27 gennaio 2012: il Giorno della Memoria. Intervento del Presidente Napolitano

Il Ricordo delle vittime per mantenere viva la memoria delle loro esistenze e l’assurdo motivo per cui furono troncate. Celebrazione del Giorno della Memoria al Quirinale.

Intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Il 27 gennaio 1945 fu liberato il Campo di sterminio di Auschwitz: Oggi il 27 gennaio 2012 “Giorno della Memoria”.
Shoah” in ebraico vuol dire “catastrofe”, “distruzione”. Un progetto, che dalla metà degli anni trenta al 1945, mirava alla totale e sistematica eliminazione della popolazione europea ebraica.

ROMA – Ogge è il 27 gennaio 2012 e si celebra per il dodicesimo anno il “Giorno della Memoria“. Molti Stati hanno istituito un “Giorno della Memoria”: l’Italia, con legge 211 del 20 luglio 2000, lo ha fissato al 27 gennaio. È stato scelto il 27 gennaio per ricordare lo stesso giorno nel 1945, quando le truppe sovietiche dell’Armata Rossa, nel corso dell’offensiva in direzione di Berlino, arrivarono ad Auschwitz, scoprendo il campo di concentramento e liberandone i superstiti.

auschwitz

In verità, molti altri ebrei d’Italia e d’Europa furono uccisi nelle settimane seguenti; ma la data della liberazione di quel campo è parsa più adatta di altre a simboleggiare la “Shoah” e, sperabilmente per sempre, la sua fine.

Il  “Giorno della Memoria”, dunque, commemora la “Shoah” ma nello stesso tempo vuole ricordare quanti, pur trovandosi in schieramenti diversi, ebbero il coraggio e la determinazione di opporsi a quel folle e disumano progetto di genocidio e non esitarono a proteggere in tutti i modi – in condizioni spesso disperate – i perseguitati, anche a rischio della propria vita.

Shoah” è un termine ebraico che vuol dire “catastrofe”, “distruzione”, ed è ormai universalmente utilizzato per definire ciò che accadde agli ebrei d’Europa dalla metà degli anni Trenta al 1945, in particolar modo nel quadriennio finale, quando fu pianificato e rigorosamente attuato il progetto di totale e sistematica eliminazione della popolazione europea ebraica.

le vittime della Shoah

Ricordare quelle vittime serve a mantenere viva la memoria delle loro esistenze e dell’assurdo motivo per cui furono troncate.

Avere consapevolezza di quel passato, dare attento ascolto alle parole dei sopravvissuti, è diventato ormai un nostro preciso dovere, se vogliamo costruire il futuro come tempo dell’armonia e della solidarietà fra gli uomini, oltre ogni irragionevole ed insano pregiudizio di razza e di fede religiosa.

Per scongiurare che mai più possano ripetersi simili tragedie, sono stati organizzati incontri, cerimonie e momenti comuni di rievocazione dei fatti e di riflessione (in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado), su quanto accadde allora agli ebrei nei campi di sterminio nonché ai deportati politici e militari italiani nei campi di concentramento nazisti.

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GIORNO DELLA MEMORIA 2012 a Salerno

In occasione della celebrazione del “Giorno della memoria oggi 27  gennaio, il Prefetto Ezio Monaco, nel corso di una cerimonia che si terrà al Palazzo del Governo di Salerno, alle ore 11, consegnerà le medaglie d’onore concesse dal Presidente della Repubblica a quattro cittadini della nostra provincia, deportati nei lager nazisti e destinati al lavoro coatto per l’economia di guerra o ai familiari dei deceduti.
Si riporta di seguito l’elenco degli insigniti.

NOMINATIVO RESIDENZA DATA DI NASCITA
1 AGOSTINO GRANATO Nocera Inferiore 26/08/1915
(deceduto)
2 LUIGI PETRONE Mercato San Severino 12/06/1922
3 GAETANO SELLITTO Nocera Inferiore 06/02/1917
(deceduto)
4 ANTONIO STABILE Polla 08/06/1920
(deceduto)

Celebrazione al Palazzo del Quirinale del “Giorno della Memoria”

ROMA – Si è svolta nella mattinata di ieri al Palazzo del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, la celebrazione del “Giorno della Memoria“. All’intervento del Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna, hanno fatto seguito le testimonianze di alcuni studenti di scuole che hanno partecipato ai viaggi della memoria. Successivamente ha preso la parola il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Francesco Profumo.

