I retroscena delle Regionali 2014 e gli scenari futuri in Campania

I retroscena delle Regionali 2014 in Emilia e Calabria. Gli scenari futuri in Campania in prospettiva delle prossime elezioni.

Dopo le Regionali c’é chi si lecca le ferite e chi gioisce. Crescono i malpancisti in Forza Italia. Si ribellano i 5stelle al duo Grillo-Casaleggio, Renzi va avanti e rischia di perdere pezzi di PD. In Campania: De Luca scalpita, nessuno lo vuole; Caldoro ci ripensa, non vogliono nemmeno lui. Che casino.

De Luca-Cozzolino-Salvini-Renzi-Berlusconi-Fitto-Alfano-Grillo

De Luca-Cozzolino-Salvini-Renzi-Berlusconi-Fitto-Alfano-Grillo

di Marco Naponiello
per (POLITICAdeMENTE) il blog di Massimo Del Mese

NAPOLI – Parafrasando il linguaggio calcistico si può  dire che i partiti della coalizione di Governo, vincono ma non convincono, con appena il 40% dei votanti la sinistra vince in Emilia Romagna e in Calabria. Renzi esulta su Twitter:“2-0 per noi”.ma perde 769mila voti, mentre l’alleato Alfano diventa quasi irrilevante. Intanto in Campania, De Luca affila le armi contro Cozzolino per le primarie .

Il Partito Democratico lo aveva già preannunciato per tramite della ministra Boschi come peraltro lo aveva detto anche Renzi in persona: “non è un referendum sul governo”,  ed infatti la tornata elettorale in Emilia-Romagna e Calabria deve essere contestualizzata in un test elettorale che coinvolgevacirca 4 milioni di elettori, dunque un test poco probante su scala nazionale. Quel che però risalta in tutte e due le Regioni la preminenza del non voto: in Calabria hanno votato  intorno al 44%; ina Emilia “Rossa”, addirittura a votare sono stati solo il 37%; un dato sconcertante quest’ultimo, che tocca una regione da sempre molto politicizzata, e tra l’altro roccaforte della sinistra italiana, ma che è bastato a Bonaccini per farsi eleggere. Quivi pochi giorni prima le consultazioni, ci sono molti indagati dalla magistratura penale, toccando consiglieri regionali di tutto l’arco parlamentare, 42 allo stato dell’arte, che di certo sarà stato l’elemento che avrà adisgustato e non poco una regione che si è vista trascurata dall’esecutivo nazionale nelle ultime tragiche vicende calamitose, come il terremoto e le inondazioni degli ultimi anni.

i due Matteo-Salvini-Renzi

i due Matteo-Salvini-Renzi

In Calabria ha vinto un ex comunista, espressione della minoranza democratica, Oliviero, una riedizione formato Bonsai dell’Ulivo di prodiana memoria;  si è voluto premiare un vecchio galantuomo di altri tempi, in una campagna elettorale tutto sommato sotto tono, molto meno vivace di quella emiliana, ma che deve rapportarsi ad un territorio dove disoccupazione, deindustrializzazione e in special modo la presa delle N’drine sulla società civile, soffoca ogni possibilità di riscatto.

Gli analisti hanno subito individuato un vulnus per il partito di governo e per la maggioranza stessa, un linguaggio neo liberista, poco attento e forse come in passato, sussiegoso, a quel mondo secondario ma accessorio alla sinistra stessa, come il mondo sindacale Cgil in testa, dove molti degli iscritti sono anche elettori del Partito Democratico, e mal hanno digerito atteggiamenti da “bulletto” del Premier verso quella gente e le loro istanze, e la troppa vicinanza al “nemico” Berlusconi, ricordiamolo, un “pregiudicato” che riscrive la Costituzione attraverso le famose Riforme, in un paese democratico non si era mai visto, il Jobs Act che spacca il partito con i Pippo Civati e Rosi Bindi che palesemente lo rinnegano con tutta la Sinistra Dem, ecco tutto questo modo di fare, danno sempre maggiormente l’impressione che Matteo Renzi sia un “corpo estraneo”, un elemento spurio nel centro sinistra. La politica economica non rende i frutti sperati, come anche sul fronte occupazionale, nuovo record negativo con i dati ufficiali, (chissà gli ufficiosi), che danno i senza lavoro oltre la soglia del 13%, un indice intollerabile per una moderna economia che voglia risalire la china; come lo stesso bonus degli 80 €, volatilizzatosi tra tributi e aumenti pubbliche forniture, non incidente nella vita concreta delle famiglie,complessivamente il PD ha perso, è bene dirlo, pur vincendo 769.000 preferenze. Insomma ha perso pur vincendo, o ha vinto pur perdendo.

