La ruota della Storia: Eboli fine di una fase politica

Una campagna elettorale mediocre che mette fine anche ad Eboli a una fase politica che parte da Rosania e finisce oggi in un PD azzoppato.

E’ finita una stagione di cortigianerie, di autoreferenzialismo, di propaganda, di clientele e di familismo, che si infrange sulla protesta di Grillo e del populismo imperante. Inizia la fase della ricostruzione morale e politica dei Partiti e della società.

Gabriele Del Mese

Gabriele Del Mese

di Gabriele Del Mese
per (POLITICAdeMENTE) il Blog di Massimo Del Mese

EBOLI – E’ finita per l’Italia una campagna elettorale mediocre e, forse, per Eboli anche una fase politica. Una fase politica iniziata nel 1996 con la vittoria di Rosania e del progetto di “Alleanza di progresso” e finita oggi in un Partito Democratico “azzoppato”.

Una vittoria, quella di Rosania, favorita dal clima di sfiducia verso i partiti tradizionali di governo che fece vincere ad Eboli un polo civico di sinistra che puntava principalmente, non a caso, sulla trasparenza amministrativa e sulla legalità. Ad Eboli si votò nelle macerie della Prima Repubblica, con il ricordo ancora fresco sia di Tangentopoli che della “gioiosa macchina da guerra” di Achille Occhetto.

Una sconfitta, inaspettata del Polo dei Progressisti nel ’94, una sconfitta inaspettata delPatto dei progressisti e dei democratici oggi. Un senso di insoddisfazione diffuso che viene, oggi,  intercettato non soltanto da Berlusconi ma anche da Grillo. E nel mezzo la classe dirigente del centrosinistra, capace di perder entrambe le elezioni (e molte altre nell’intermezzo): soprattutto i quarantenni di allora (Veltroni e D’alema) che si sfidarono per la segreteria del PDS e che ad oggi nonostante i ripetuti proclami continuano a imperversare in lungo e in largo.

AURELIO MUSI

Le analogie, di oggi per Eboli, non si limitano al voto nazionale. Scriveva Aurelio Musi nel saggio “La stagione dei Sindaci”:

“La storia politico-economica di Eboli viene dominata negli anni settanta dalla figura del socialista Carmelo Conte, sindaco della città con successive cariche ministeriali. La gestione dei fondi stanziati per la ricostruzione post-terremoto asseconda l’ascesa di leaders locali in linea con il governo. Pratiche clientelari consolidate e modalità di gestione della cosa pubblica, ai limiti e oltre i limiti della legalità, saranno da questo momento più e meglio sperimentate che non nelle precedenti fasi di egemonia democristiana. Licenze edilizie “facili”, “discrezionale” elargizione dei fondi pubblici, assunzioni clientelari ed altro ancora connotano, infatti, il periodo della gestione socialista nella città di Eboli”

Un giornalista o uno storico contemporaneo raccontando di questi ultimi 10 anni potrebbe usare le stesse parole. Cambiano soltanto protagonisti e partiti (probabilmente se si fosse cambiato i riferimenti storici spacciandoveli per un qualcosa di contemporaneo a nessuno sarebbe sembrato strano).

Resta sullo sfondo lo stesso ostacolo: un modello di potere che non favorisce sviluppo e crescita ma corruzione e decadenza. Il modello di potere “cortigiano” contrapposto al modello “artigiano” del saper fare, della laboriosità, del merito, della competenza.