Il Presidente Napolitano ha quindi rivolto un discorso ai presenti. Nel corso della cerimonia, aperta dalla proiezione del cortometraggio di Ettore Scola “1943-1997”, il maestro Gabriele Lavia ha letto un brano tratto da “Se questo è un uomodi Primo Levi, in occasione del 25° anniversario della scomparsa dell’autore. La cerimonia si è conclusa con la premiazione delle scuole vincitrici della X edizione del concorso “I giovani ricordano la Shoah”.

Erano presenti il Vice Presidente del Senato della Repubblica, Emma Bonino, il Vice Presidente della Camera dei Deputati, Rosy Bindi, il Ministro della Cooperazione Internazionale e Integrazione, Andrea Riccardi, il Giudice della Corte Costituzionale, Sabino Cassese, il Vice Primo Ministro dello Stato di Israele, Silvan Shalom, il Presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, i Presidenti delle Province di Roma, Nicola Zingaretti, di Potenza, Piero Lacorazza, e di Pesaro-Urbino, Matteo Ricci, il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, rappresentanti delle Associazioni degli ex internati e deportati della Comunità ebraica e autorità politiche, civili e militari. Precedentemente il Capo dello Stato, alla presenza del Ministro Riccardi, aveva consegnato 18 medaglie d’onore (legge 27.12.2006 n. 296) ad ex deportati e internati nei lager nazisti.

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Intervento del Presidente Napolitano in occasione della celebrazione del Giorno della Memoria.

Giorgio Napolitano-Shoah

Palazzo del Quirinale, 27/01/2012

Signori rappresentati del Parlamento e del governo,
Autorità,
Ragazze e Ragazzi,
Cari Ettore Scola e Gabriele Lavia,
Signore e Signori,

Sono lieto di accogliere ancora una volta i rappresentanti delle vittime dell’Olocausto e delle Comunità ebraiche e insieme con loro i rappresentanti dei deportati italiani nei campi nazisti, alcuni dei quali abbiamo poco fa salutato e onorato.

La Giornata della Memoria che abbiamo celebrato oggi è tra le più intense di questi ultimi anni. Per la forza politica e morale dei contributi del ministro Profumo e del Presidente Gattegna. Per le genuine, appassionate testimonianze degli studenti. Per il quadro ricco come non mai, che qui si è riflesso, delle iniziative indette, in tutto il paese ; per il valore – in particolare – di realizzazioni come quella della mostra del Vittoriano sui ghetti nazisti in Polonia o come quella dell’elenco, reso accessibile online, degli oltre settemila cittadini ebrei vittime della persecuzione nazifascista in Italia durante la Repubblica sociale e l’occupazione tedesca. Insomma, il ricordo della Shoah come tragedia dell’Europa sta toccando livelli sempre più alti di consapevole partecipazione nel nostro Paese. Dobbiamo dire che a ciò ha certamente concorso l’istituzione per legge della Giornata della Memoria, per l’impulso che ha suscitato e propagato, in Italia, nelle istituzioni, nella scuola, nell’informazione, nella coscienza pubblica e in special modo tra le giovani generazioni.

E’ stato bello ascoltare il racconto che il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il prof. Profumo, ci ha presentato del viaggio compiuto ad Auschwitz con oltre 180 studentesse e studenti. “Nessuno, dopo questo viaggio” – egli ci ha detto – “è più lo stesso”. Vissi anch’io la stessa commozione quando visitai Auschwitz diciotto anni fa insieme con Giovanni Spadolini in rappresentanza del Parlamento italiano. Ed importante è stato il coronamento dell’omaggio ad Auschwitz in questi giorni con la firma del Protocollo tra il Ministero dell’Istruzione e l’Unione delle Comunità ebraiche italiane per fare della nostra scuola ancor più compiutamente “una scuola di memoria”. Questo impegno rappresenta il miglior antidoto a quei rigurgiti di negazionismo e antisemitismo, di intolleranza e di violenza che il ministro ha denunciato come fenomeni, per quanto marginali, da stroncare sul nascere.

Ringrazio il Presidente Gattegna per i riconoscimenti che mi ha rivolto. Quando ho giurato da Presidente, l’ho fatto sapendo che il mio dovere e il mio sentimento mi conducevano a riflessioni, prese di posizione e sollecitazioni motivate e inequivoche contro l’antisemitismo in ogni suo travestimento, contro il razzismo, contro ogni violazione del principio di pari dignità ed eguaglianza davanti alla legge. Lo dice l’articolo 2 della Costituzione italiana. Lo dice l’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea. Rileggiamolo :

“L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini.”

