Si conferma la tregua. Ma Fini e Berlusconi pensano a soluzioni diverse

La Riforma della Giustizia in Consiglio dei Ministri la settimana prossima ma il FLi nega che ci sia già l’accordo.

Il Presidente della Camera fa sapere che la trattativa è appena cominciata; che il percorso del “lodo Alfano” sarà lungo e che nulla è scontato.

Angelino Alfano

di Massimo Franco

ROMA – Il tentativo di intesa sul “Lodo Alfano” costituzionale va avanti, ma con l’imbarazzo evidente di Gianfranco Fini. Più Palazzo Chigi accredita la sintonia con i “moderati di Futuro e Libertà“, più il presidente della Camera cerca di frenare. Silvio Berlusconi intravede la possibilità di fare approvare almeno da un ramo del Parlamento la legge che sospende i processi per Premier e Capo dello Stato; e mostra di voler accelerare. L’intenzione è di arrivare al voto prima che a metà dicembre la Consulta si esprima sul così detto “legittimo impedimento“. Con il “lodo” approvato la Corte potrebbe rinviare la decisione in attesa che il Parlamento concluda il lavoro.

Abbiamo cercato un “accordo preventivo”, ha spiegato il capo del governo, annunciando che la riforma della giustizia sarà in Consiglio dei Ministri la settimana prossima. Il Coordinatore del PdL Sandro Bondi, assicura che l’asse con FLi sarebbe più saldo di quando non appaia. Tuttavia l’immagine di un centrodestra avviato a ricompattarsi su un tema finora spinoso quasi lacerante, viene contraddetta da Fini. Sebbene ieri si trovasse a Londra, il Presidente della Camera ha voluto far sapere che la trattativa è appena cominciata; che il percorso del “lodo Alfano” sarà lungo e che nulla è scontato.

Non è chiaro se la resistenza miri a contenere una versione dei fatti troppo ottimistica, ma che coglie l’evoluzione in atto nel centrodestra; oppure se si tratti di un altolà destinato a rimettere in discussione l’inizio di tregua al primo contrasto. Pesa sulla prudenza finiana il timore che Berlusconi voglia forzare la mano; e che l’immagine legalitaria che la terza carica dello Stato ha cercato di costruirsi sia irrimediabilmente “appannata” da un si. L’insistenza di una “riforma davvero condivisa” e non “punitiva” nei confronti dei giudici è una trincea che Fini non sembra intenzionato a lasciare.

I segnali che arrivano da FLi, però, non sono omogenei. A livello locale, la dinamica di trasformazione da movimento a partito non si ferma. E moltiplica le scintille con PdL e Lega in Lombardia, dove Fini arriva lunedì. A Roma invece la minoranza scansa le ipotesi di un “Governo Tecnico“, e chiede di rilanciare l’attuale; fatto nuovo dopo che per settimane si è parlato di una maggioranza per fare la riforma elettorale, qualora Berlusconi fosse caduto. E’ evidente che la crisi si è almeno allontanata; e con la crisi la minaccia di un esecutivo alternativo. E infatti il Guardasigilli, Angelino Alfano, autore della mediazione degli ultimi giorni ripete che il Governo reggerà.

Non cadrà “né sulla Giustizia né su altri argomenti”, assicura. D’altronde, Alfano è un’avanguardia di quel partito della stabilità che vuole evitare la fine prematura di questa legislatura. E la decisione del PD di andare al referendum contro il “lodo” costituzionale avvicina Pierluigi Bersani a Italia dei Valori di Antonio Di Pietro; ma lo allontana dall’UDC di Pier Ferdinando Casini, più possibilista. Eppure, l’abbozzo di intesa nel centrodestra rimane esposto a mille sabotaggi. Il sospetto è che il conflitto irrisolto tra Berlusconi e Fini possa oscurare il loro interesse comune ed evitare una guerra ad esclusivo vantaggio della Lega; ed essere usato da chi insegue il progetto di una rottura.