Qualche settimana fa ne abbiamo discusso da Edicolè con Romano Benini autore del saggio “Italia Cortigiana: Passato e presente di un modello di potere”, del suo libro, parlando così di questa contrapposizione:

Uno degli ostacoli individuati al “saper fare“, alle competenze, al merito e quindi allo sviluppo economico, sociale e culturale è il vizio antico della “cortigianeria” che si declina in alcuni aspetti particolarmente impattanti nella vita di un paese:

Del Mese-Benini-Mazzaro

Le clientele (intese come le persone, le famiglie, gli amici che richiedono protezione e favori e la cui sussistenza o il cui ruolo dipendono dal mantenimento del potere del politico di riferimento per il quale sono disposte a tutto a fronte del favore ricevuto);
Il familismo/nepotismo (inteso come sostegno alla carriera di un proprio famigliare, al di là del suo reale merito e della capacità);
La cooptazione/raccomandazione (intesa come modalità di raggiungimento di una posizione sociale o professionale grazie al favore di un potente e alla relazione con la cerchia del potente);
La discrezionalità del diritto (intesa come modalità di esercizio del diritto e del rispetto delle leggi che tiene conto delle differenze di status, di potere o di appartenenza ad una clientela/famiglia);
L’autoreferenzialità (intesa come governo del potere fine a se stesso senza altri obiettivi se non la permanenza del proprio ceto/gruppo al potere e al suo esercizio);
La propaganda (intesa come modalità di promozione delle azioni, dei risultati e delle doti del personaggio politico, al di là della reale o meno sussistenza di quanto dichiarato).

In base alla classificazione di Benini possiamo sicuramente affermare che ci troviamo di fronte ad un modello di potere “cortigiano” consolidato. Non credo sia nè interessante nè utile declinare e soffermarsi sulle vicende di cronaca degli ultimi anni  in quanto sicuramente quanto visto in questi ultimi mesi è più che sufficiente per esprimere una valutazione oggettiva sul modello di potere che ha governato ad Eboli sinora e su cosa ci attenderà da domani perchè al netto della “propaganda”, che tenterà di minimizzare, ridicolizzare e depotenziare qualsiasi critica e ricostruzione “periferica alternativa” a quello che si proclama nei pressi del “centro del potere” siamo sicuramente in una fase decadente probabilmente irreversibile

Non è un caso che i cambiamenti siano quasi sempre stati portati dalle periferie, mentre il centro tende a difendere l’esistente. A volte questi cambiamenti vengono accolti e il sistema si rinnova, a volte vengono respinti e il sistema prosegue come prima, a volte invece il cambiamento sostituisce l’ordine precedente, per poi riprendere il giro. E’ la ruota della Storia. Tuttavia è anche vero che più il centro del potere governa un sistema imponente e importante, con un sovrano assoluto, più si fa conservatore e le dinamiche cortigiane tendono a prevalere. Fino all’implosione. E’ quanto è capitato all’Impero romano all’epoca del tardo Impero o al Papato ai tempi della Riforma.

Come ai tempi della decadenza dell’Impero, pochi sono i leader politici attuali che non si circondano di fedeli pretoriani, siano essi colleghi di partito o giornalisti a libro paga. Resta in ogni caso la regola dell’appartenenza e del sistema chiuso, cauto e conservatore.

Il consenso per un politico che opera in questo sistema non dipende tanto dal buon governo, quanto dalla distribuzione di favori e dalla capacità pervasiva dei propri intermediari nell’intercettare i bisogni e le necessità dei personaggi influenti. Capacità amministrativa, efficienza, servizi che funzionano: questo può servire, ma non sono aspetti determinanti per il consenso, come accade invece nei sistemi democratici in cui l’elettore è libero, la verifica e il rendiconto dei risultati sono importanti e gli intermediari politici di professione sono marginali.

Dalla cortigianeria si passa così al clientelismo, dal clientelismo si passa poi alla corruzione. Non ogni potere in sè corrompe, ma il potere cortigiano e clientelare ha invece in sè la corruzione, che ne è una componente costitutiva, una conseguenza inevitabile e voluta di un sistema privo di equilibrio in cui si nutre anche il crimine, in quanto il luogo in cui politica ed economia, criminalità e giustizia, bene comune e interesse privato si confondono è il luogo in cui annega ogni responsabilità.

