mia sede principale di lavoro in Parlamento, perche’ il governo avra’ fatto tutte le riforme” che dovranno quindi essere approvate dalle Camere”.

14,32 – Franceschini: “Perdono pezzi, è nostro dovere provarci”
“Ogni volta perdono pezzi e l’opposizione ogni volta ha il dovere di provarci…”. Il capogruppo del Pd Dario Franceschini commenta così a caldo in Transatlantico la fiducia ottenuta dal governo. “Hanno ottenuto 316 voti, parlavano di 322, qualcuno anche di 330 – continua Franceschini – A ogni voto di fiducia perdono uno, due o tre voti. Di questo passo non siamo molto lontani…”.

14.30 – Radicali ininfluenti
Con l’ottenimento di 316 sì al voto di fiducia, il governo si è assicurato la maggioranza assoluta della Camera che conta 630 deputati. Seppur di un solo voto, dunque, l’esecutivo si è dimostrato autosufficiente. Tanto da rendere ininfluente al fine del raggiungimento del numero legale (strategia portata avanti dalle opposizioni fino ad oltre la metà della seconda chiama) la partecipazione al voto dei radicali che non hanno seguito le indicazioni del loro gruppo di appartenenza (il Pd).

14.25 – Sì alla fiducia
La Camera ha confermato la fiducia al governo. I voti a favore sono stati 316, 301 i contrari. La maggioranza richiesta era di 309 voti. I votanti in tutto sono stati 617. Il risultato è stato accolto da un forte applauso dai deputati di maggioranza.

LA MATTINATA ALLA CAMERA
Maggioranza in bilico, appena cominciato il voto di fiducia alla Camera. Le assenze dell’ultimo minuto, ma anche la tattica parlamentare decisa dalle opposizioni stanno infatti mettendo in difficoltà il governo. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si dice «sicuro» che stasera ci sarà ancora il governo, ma aggiunge di non sapere se ci sarà la maggioranza assoluta: «Basta che vinciamo». Da parte sua l’opposizione fa sapere che si presenterà in Aula a votare solo dopo che la maggioranza avrà assicurato di avere il numero legale (si segnalano 50 deputati in missione). A mettere in difficoltà il governo sono un numero “sensibile” di assenze. Mancano infatti gli scajoliani Giustina Destro e Fabio Gava. Ma ha annunciato la sua assenza al voto anche il parlamentare di Popolo e territorio Luciano Sardelli. Anche il collega ’responsabilè Michele Pisacane non è a Montecitorio e sarebbe a Napoli, deciso a non votare. Ancora in forse, invece, Antonio Milo. «Arriveremo a 317», dicono fonti della maggioranza. Ma fino all’ultimo si fanno e rifanno i conti: nulla è scontato.

Roma, 14 ottobre 2011

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dal IL MATTINO

Sì della Camera, Berlusconi: agguato fallito Napolitano: preoccupa contesto generale

Quirinale: non eccedere con voto fiducia. Polemica su radicali. Bersani: moriranno di fiducia. Casini: voto più vicino.

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ROMA– Il governo Berlusconi ha ottenuto la fiducia della Camera al termine di una seduta ad alta tensione. Si tratta del 51° voto di fiducia della legislatura. I voti a favore sono stati 316, 301 i contrari. La maggioranza richiesta era di 309 voti. I votanti in tutto sono stati 617. La maggioranza ha comunque sofferto molto: le assenze dell’ultima ora (gli scajoliani Destro e Gava e il responsabile Sardelli) e la tattica dell’opposizione, facevano temere che mancasse addirittura il numero legale. Poi, alla fine della prima chiama, l’ingresso dei radicali in Aula e il ripensamento di Michele Pisacane, dato per assente fino all’ultimo, sembrano aver fatto la differenza. Il risultato è stato accolto da un forte applauso dai deputati di maggioranza. L’asticella di Pdl e Lega era puntata a quota 319 e nella maggioranza si paventavano le assenze.

L’opposizione aveva annunciato che non si sarebbe presentata a votare fin quando la maggioranza non avesse dimostrato di avere il numero legale. Il che vuol dire che se al termine delle due chiame il governo non arrivasse a 315, il voto sarebbe nullo e il blocco dei lavori parlamentari sarebbe plateale. La tattica, concordata da Pd, Idv, Udc, Fli, Api, Mpa e Libdem, sembra a un certo punto in grado di far franare tutto. «Questa volta ci fregano», si sussurra tra i banchi della maggioranza. E il pressing sugli indecisi continua fino all’ultimo: a Montecitorio non si vede Michele Pisacane e Antonio Milo viene dato per indeciso. In forse anche Pippo Gianni. Ma Milo e Gianni rispondono alla prima chiama, portando la maggioranza (assenti Alfonso Papa, in carcere, e Pietro Franzoso, in ospedale) a 315. Un vero e proprio caso lo scatenano invece i cinque radicali. Quando, verso la fine della prima chiama, spuntano nell’emiciclo, l’opposizione si rende conto che la sua tattica è fallita. Alla seconda chiama arriva in Transatlantico anche il deputato responsabile Michele Pisacane: la maggioranza è a 316, l’opposizione si ferma a 301 (mancano Buonfiglio e Tremaglia di Fli, Mannino e Versace del Misto, Lo Monte dell’Mpa e la radicale Zamparutti).

