1° MAGGIO a SALERNO: Occupazione, Reddito, Democrazia

CORTEO: ore 9 – concentramento Piazza Vittorio Veneto (Stazione FF.SS.)
ASSEMBLEA PUBBLICA: ore 13 – interventi e musica in Piazza Portanova.

I partiti abdicano ai loro doveri costituzionali, consegnano il governo a tecnici legati ai mercati finanziari e alle speculazioni bancarie. Si rastrella moneta e si sottrae al lavoro ed al mercato dei consumi, consegnando ricchezze immense alla speculazione finanziaria.

SALERNO – Occupazione, reddito e democrazia è il credito di diritti che bisogna riconquistare; questo è il PRIMO MAGGIO, un giorno di festa e di protesta contro la riforma Monti/Fornero del mercato del lavoro e il pareggio di bilancio in Costituzione, un giorno di mobilitazione per connettere e saldare tutte le vertenze sindacali e sociali che se restano isolate non hanno speranza.

Sono 30 anni che ci fanno la festa: dalla fine degli anni ‘80 trasformano il Diritto del lavoro nel diritto alla schiavitù: cos’altro può essere la precarietà nel XXI secolo? Ai lavoratori nel 1997 si impone il cosiddetto pacchetto Treu, poi la riforma dei contratti a tempo determinato nel 2001, la legge Biagi nel 2003, il protocollo sul welfare nel 2007, il collegato lavoro nel 2010, la fine del contratto nazionale con il famigerato “art.8“ nell’estate del 2011 fino ad arrivare al decreto “Salva Italia” del 2012 che imponendo l’età pensionabile più alta d’Europa ha definitivamente bloccato ogni possibile turn-over.

Hanno deciso di condannare le ultime due generazioni alla precarietà assoluta togliendo loro ogni prospettiva di una “vita libera e dignitosa”.

Hanno imposto il dogma della flessibilità ai giovani per impoverire di salario e diritti i lavoratori, spingendo così l’imprenditoria italiana a competere sempre più sul costo del lavoro e la disciplina del posto di lavoro abbandonando ogni seria innovazione di prodotto o processo e ogni politica industriale e di ricerca.

Il capitale ha costruito la sua rivincità con la tecnologia globale della rendita finanziaria e l’espropriazione (privatizzazione) della ricchezza collettiva (beni comuni) che uomini e donne in questo paese, hanno sudato e guadagnato portando l’Italia nella elite dei G8 della Terra.

Da questi fatti è conseguito il progressivo tracollo contemporaneo della capacità produttiva del paese, dei consumi e della democrazia. Mentre milioni di persone e di famiglie ormai vivono sotto la soglia della povertà, i giovani non trovano lavoro o addirittura non hanno neanche più la forza di cercarlo; i precari perdono il lavoro e non avranno alcun reddito, i loro genitori vengono estromessi da uffici e fabbriche senza più ammortizzatori sociali con un miraggio di pensione che si allontana sempre più; i migranti continuano a morire sui barconi e vivono ormai nella miseria; i pensionati già non arrivavano alla fine del mese sono oggi considerati un peso per la società piuttosto che una risorsa; il lavoro è ormai considerato non come un diritto ma come una merce da elemosinare a basso costo.

Mentre ci affogano di tasse e aumento del costo della vita, continuano a  privarci di scuola, università, ricerca, sanità, giustizia, trasporto, cibo naturale della nostra terra.

– Mentre la crisi sociale diventa miseria cosa ci raccontano?
– Che il rigore e l’austerità sono le ricette per uscire dalla crisi?

Ci propinano improbabili e paradossali spiegazioni su come la libertà di licenziare e l’aumento dell’età pensionabile faccia miracolosamente aumentare l’occupazione? Sparlano di crescita e produttività quando invece procedono con una politica fortemente recessiva che porterà ad un solo risultato: la miseria di massa.