Melchionda-Bruno-Cuomo

Melchionda-Bruno-Cuomo

Da un punto di vista prettamente politico e non amministrativo il “centro” del potere cortigiano in questi anni ha “sparato” tutte le cartucce utili alla propria autoconservazione. Subito dopo la vittoria alle Amministrative (che ricordo essere avvenuta al ballottaggio) ha bloccato qualsiasi tentativo di confronto politico sulle sorti sia strategiche sia politiche della nostra città. Ha prima sacrificato il capogruppo, poi distrutto e svuotato il partito. Avrebbe dovuto ricostruirlo ma ha fatto di tutto per bloccare qualsiasi tentativo di dialogo, di confronto, di discussione su qualsiasi tematica, perfino le più banali.

Questo, strategicamente, rientra nella visione “cortigiana”:

– un’altro luogo di confronto avrebbe potuto effettuare un contrasto sul piano della capacità e dell’efficienza amministrativa (eventualmente proponendo soluzioni divergenti con gli interessi economico-clientelari);
– un’altro luogo di confronto avrebbe messo in discussione gli intermediari politici di professione rivelando la loro progressiva incapacità ;
– un’altro luogo di confronto avrebbe fatto domande libere, avrebbe chiesto rendiconti regolari, avrebbe messo a nudo la propaganda;
– un’altro luogo di confronto avrebbe necessitato, infine, di altra cooptazione e altra clientela oltre che della dovuta attenzione, direzione e supervisione da parte del “centro”;

Ma “altro luogo” rispetto a cosa? Rispetto al “centro” del Palazzo. E’ solo lì che il Potere prende decisioni accettate e portate avanti acriticamente dai “clientes” ovvero da coloro i quali per necessità non possono che acconsentire al volere del capo per non rischiare la propria posizione, il proprio piccolo privilegio, il proprio pezzo di potere.

Basta pensare che questo sistema non è riuscito ad esaurire nemmeno una mia pudica richiesta (formalizzata nell’unica sede ufficiale del massimo azionista inconsapevole) ovvero il sorteggio degli scrutatori. Sarebbe stato un problema per i “clientes” ma soprattutto per il Palazzo perchè una delle maggiori arti della cortigianeria è quella del saper “tenere insieme” redistribuendo ai “clientes” senza mai saziare giustificando nel nome della conservazione dello “status quo” qualsiasi sopruso e illiberalità. E’ ovviamente un aneddoto frivolo ma indicativo del punto di non ritorno. Non è consentito nemmeno alle briciole uscire fuori dal “cerchio magico” di chi dice sempre sì al Palazzo.

Luigi-Zingales

Luigi-Zingales

Ma, inesorabile, interviene la ruota della Storia. Ed il sistema è vicino all’implosione. O forse è già imploso ma per vedere i cocci esternamente dobbiamo aspettare.

Un modello di questo tipo, abbiamo visto con il Benini, non può reggere a lungo perché con il tempo tende ad attirare non tanto i mediocri quanto i peggiori. La “peggiocrazia” (cit. Zingales) fa sì che non si trovi mai la persona giusta al posto giusto. Lo spoil system, un “sano” spoil system, cerca “clientes” affiliati in grado di servire il Palazzo per mezzo delle proprie competenze professionali. Man mano che il sistema degenera viene richiesto ai “clientes” una dose di illiberalità maggiore e in maniera naturale all’interno di un sistema corrotto avanzano i più disponibili e i più spregiudicati che solitamente coincidono con gli “affiliati” meno in grado di competere in un sistema di mercato libero e competitivo dove governa il merito e non la fedeltà cieca. Progressivamente si riduce il numero di “clientes” competenti e aumenta il numero di “clientes” disposto a tutto pur di continuare a godere di piccoli benefici e privilegi. Questo progressivamente riduce la qualità della fidelizzazione stessa e deteriora la qualità del consenso. E’ un ciclo inesorabile che accellera nei momenti di scarsità di beni e servizi da offrire.