Oggi c’è stata una «figuraccia delle opposizioni che ha sbagliato i calcoli – ha ribadito Silvio Berlusconi – Hanno messo in atto i biechi trucchi del parlamentarismo. Siamo a quota 316 perchè da 318 che eravamo, con 2 dei nostri impediti a venire, siamo a 316. Ho un appuntamento, già previsto, con il capo dello Stato dopo il Consiglio dei ministri di oggi ma su temi non attinenti. La prossima settimana arriverà il decreto per la crescita e lo sviluppo. Siamo pronti a ripartire con la finanziaria e abbiamo di fronte tagli dolorosi per i ministeri. Tagli di cui discuteremo perchè ciascuno cercherà di ridurre i suoi».

Napolitano: il ricorso al voto di fiducia «non dovrebbe comunque eccedere limiti oltre i quali si verificherebbe una inaccettabile compressione delle prerogative delle Camere», scrive il presidente della Repubblica ai capigruppo Pdl definendo tuttavia «inammissibile una contestazione dell’art.94 della Costituzione» che lo prevede. «Non ho ritenuto, confortato del resto dalla dottrina, espressasi anche nell’articolo del presidente Onida da me vivamente apprezzato, che vi fosse un obbligo giuridico di dimissione a seguito della reiezione del Rendiconto», scrive ancora Napolitano.

Napolitano: mi preoccupa il contesto generale. «Come ho avuto modo di chiarire nella dichiarazione da me rilasciata la mattina di mercoledì scorso, preoccupante istituzionalmente è il contesto più generale in cui si è inserita la mancata approvazione dell’art. 1 del Rendiconto», scrive Napolitano. Questa preoccupazione nasce a causa dell’«innegabile manifestarsi negli ultimi tempi di acute tensioni in seno al Governo e alla coalizione, con le conseguenti incertezze nell’adozione di decisioni dovute o annunciate».

«Per superare l’inconveniente determinatosi» con la bocciatura dell’art.1 del rendiconto Napolitano conviene che sia possibile «anche la ripresentazione dello stesso testo», ma era opportuno farlo «dopo il chiarimento politico» e la verifica della Corte dei Conti. «Circa l’ultima questione relativa alle modalità più corrette per superare l’inconveniente determinatosi e consentire un’attività certamente dovuta, convengo – scrive Napolitano- che non possono che essere le stesse per qualunque governo e consistere anche nella ripresentazione dello stesso testo, considerata la sua natura di atto ricognitivo e di legge formale di approvazione: ma era opportuno che ciò avvenisse dopo il chiarimento politico e previa nuova verifica da parte dell’organo di controllo dei conti dello Stato, come poi è in effetti avvenuto. D’altra parte, proprio la natura di legge formale e quindi di atto di controllo del rendiconto – fortemente sottolineata sia dal Presidente del Consiglio sia e ancor più da esponenti della maggioranza nel corso della discussione di ieri sulle comunicazioni del Governo – è alla base del valore politico che anche la dottrina richiamata riconosce al rifiuto di approvazione».

L’interpretazione che Gianfranco Fini ha dato del significato preclusivo della bocciatura dell’articolo 1 del Rendiconto generale dello Stato «è materia che rientra pienamente nei poteri del Presidente dell’Assemblea», fatto salvo il diritto di dissentire, ha scritto Napolitano. «Quanto alla interpretazione del significato sul piano procedurale di un voto contrario sull’articolo 1 del rendiconto – scrive Napolitano – e della portata della preclusione che ne deriva (peraltro condivisa dalla Giunta per il regolamento sulla base di vari precedenti, sia pure relativi ad altri disegni di legge) trattasi di materia che rientra pienamente nei poteri del Presidente di Assemblea, le cui decisioni possono naturalmente incontrare, come hanno incontrato anche nel passato recente, il dissenso dell’uno o dell’altro schieramento allorchè vertano su materie complesse e certamente opinabili. Tale opinabilità del resto – prosegue – è confermata dalla decisione del Governo di redigere il rendiconto sotto forma di articolo unico che rinvia alle risultanze contabili contenute in appositi allegati. Per quanto infine concerne la composizione della Giunta per il regolamento, il Presidente Fini ha risposto in Aula alle contestazioni formulate, anche se resta vostro diritto considerare aperta la questione».