Il “non voto” era molto temuto dai democratici, specie in Emilia Romagna. La campagna elettorale è stata molto fiacca, gli unici due momenti in cui si è destato l’interesse dei cittadini sono stati: lo scandalo per lo scontrino del sex toy comparso nei rimborsi di una consigliera Pd, e l’aggressione a Matteo Salvini, avvenuta fuori dal campo rom di Bologna. Il segretario della Lega ha fatto  il pieno di voti, per cercare di lanciare un’Opa nel centrodestra. Due righe per il neo Segnatario della Lega Nord, che ha doppiato il partito azienda di Berlusconi, è riuscito nell’eroica impresa di risollevare un movimento territoriale da un declino che sembrava inesorabile, avviluppato tra scandali e malversazioni e così Salvini è riuscito con una politica tutta incentrata sulla “paura”, nei suoi vari “colori”, ad attrarre consensi, ed ora è l’Homo Novus del centro destra italiano.

FITTO-BERLUSCONI-

FITTO-BERLUSCONI-

Il Movimento 5 Stelle, invece, ha visto franare larga parte dei propri consensi e Grillo, ridottisi ad un decimo alle amministrative rispetto alle mirabolanti percentuali delle politiche del 2013, un esempio palese di come sul territorio conti poco o nulla il movimento, e di come anche le espulsioni continue, l’avvicinamento ai vari Farage e Le Pen, con il loro corollario di xenofobia  e linguaggi anti europeistici, hanno spaventato la base elettorale, di larga parte votanti in libera uscita del centro sinistra, che potrebbero a breve rientrare in massa, oramai Grillo & Casaleggio, vengono visti come due despoti dediti alla politica solo per fare marketing lucroso, non rappresentano più una sana anti-politica, ma un becero linguaggio  che spaventa.

Il’Ncd di Alfano, dal canto loro, ormai sono solo un orpello: da un lato tenta di ricomporre l’alleanza di destra con Forza Italia; dall’altro si dissocia da Salvini, cercando un difficile equilibrio di sopravvivenza. La stessa cosa per Sinistra Ecologia e Libertà, che tiene i magri ultimi consensi, ma che è ben distante alle prospettive elettorali a due cifre, su cui Vendola, scommetteva, lo stesso Leader visto come troppo “filosofo”, deleggittimatosi dopo le intercettazioni sul caso Ilva di Taranto, è stato sorpassato a “sinistra”, dal Sgretario combattivo della Fiom, Landini. Ma le dolenti note sono in Forza Italia, dove il coordinatore Toti, un manager di Pubblitalia, diventato un Manager del partito, viene retrocesso da Berlusconi in persona, a semplice Consigliere, mentre Raffaele Fitto, Ras regionale ed ex Ministro, condannato in primo grado per corruzione, vuole se non prendersi il partito almeno rivitalizzarlo sotto la sua guida, dove un Leader imbolsito, come l’ex Cavaliere, ha perso lo smalto dei giorni migliori.

La posta in gioco, è il famoso Patto del Nazareno, la nuova legge elettorale, coi relativi premi di maggioranza da decidersi alla Coalizione o al Partito vincente, che tanto scandalo ha destato nei due schieramenti politici. Il patto del Nazareno non è in discussione. E  Salvini, leader della Lega Nord, uscita vittoriosa dalle urne dell’Emilia Romagna,  è un goleador che può dare il massimo se rifornito di assist da un regista abile come Silvio Berlusconi. E’ un terremoto quello provocato dal leader di Forza Italia con il suo intervento al comitato di presidenza del partito azzurro e poi in occasione della presentazione del libro di Vespa “Italiani voltagabbana”.

alfano-grillo-

alfano-grillo-

Ma Fitto: “sconfitta enorme. E aprire a Salvini è un autogol” subito rimarcando decisamente la differenza di vedute su tale argomento, che preme per avere delle Primarie interne anche per F.I. in modo da candidarsi alla guida in breve tempo, per non morire Renziani. Nello scenario complessivo ci potrebbero essere le  dimissioni di Napolitano da Capo dello stato già a Gennaio, deluso si dice, dalle furberie del Premier, e dalla volontà pervicace di rimandare la legge elettorale, che per Re Giorgio, è la “pietra miliare”, da cui far ripartire il Paese, oltre da quelle sempre famose Riforme, che stanno solo  spaccando invece di unire l’ Humus della  società nazionale.