Mentre il sistema implode, il Palazzo ha bisogno della propaganda per garantirsi un futuro soprattutto agli occhi dei propri clientes. In fondo l’affiliazione ad un sistema cortigiano non è ideale, ma di mera convenienza. Quando si annusa la fine di un giro i più scaltri, i più spregiudicati sono i primi ad offrirsi a nuovi poteri. E quindi la “propaganda” è ancora una volta fondamentale. Si cerca legittimazione altrove, perfino nel Cielo se necessario. E quindi tornano sulla nostra umile terra si “giocano” ad Eboli le primarie con l’intento di giocarsi una leadership provinciale che apra “spazi” e quindi opportunità maggiori per gli affiliati che vengono così messi in competizione in attesa di una ricompensa. In questo modo il Palazzo raggiunge anche l’obiettivo sia di “tiene insieme” i clientes sia di posticipare eventuali richieste e necessità ad un momento di verifica successivo.

Ma, abbiamo detto, il modello di potere cortigiano è essenzialmente autoreferenziale. L’unico suo obiettivo è la permanenza al potere. Non c’è visione, non c’è prospettiva ma solo conservazione. E quindi tornando sempre umilmente sulla nostra terra vediamo ovunque transitare leader nazionali ma ad Eboli oltre alle promesse non è arrivato non dico un Letta come a Battipaglia o un Franceschini come a Cava dei Tirreni, non dico nemmeno esponenti meno famosi ma ugualmente di peso come un Cuperlo o un Errani ma da noi nemmeno un candidato al Senato di Salerno o di Agropoli. Nemmeno un uscente come Andria o una giovanissima venticinquenne come la Capozzolo. Niente. Nello spirito autentico dell’autoreferenzialità due manifestazioni pubbliche interamente ebolitane doc. Con i due candidati locali, Cuomo e Bruno, nella parte degli “avanguardisti” quelli che si giocano per conto del Palazzo l’ampliamento delle possibilità di potere dello stesso e nel frattempo vengono guardati con dispetto e sospetto dagli altri affiliati nell’eterna competizione aperta alla ricerca dell’ereditiero… Eh già l’eredità. Chi erediterà cotanto Potere ?

La propaganda sosterrà di aver fatto il possibile per ottenere un buon risultato. Di non essere andato così male. Di essere stata “tradita” da qualcuno. Cercherà scuse più o meno goffe per nascondere una disfatta numerica ed oggettiva. Del resto ad Eboli alle primarie per il premier hanno votato in 3.700, alle elezioni in 4.500. Con il dato strano che alla Camera (dove erano candidati i due ebolitani Cuomo e Bruno) il PD raccoglie il 19.27 % mentre al Senato il 21.27 %.

Luca Verzichelli

Luca Verzichelli

Ammettendo che il voto delle primarie è stato perfettamente regolare, il PD dicevamo ha raccolto 3.700 voti. Saranno pure elezioni politiche, storicamente ostili pure ad Eboli per le formazioni di centrosinistra, ma la maggioranza targata PD è largamente minoranza nel paese. Sia se è minoranza per colpa di coincidenze astrali sia se è minoranza perchè non si è impegnato a sufficienza dovrà assumersi le proprie responsabilità e agire di conseguenza favorendo e stimolando una “riconciliazione” con gli elettori di ogni genere e appartenenza. Per la costruzione di un Partito autenticamente aperto, libero, plurale e autorevole. Ne hanno bisogno elettori e simpatizzanti. Ne ha bisogno Eboli. Il dubbio semmai è capire quanti siano disposti e compatibili ad un modello “alternativo”.

Del resto questa maggioranza ha dimostrato perdendo le primarie per i parlamentari di essere anche minoranza nel Partito nel quale ostentava invece un ruolo principe. Il deputato uscente, Cuomo, non è stato riconfermato in posizione certa ed ancor più grave, la new entry Bruno fuori da Eboli ha raccolto poche centinaia di voti. Segno evidente di una chiusura verso l’esterno anche all’interno del Partito stesso. Minoranza nel partito ieri, minoranza nel paese oggi. Minoranza, punto.