Si, l’Europa è questo. Non dimentichiamocene sol perché la nostra attenzione è oggi spasmodicamente concentrata sulla grave crisi finanziaria ed economica in atto da tre anni, sull’emergenza che ha investito l’Eurozona, sulle quotazioni, giorno per giorno, dei titoli del debito pubblico. Dobbiamo fare i conti con queste assillanti realtà, ma non perdiamo di vista il senso e i valori della costruzione europea. Le ragioni del nostro stare insieme sono lì, in quel fondamento di pace e di civiltà su cui l’Europa ha trovato la sua unità ed è chiamata a far leva per il suo futuro.

Il Cancelliere tedesco Signora Merkel ha parlato ieri – in un’importante intervista – del suo sentimento dell’Europa, “un continente col quale si può contribuire a plasmare il mondo”, nel segno della dignità dell’uomo, di molteplici libertà e dello sviluppo sostenibile. Ella ha parlato, in termini che condivido e apprezzo, della sua visione dell’Europa come “Unione politica”. E con una frase molto forte ha aggiunto : “L’Europa è la nostra fortuna… Se non avessimo l’Europa, forse anche la nostra generazione si farebbe la guerra”. Si, ed ecco perché occorre essere vigilanti e fermi contro ogni ricaduta nel nazionalismo, nella ricerca del nemico, nel rifiuto del diverso.

L’amico Gattegna ha ricordato come l’unità europea sia nata anche dai percorsi di riesame critico, da parte della Germania e dell‘Italia, delle scelte politiche e dei comportamenti tenuti negli anni Trenta e Quaranta.

Il primo a rivolgersi ai tedeschi perché apprendessero l’estremo orrore del nazismo fu, con i suoi radiomessaggi dall’America, un grande tedesco costretto all’esilio. Il 14 gennaio del 1945, mentre Hitler teneva ancora nella distruzione e nella menzogna una Germania sull’orlo della disfatta, Thomas Mann rivelò agli ascoltatori tedeschi che gli inviati della neutrale Svizzera, in missione umanitaria, avevano potuto vedere, prima che con la liberazione se ne aprissero i cancelli, i campi di Auschwitz e Birkenau, dove nel giro di un anno tra il ’43 e il ’44 erano stati uccisi 1.715.000 ebrei. E videro, quegli inviati svizzeri, disse Mann, “quello che nessun uomo sensibile è disposto a credere, se non l’ha visto con i propri occhi”. Lo avrebbe visto con i propri occhi, come ci ha detto pochi minuti fa, Beatrice insieme con gli altri studenti che hanno partecipato al viaggio nella memoria.

Dopo che quello sterminio e la guerra furono finiti, il percorso autocritico fu intrapreso e portato avanti in Germania. E l’immagine più alta che ne fu trasmessa al mondo, è quella, rimasta in me impressa per sempre, di un grande uomo politico e di governo tedesco, Willy Brandt, che a Varsavia nel 1970 si piegò in ginocchio dinanzi al monumento alle vittime del Ghetto – lui che aveva combattuto contro il nazismo prendendo su di sé la croce del chiedere perdono a nome della Germania.

Noi italiani chiudemmo i conti con il nazifascismo e con il nostro passato più buio combattendo la guerra di Liberazione e dandoci la Costituzione repubblicana. Ma non abbiamo smesso di cercare e diffondere la verità, guidati anche dalla grande luce della testimonianza e del messaggio di Primo Levi. E su misfatti come quello delle leggi razziali del 1938 e della loro applicazione, abbiamo fatto conoscere la dura verità, negli ultimi anni come non mai.

Signore e Signori, cari ragazzi e ragazze, il significato più ampio di questa Giornata della Memoria lo ha nobilmente dichiarato qui il Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche quando ci ha detto : “Ferme restando le specificità della Shoah, che fu il tentativo di realizzare il genocidio perfetto … questa deve essere la occasione di una riflessione condivisa che abbracci anche tutte le altre vittime di quella tragedia” : oltre che gli oppositori politici, “gli omosessuali, i disabili fisici e mentali, le popolazioni rom e sinti”. Di qui la lezione che ho sentito ieri risuonare nelle parole di un alto magistrato – il Procuratore Generale della Corte di Cassazione – nella cerimonia per l’inaugurazione dell’Anno Giudiziario. Parole severe per bollare qualsiasi alibi si possa accampare per “legittimare l’oblio” – così egli si è espresso – “di quelli che vengono definiti diritti sottili o diritti degli ultimi”, quegli ultimi, quei deboli già evocati in triste sequenza da Gattegna. Per fortuna, è stata la conclusione del magistrato, si è affermata “la tutela sopranazionale dei diritti umani e delle libertà fondamentali”, la cultura del “diritto in grado di imporsi ai governi delle Nazioni”, e quindi la storica conquista della “creazione di una giurisprudenza comune dei diritti umani”.