Nella maggioranza 12 assenti. Sono Fabio Gava e Giustina Destro del Pdl e Luciano Sardelli di Popolo e territorio i deputati di maggioranza che non hanno risposto alla chiama, tra i 12 che alla fine sono risultati complessivamente assenti. Prevista la non presenza di Alfonso Papa e Pietro Franzoso, quest’ultimo ricoverato in ospedale. Non hanno votato neanche Antonio Buonfiglio, formalmente in Fli anche se nelle settimane scorse ha annunciato l’abbandono del partito; Santo Versace, che ha lasciato il Pdl; Calogero Mannino, che fa parte del gruppo Misto. Attesa anche l’assenza del recordman Antonio Gaglione, mentre nelle file dell’opposizione non c’erano Mirko Tremaglia, di Fli, in precarie condizioni fisiche; la radicale Elisabetta Zamparutti, in Ruanda; e Carmelo Lo Monte, dell’Mpa, in Argentina.

«Il governo morirà di fiducia e l’alternativa ora è rafforzata – ha detto il segretario del Pd Bersani -Oggi ha avuto un voto al ribasso. Il Pd continua la battaglia sia con la manifestazione del 5 novembre sia con la costruzione di un’alternativa che in questi giorni si è rafforzata».

«Il governo non c’è più: non ha una maggioranza politica, ma solo numerica ed è dovuta al fatto che i radicali hanno cercato la loro visibilità – ha affermato il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro – I Radicali dimenticano che ci sono momenti topici in cui ognuno deve assumersi le proprie responsabilità. Li rispetto ma non condivido il loro comportamento».

Nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia ci sta che a salvare il governo sia stato Pisacane, è il commento ironico del leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini con riferimento al voto di Michele Pisacane, deputato di Noi Sud. «Questi – ha detto Casini – non hanno capito che Berlusconi farà sciogliere le Camere dopo Natale. Noi siamo pronti ad andare al voto. Bisogna dare atto al presidente del Consiglio: il suo obiettivo è quello di andare avanti per qualche settimana ed arrivare allo scioglimento delle Camere e al voto nei primi mesi del 2012. Il voto è più vicino. Quella sulla fiducia è una vittoria scontata ma è una vittoria di Pirro perchè nulla lascia presagire che da domani il governo riuscirà a governare. Berlusconi è l’ultimo dei mohicani, l’unico a credere che 316 voti gli risolvano i problemi».

Maroni: «Quello di oggi è un voto importante che ci dà vigore e fiducia», ha detto il ministro dell’Interno. Maroni ha scherzato con i cronisti a proposito della cabala del numero 14. Dopo quello odierno, e quello del 14 dicembre dell’anno scorso, a chi gli domanda se ora la prossima fiducia decisiva sarà quella del 14 novembre, ha replicato: «Meglio il 14 febbraio, che è San Valentino». Un cronista ricorda che secondo qualcuno un altro 14 potrebbe essere quello del mese d’aprile, ma per le elezioni: «Non ho controllato se è domenica». In effetti, cade di sabato: «Io sono sempre pronto…», è stata la risposta, prima di congedarsi per andare in Cdm per l’approvazione del decreto stabilità.

I radicali sono stati determinanti per la tenuta del numero legale creando una sorta di effetto traino per quota 315. Il primo radicale che ha votato è stato Marco Beltrandi, per 298°, quando cioè ancora non c’era il numero legale (che era di 315). Dopo di lui hanno votato altri tre radicali: Rita Bernardini, Maria Antonietta Coscioni e Maurizio Turco. Poi hanno votato 14 parlamentari della maggioranza: Ravetto, Razzi, Ripetti, Rivolta, Roccela, Romano, Romele, Ronchi, Rondini, Rossi, Rossi, Russo, Rugolo e Saglia. Dopo questo gruppo hanno votato gli altri radicali Matteo Mecacci e Elisabetta Zamparutti e i due nelle minoranze linguistiche Brugger e Zeller. Dopo questi ultimi, è stato il turno di Saltamartini e Sammarco, entrambi del centrodestra, e così si è chiusa la prima chiama con 315 sì e sette no. L’altro indeciso Michele Pisacane (Pt) ha risposto solo alla seconda chiama.

I deputati dell’opposizione hanno fatto il loro ingresso in aula al termine della prima chiama. All’ingresso dell’opposizione è partito dal centrodestra un ironico applauso, qualcuno ha gridato «buffoni». Dai banchi del Pdl è partito un applauso ironico quando il capogruppo del Pd, Dario Franceschini, è passato davanti al banco della presidenza per votare contro la fiducia al governo.