Luca Verzichelli nel saggio “Vivere di politica” afferma che la recente transizione ha costituito una occasione mancata, perchè non si è riusciti a ridurre quelle regole di selezione ed una serie di incentivi alla persistenza nell’area politico istituzionali che rendono qualitativamente povero il profilo dei nostri rappresentanti”.

Ed anche qui probabilmente vista la bassa qualità dei nostri rappresentanti non mi meraviglierebbe che siano più frequentate e partecipate le riunioni per nominare gli scrutatori (ed alimentare quindi il sistema di clientele) piuttosto che le riunioni sul futuro delle società partecipate, sul bilancio, sul piano strategico o su altre attività cruciali per la vità ed il futuro di una comunità.

“L’assetto cortigiano del potere politico ed economico produce inefficienza e ingiustizie. Un sistema fatto di favori e raccomandazioni, tenendo lontano il merito, la competenza, ha determinato il venir meno di quell’ordine dato dal mercato che è all’origine dello sviluppo. Nessun sistema può andare avanti allontanandosi dalla conoscenza, dalla competenza, dal diritto. [..] La società italiana è vicina ad un punto di rottura: una società fuori mercato non si tiene ma è destinata a disgregarsi. [..] Non aderire alla proposta del circuito cortigiano è la premessa perchè l’Italia possa ora tenersi insieme e domani rinascere

Si può perseguire “l’Italia giusta” nei fatti e non solo a parole soltanto cambiando registro e cambiando volti. Non aderendo alla proposta del circuito cortigiano e costruendo un modello di potere alternativo liberale, aperto e plurale che premi il merito e le competenze. Chiederò pubblicamente e nelle sedi opportune tutto quello che è necessario per costruire un partito ostaggio di questo sistema cortigiano. Negli ultimi 2 anni gli esponenti locali hanno avuto più di una occasione per farlo ma, evidentemente, non lo hanno ritenuto conveniente. Per questo è giunto il momento che facciano autocritica e che mettano da parte maggiordomi, vassali, segretari e prestanome palesando le proprie intenzioni direttamente agli iscritti, agli elettori, agli ebolitani. Senza intermediari. L’Italia giusta in fondo ha perso anche perchè non è credibile nelle amministrazioni locali quando il PD governa. Non si può continuamente alimentare e sostenere un modello di potere cortigiano a livello locale mentre a livello nazionale si porta avanti il merito, la competenza, la trasparenza, la partecipazione.

La storia, ripeto, è inesorabile. Questa è probabilmente l’ultima chiamata per chi avrà l’intelligenza di coglierla. Tutti gli altri difficilmente li ricorderemo e quando li ricorderemo difficilmente li rimpiangeremo. Ma in fondo quando puoi sederti al banco dei privilegiati che importanza ha l’abuso, la prepotenza, la disuguaglianza ? L’unica cosa che conta è trarne il vantaggio massimo.

Mi auguro che l’Eboli artigiana, del saper fare, del merito e delle competenze con l’aiuto di tutti gli uomini e le donne di buona volontà prevalga sull’Eboli cortigiana. Questa è l’unica strada per rinascere, per garantire un futuro alla nostra città. Oltre c’è solo il baratro.

Per concludere prendo in prestito le parole di Victor Hugo:

“La vostra legge è una legge con la maschera. (Bravo!) Essa dice una cosa e ne farà un’altra. È il criterio della servitù che assume l’aria della libertà. È una confisca intitolata donazione. Io non so che cosa farmene! […]
Oramai è troppo tempo che la coscienza pubblica si ribella contro di voi e che vi chiede: Che cosa volete da me? È troppo tempo che vi provate a mettere un bavaglio sulle labbra dello spirito umano! […]
Mantenete il paese in una condizioni mista, che non è la morte ma non è neppure la vita. Lo chiamate “governare”. Il governo della Letargia”

Eboli, 26 febbraio 2013

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