Coltivare queste conquiste, contro ogni regressione, è il modo più giusto e fecondo di rendere omaggio alla memoria delle vittime della Shoah, al sacrificio, alla resistenza, alla rinascita dei popolo ebraico.

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In occasione del “Giorno della Memoria” sono organizzati incontri, cerimonie e momenti comuni di rievocazione dei fatti e di riflessione (in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado) su quanto accadde nei campi di concentramento nazisti, al fine di conservare viva la memoria di quel periodo della storia europea e del nostro Paese e perché sia scongiurato per sempre il ripetersi di simili tragedie.

A Palazzo Chigi, il 19 gennaio scorso, nel corso di una conferenza stampa sono state presentate le iniziative patrocinate dal Comitato di coordinamento per le celebrazioni in ricordo della Shoah.
Ad aprire la conferenza il Ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione Andrea Riccardi, che ha ricordato l’importanza di celebrare una Memoria solida, sentita e priva di retorica. In questo senso va  l’allestimento di numerose iniziative rivolte ai più giovani, a quelle nuove generazioni che sono chiamate ad essere un presidio contro l’insorgere di nuovi pregiudizi e intolleranze.
A fianco del ministro Riccardi il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna, che ha ribadito l’importanza di guardare al futuro, di trovare chiavi sempre nuove e coinvolgenti per trasmettere la lezione del ricordo a tutti i cittadini. Hanno quindi preso la parola la coordinatrice dell’Ufficio Studi e Rapporti Istituzionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Anna Nardini, per illustrare le iniziative del 2012, il sovrintendente dell’Archivio centrale dello Stato, Agostino Attanasio per presentare i risultati della campagna di raccolta di materiali da destinare ai Musei italiani dell’ebraismo e della Shoah lanciata lo scorso anno, e il presidente della Fondazione Museo della Shoah di Roma, Leone Paserman per comunicare, nell’ambito della campagna, la donazione di una raccolta di opere d’arte da parte di Roberto Malini.

Tra le iniziative patrocinate dal Comitato di coordinamento per le celebrazioni in ricordo della Shoah” si segnala:

  • La Tavola rotonda “La Shoah e l’identità europea”– organizzata dal Comitato di coordinamento per le celebrazioni in ricordo della Shoah della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, sulla nascita dell’Europa unita dalle ceneri della seconda guerra mondiale con uno sguardo all’Europa di oggi alla ricerca, di fronte alla crisi, di soluzioni inclusive nel segno della coesione e della condivisione delle responsabilità.
  • Il Convegno di studi in ricordo della Shoah organizzato dal Ministero dell’interno, in collaborazione con la Comunità ebraica di Roma e con istituzioni universitarie italiane e straniere, presso la Scuola Superiore dell’Amministrazione Civile dell’Interno, che ha carattere formativo ed è destinato alla carriera prefettizia ed alle forze di polizia chiamate, nei rispettivi ambiti, ad affrontare il fenomeno dell’antisemitismo che ancora oggi presenta, purtroppo, sintomi di vitalità.
  • La Mostra “I ghetti nazisti”, presso il Complesso del Vittoriano dal 27 gennaio al 4 marzo 2012, vuole ripercorrere la storia dei ghetti nazisti in Polonia, dal 1939 al 1944: la loro istituzione, la vita quotidiana al loro interno, la fame, le malattie, la violenza , il lavoro coatto, le deportazioni, la resistenza, le liquidazioni finali.
  • I Testimoni della Memoria “La Nominazione”, iniziativa organizzata dalla Consulta della Comunità Ebraica di Roma in collaborazione con il Centro di Cultura, l’Ufficio Rabbinico e la Fondazione Museo della Shoah di Roma. Dieci ragazzi nomineranno ciascuno dieci dei 200 ragazzi al di sotto dei dieci anni che sono stati deportati ad Auschwitz.
  • Il nuovo sito web della Fondazione CDEC: i nomi della Shoah italiana. Il progetto consiste nella messa on line, dopo un’accurata ricerca, dell’elenco dei cittadini ebrei vittime della Shoah in Italia durante la Repubblica Sociale Italiana e l’occupazione tedesca, negli anni 1943-1945. Si tratta di oltre settemila persone individuate.