Giustina Destro: di fronte all’opinione pubblica internazionale che guarda all’Italia «con orrore», è il momento «di uscire da equivoci e sotterfugi e dare la disponibilità per soluzioni concrete alle gravi crisi che attraversa il Paese – conferma la deputata Pdl – Non ho nulla da chiedere e pertanto posso permettermi la libertà di offrire. Offro al mio Paese, in qualità di deputato della Repubblica, di rappresentante del popolo italiano, la mia totale responsabilità di una decisione maturata con consapevolezza e sofferenza. Non è questione di coraggio, è questione di lealtà. Devo molto della mia esperienza politica al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ma prima di tutto devo tutto al mio Paese. Prima di tutto viene la responsabilità verso i miei concittadini». Secondo Destro ciò che è necessario fare per uscire dalla crisi «è già scritto», lo suggeriscono la Bce, la Banca d’Italia, l’Università, la Chiesa, le tanti parti sociali del mondo del lavoro e dell’impresa: «Ebbene – conclude – servono un nuovo stile, molta serietà e tanta ragionevolezza. Serve soprattutto coesione nazionale».

«Sto per incontrare Berlusconi per dirgli di salire al Colle per aprire una nuova fase», ha detto questa mattina Luciano Sardelli, di Popolo e Territorio, dopo un incontro con il segretario Udc Lorenzo Cesa. Sardelli assicura che con lui c’è un numero di deputati «più che sufficienti» a non consentire a Silvio Berlusconi di avere il voto di fiducia.

«Sardelli c’è e vota», risponde invece Berlusconi, a chi gli chiede se non sia preoccupato per la decisione di Luciano Sardelli. Subito smentito dall’interessato: «Ho detto a Berlusconi che non voto la fiducia e che dovrebbe fare un passo indietro e trovare una soluzione perchè così non si va avanti». E dopo un nuovo incontro con il premier, Sardelli ha ribadito: «Non lo faccio per una questione personale ma la situazione così non può andare avanti per cui ho ribadito a Berlusconi la mia intenzione di non partecipare al voto di fiducia. Mi ha chiamato di nuovo stamattina e ha cercato di metterla sul piano personale. Appellandosi all’amicizia e all’affetto. Per me è stata dura, ma ho dovuto dirgli di no. Ormai ho deciso. Alea iacta est. Io l’ho invitato ancora una volta a dimettersi. Nel suo interesse e per quello del Paese».

Pensa che raggiungerete la maggioranza assoluta? «Non lo so, non lo so – risponde Berlusconi – Basta che vinciamo contro questa sinistra che ha inscenato questa farsa delle assenze». E a chi gli domanda se questa sera ci sarà il governo, risponde: «Penso di sì, anzi, ne sono intimamente sicuro. Sono intimamente sicuro che anche questo agguato non avrà nessun esito per loro».

Santo Versace è stato corteggiatissimo nel cortile di Montecitorio. Molti colleghi della maggioranza provano a convincerlo a votare la fiducia. Lui parla da ore con il suo conterraneo Francesco Nitto Palma. Poi interrogato dai cronisti, sorride rassicurante: «Io ho detto che questa fiducia non la voto e così faro». Subito dopo Versace viene raggiunto da altri colleghi del centrodestra, tra cui Renato Farina e Marco Reguzzoni.

Roma, Venerdì 14 Ottobre 2011 – 09:14    Ultimo aggiornamento: 17:25

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1 commento su questo articoloLascia un commento
  1. Io ritengo che nell’area pdl siano tutti sostanzialmente legati al Satrapo Dove non arriva lui abbiamo visto che ci sono i suoi emissari pronti alla bisogna essendo stati a loro volta beneficiati, e andando di questo passo la fitta ragnatela di RESPONSABILI DELL’ULTIMA ORA e quant’altro non puo’ che aumentare . In cima c’e’ il desiderio patente di mettere dopo di lui al suo posto la persona che piu’ gli aggrada,un piano GATTOPARDESCO.Di contro questa storia del vitalizio che doveva essere se non abolito almeno molto ridimensionato,e che è la causa ultima delle TERAPIE INTENSIVE al Governo, e di cui nessuno parla più, sia uno scandalo enorme. E gli indignati dovrebbero parlarne in modo chiaro.Tutto ciò mi ha veramente stancato è la speranza, che si dice è l’ultima a morire,ma ad ora è moribonda. Quando sembra di poter cambiare, ecco che i soliti ritornano al potere, e lo tengono ben stretto, con tutti i mezzi possibili. E per soliti intendo la classe politica di oggi, con il seguito,ricordiamoci solo questo:La «democrazia», non solo per etimo, è il «governo del popolo», del popolo a cui per Costituzione «appartiene» in modo inalienabile la «sovranità». La «partitocrazia» è invece, non solo per etimo, il «governo dei partiti».
    Democrazia: non essendosi potuto fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto.
    Blaise Pascal

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