Nella nostra Regione, venendo a fatti di casa nostra, che andrà alle urne nella primavera 2015, l’era di Caldoro sembra volgere ad un mesto tramonto. Il 25 novembre scorso, la Procura di Napoli, ha chiesto il rinvio a  giudizio di sette tra consiglieri ed ex consiglieri della Giunta di centro destra guidata dall’esponente del microscopico Nuovo P.S.I. nell’ambito della prima tranche dell’inchiesta riguardante presunte irregolarità nell’erogazione di rimborsi per le attività istituzionali (il cosiddetto fondo comunicazione). Le accuse contestate a vario titolo dal procuratore aggiunto D’Avino e dal pm Novelli sono di truffa e peculato.

I consiglieri in carica all’epoca dei fatti (2008 al 2012), ultimo sconcio di una gestione che ha visto la nostra Regione: ultima in Europa alla pari di due zone depresse della Romania e Bulgaria; nel  rating bi-annuale della Commissione Europea; nei vari parametri sociali e amministrativi, come Scuola, sanità, trasporti etc.; e aggiungendo tutti i mal di pancia mugugnati nella sua coalizione e specie in Forza Italia, ci restituiscono un quadro che  addirittura si racconta di un Governatore in dubbio sulla sua ricandidatura, e, disinteressato come è arriva ad auspicare, spingendosi in là col pensiero, fino a giungere all’abolizione delle Regioni, viste come un Enti spreconi ed inutili. Detto da lui sembra davvero  paradossale, oltre che essere una dichiarazione implicita di un inequivocabile insuccesso, le macro-regioni ipotizzate da Caldoro forse sarebbero ancora peggio, mini-stati, che indebolirebbero solo lo Stato centrale e non favorirebbe le politiche territoriali.

de_luca_cozzolino_regionali

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Archiviando il passato caldoriano, e proiettandosi verso il futuro, alla seconda esperienza di Vincenzo De Luca, come aspirante candidato alla presidenza della Regione Campania, egli da subito ha manifestato il suo piglio guerreggiero: “Rispetto a cinque anni fa – ha detto – ho più capelli bianchi, sono più stanco ma anche più arrabbiato perché abbiamo buttato cinque anni inutilmente”. Il lupo perde il pelo ma non il vizio, tanto da considera ancora Manfrine le Primarie di Coalizione, salvo poi a “brandirle” come una clava, contro quelli di Napoli e di Roma del suo Partito che non lo vogliono ma non sanno trovare la strada giusta per escluderlo dalla competizione. De Luca, e non è una novità, è considerato da sempre come un pessimo uomo di partito, sebbene abbia dimostrato nel corso di tutti questi anni di essere un buon amministratore. In questa fase, viste tutte le chiusure ha aperto un varco anche al “nemico storico” De Mita, per arruolarlo per la sua causa, una apertura ai centristi che ha destato curiosità nei salotti provinciali e non solo.

 Il Sindaco di Salerno deve affrontare l’ala napoletana del Partito che non lo ha mai amato per i suoi attacchi alla società napoletana casertana, (considerata non a torto, un elemento di corruttela e criminalità inquinante tutta la Regione e che danneggia come immagine i cittadini campani nella loro incolpevole totalità), e che vede in Cozzolino, europarlamentare  primatista di preferenze, il Leader da contrastare a de Luca, per ribadire la supremazia sempiterna di Napoli al vertice regionale. Ed è proprio  su questo fronte che la Senatrice salernitana Saggese, volendosi fare da pontiere tra  i duellanti, ha invitato a cena Cozzolino e De Luca, per favorirne un dibattito costruttivo in vista delle future consultazioni.

L’impressione aleggiante è che il Partito Democratico, con i suoi alleati possa solo perderle, vista il catastrofico bilancio dell’ultimo quinquenni, ma appunto per questo occorre una coalizione forte che sappia dare risposte all’occorrenza alla società civile campana, dove il tasso di disoccupazione giovanile è al 50% e  chiudono i battenti un migliaio imprese solo nel 2014 ancora in corso, altrettante nel settore dell’Edilizia dal solo 2009, e diverse centinaia  nella provincia di Salerno.

Numeri a dir poco apocalittici,  a cui la futura classe dirigente dovrà dare risposte concrete, la disperazione della gente unita al cinismo delle organizzazioni criminose, potrebbe far detonare una polveriera con prospettive inimmaginabili, il mio auspicio che solo la presa di coscienza collettiva potrà dare risposte, come diceva Kennedy: Non chiederti cosa il tuo paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo paese, riaffermando con forza e passione i valori della pace e della cultura, della difesa dei diritti civili e della libertà, John Fitzgerald Kennedy ci invita non solo a immaginare un mondo migliore ma a prendere direttamente parte al cambiamento.

Napoli, 30 novembre 2014

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