Si segnalano quindi i risultati di “Storia di Famiglie” Campagna nazionale di raccolta materiale e documenti sulla Shoah: documenti rari e preziosi, dal punto di vista affettivo e storico, che molti privati cittadini, ebrei e non, hanno generosamente donato perché divenissero testimonianza di quanto accaduto a beneficio della collettività.  Tra questi, una collezione di opere di artisti vittime della persecuzione, donata da un collezionista alla Fondazione Museo della Shoah di Roma. Ė purtroppo vero che gran parte delle opere degli artisti ebrei perseguitati dal regime hitleriano sono andate distrutte mentre quelle sopravvissute lo devono ai casi più fortuiti.
A partire dal dopoguerra alcuni nuclei di opere sono stati riuniti, spesso a seguito di faticose ricerche, nei musei sorti in Israele, in Europa e in America per conservare la memoria del genocidio del popolo ebraico. Perciò solo un certo numero di quegli artisti ha potuto essere riconosciuto e valorizzato. Molte personalità sono state cancellate dalla memoria storica e della loro produzione non rimane più alcuna traccia; di altri è forse ancora possibile reperire qualche superstite testimonianza. Questo è il compito che si è dato Roberto Malini, che, con un tenace lavoro di recupero lungo oltre un decennio, è riuscito a raccogliere un nucleo di circa 170 opere eseguite da artisti che perirono nei lager o da sopravvissuti alla persecuzione. Uomini che lavorarono tra mille privazioni, umiliazioni e tormenti nei campi di concentramento o nella clandestinità.

Donazione di Roberto Malini a favore del museo della Shoah di Roma

Roma, 28 gennaio 2012 (aggiornato alle ore 15,36 del 28 gennaio 2012)

3 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. .GRAZIE MASSIMO !!
    martedì 27 gennaio 2009- PRIMO LEVI
    “Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”

    SE QUESTO E’ UN UOMO
    Voi che vivete sicuri
    Nelle vostre tiepide case;
    Voi che trovate tornando a sera
    Il cibo caldo e visi amici:
    Considerate se questo è un uomo
    Che lavora nel fango
    Che non conosce pace
    Che lotta per mezzo pane
    Che muore per un sì o per un no
    Considerate se questa è una donna,
    Senza capelli e senza nome
    Senza più forza di ricordare
    Vuoti gli occhi e freddo il grembo
    Come una rana d’inverno
    Meditate che questo è stato:
    Vi comando queste parole.
    Scolpitele nel vostro cuore
    Stando in casa andando per via,
    Coricandovi alzandovi;
    Ripetetele ai vostri figli.
    O vi si sfaccia la casa,
    La malattia ve lo impedisca,
    I vostri nati torcano il viso da voi.

    Primo Levi

  2. mio padre italiano ebolitano classe “1923” parti per il fronte il 1943 in Dalmazia fronte iugoslano ,dopo due mesi di servizio nei bunker sulla costa ,dopo l’otto settembre gli fu ordinato di arrendersi e cosi diventò prigioniero dei tedeschi scampando a un’altra tragedia che si consumo’ da li a poco “gli assalti dei partigiani slavi e le Foibe. Papà fu deportato in germania Monaco di Baviera in un campo di concentramento dove si lavorava per costruire armi ,o si lavorava o si moriva. Due anni di lavori forzati a 22 anni alto 1,70 cm e 45kg. di peso.Molto spesso papa’ ricordava la sua storia in occasione di films o ricorrenze come il 25 aprile o qualche servizio televisivo come la fuga di Kappler negli anni settanda.Papa’ ricordava sempre a noi figli cos’è la guerra, e pensando agli ebrei morti e atantio altre vittime connazionali di cui un fratello che comunque lui era stato fortunato a tornare vivo anche se malato e neppure riconosciutoinvalido di guerra.Non rinneghiamo la storia ,testimoniamola sempre e non diamo man forte ai negazionisti e a gruppi eversivi eviolenti che inneggiano ancora al nazzismo e al fascismo.Ricordiamo senza vergogna . l’Italia ha le sue responsabilità storiche non ci dimentichiamo facendo saluti solenni a uno dei tanti come Girogio Bocca che promosse e sottoscrisse anche assieme ad Almirante nel 1938 la pubblicazione del manifesto razziale contro gli ebrei promuovendo la loro persecuzione. Stiamo attenti perche gli errori di interpretazione della storias ci costano caro.Oltretutto questo personaggio politico giornalista mi ricorda qualche politico ebolitano che come lui piu volte ha cambiato opinione politica e di critica giornalistica saltando sulk carro del vincitore.
    Stiamo attenti e aiutiamo a ricordarela Shoah

  3. Il ricordo accentua il dolore per quella barbarie, ma rafforza i sentimenti di libertà e democrazia. Coltivare il ricordo non è mantenere l’odio e i sentimenti di vendetta.

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