La storia dell’Argentina di 10 anni fa e quella recente della Grecia lo dimostrano. Ma noi siamo il 99% e non possiamo permettere che la politica dei ragionieri (altro che professori tecnici) continui a tagliare al popolo per dare ai ricchi.

Occupazione, reddito e democrazia sono il nostro credito di diritti che dobbiamo riconquistare; questo è il nostro PRIMO MAGGIO, un giorno di festa e di protesta contro la riforma Monti/Fornero del mercato del lavoro e il pareggio di bilancio in Costituzione, un giorno di mobilitazione per connettere e saldare tutte le vertenze sindacali e sociali che se restano isolate non hanno speranza.

Ecco il percorso che in Italia determina la precarietà e le nuove forme di schiavitù nel XXI secolo:

anno 1997, Pacchetto Treu – (Governo Dini)
anno 2001, controriforma dei contratti a tempo determinato – (Governo Berlusconi)
anno 2007, Legge 247 su protocollo welfare – (governo Prodi)
anno 2010, collegato lavoro – (Governo Berlusconi)
anno 2011, fine del contratto nazionale di lavoro con art. 8 – manovra bis – (Governo Berlusconi)
anno 2012, riduzione ammortizzatori sociali ed età pensionabile più alta d’Europa – (Governo Monti)

Ora i giovani disoccupati, sempre più sfiduciati,  rinunciano anche a cercare lavoro e quelli che escono dalle università trovano lavori dequalificati e senza diritti.

Il padronato italiano porta il suo marchio e la competitività sui mercati con prodotti ottenuti da bassi salari, assenza di diritti e di sicurezza sul lavoro, invece che sulla innovazione tecnologica e sulla ricerca scientifica.

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Salerno, 30 aprile 2012

1 commento su questo articoloLascia un commento
  1. Un PRIMO MAGGIO,in tono depresso,è sconcertante,per una Festa che rappresenta la liberazione dell’uomo dal BISOGNO ed il RISCATTO MORALE dello stesso.Il Primo Maggio cade quest’anno proprio mentre e’ piu’ caldo il confronto tra sindacati e governo, alla vigilia del voto sul nuovo ddl lavoro.La recessione può essere in dirittura di arrivo, ma la fine della crisi occupazionale è, purtroppo, di là da venire. Anzi, con tutta probabilità nei prossimi mesi aumenteranno sia i disoccupati, sia gli scoraggiati,perché ritengono di non poterlo trovare.Soprattutto, il ritorno ai livelli occupazionali ante crisi è questione di parecchi anni. In occasione dell’ultima recessione, quella del 1992-93, il livello occupazionale del 1992 venne raggiunto solo nel 1999-2000 (e il calo del Pil fu allora del 2 per cento, x calo tra il 5,5 e il 6 per cento nel 2008-2009). La crisi economica e del lavoro ha portato disoccupazione e precarietà, ha generato la povertà, ha ridotto e annientato la sicurezza sociale, ha portato la fame, gli autoritarismi, le censure, la giustizia ingiusta, la compressione, lo svuotamento, la cancellazione dei diritti sindacali, ecc. ecc.Non si può pensare di continuare ad accettare un parlamento che non vuole ragionare concretamente e perde tempo in inutili battaglie partitiche e orgogli insensati. La nostra nazione, come tante altre ma questo “mal comune” non è incoraggiante,sta esaurendosi come una una pianta rinsecchita. Non si trova lavoro, non si produce , non si prospetta veruna possibilità. L’ansia è più difficile da contenere e il compimento più comune è quello della distruzione delle dignità che spesso vediamo porta ad azioni aberranti e irreversibili, per porre fine ad una esistenza per molti troppo faticosa.
    L’abitudine al lavoro modera ogni eccesso, induce il bisogno, il gusto dell’ordine; dall’ordine materiale si risale al morale: quindi può considerarsi il lavoro come uno dei migliori ausiliari dell’educazione.
    Massimo d’Azeglio, I miei ricordi, 1867

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