di Massimo Franco
dal CORRIERE DELLA SERA
del 21 ottobre 2010

2 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Fini e Berlusconi sono un ossimoro costante del panorama politico italiano, la giustizia che accora il Premier e che scalda in senso opposto la Base di FLI,sarà la testata d’angolo dell’esecutivo.Prima di tutto, ormai il rapporto di Berlusconi e Fini si è ridotto proprio ad un divorzio all’italiana, e come in ogni separazione che si rispetti, anche per questa vecchia coppia in crisi si alternano giorni di fuoco e momenti di pace. Alcune volte è sembrato che la rottura fosse imminente fra accuse e insinuazioni, con tanto di chiasso di avvocati e testimoni, altre invece che tutto si potesse risolvere in una bolla di sapone. Un continuo intervallarsi quindi di litigi e riappacificazioni, che però, in questa altalena che dura da almeno un anno, si trascina con sé il futuro dell’Italia. E tutto per soli motivi di interesse personale. Di fronte al rischio di fallire e perdere la loro forza politica, infatti, la questione della casa di Montecarlo, che ha dominato l’attenzione pubblica per mesi, è stata accantonata, come anche sono sparite misteriosamente le gravi accuse del finiano Bocchino nei confronti di Berlusconi reputato quale architetto di tutto l’affare Santa Lucia, ma ora Antigua rischi di aprire un nuovo fronte di scontro interno,come “vendetta” privata. E’ bastato un amichevole vertice di maggioranza per far ritornare la quiete. Ma fino a quando durerà questa volta l’armistizio? Fino a quando, Gianni Letta, il deus ex machina che si è impegnato affinché la rottura fra i due cofondatori del Pdl non fosse definitiva, riuscirà a rincollare i pezzi del rapporto fra il presidente del Consiglio e quello della Camera. Nel frattempo, se questo governo sopravvive, insieme alle riforme dei 5 punti programmatici, si apre anche un altro spiraglio per l’asse Lega- Bossi, ovvero quello di preparare una sesta riforma, forse la più importante di tutte, quella istituzionale, che dovrebbe trasformare radicalmente la Repubblica Italiana sin dalla sua Costituzione. Allora sì che anche la Lega darebbe il suo assenso alla tanto agognata da molti riforma elettorale, d’altronde lo stesso Calderoli, padre dell’attuale porcellum, specifica che con “il Senato federale l’attuale sistema elettorale non avrà senso.Dal “predellino” al “patto del trampolino, dallo SPAURACCHIO ELEZIONI, CHE NEI FATTI TUTTI TEMONO, IO RITENGO CHE SARA’ UN MORIRE UN PO ALLA VOLTA, MA A RIMETTERCI SAREMMO COME AL SOLITO….NOI,IL POPOLO BUE!

  2. Oltre all’opinione del “Pompiere della Sera” è utile riportare come sempre (senza ulteriori, non necessari commenti) l’editoriale in merito redatto da Marco Travaglio su “Il Fatto Quotidiano” del 20.10:

    Futuro e Impunità
    di Marco Travaglio

    Mentre il nuovo presidente della Corte dei Conti intona la litania dei suoi cinquanta predecessori dal mesozoico in poi, e cioè che in Italia “gli episodi di corruzione e dissipazione delle risorse pubbliche persistono e
    preoccupano i cittadini, ma anche le istituzioni il cui prestigio e affidabilità sono messi a dura prova da condotte individuali riprovevoli”, le preoccupatissime istituzioni si precipitano a salvare il presidente del
    Consiglio dai suoi processi per corruzione e frode fiscale e l’ex ministro Lunardi che, poveretto, ha solo un processo per corruzione. Il formidabile uno-due si deve a entrambi i rami del Parlamento, mai così efficienti e
    sincronizzati: mentre la Camera parava le terga a Lunardi, il Senato provvedeva a quelle del Cainano. Da segnalare il fondamentale contributo dei finiani, che di questo passo dovranno ribattezzarsi Fii, Futuro e
    Impunità per l’Italia. Che fossero disponibili a votare la legge Alfano costituzionale (sarebbe ora di smettere di chiamarla “lodo”), si sapeva. Ma che si accingessero (salvo 10 non partecipanti al voto) a sostituirsi ai giudici per assolvere un deputato accusato di corruzione, questo no, nessuno poteva immaginarlo. Vien da domandare a Fini se valesse la pena farsi massacrare da tre mesi per una casetta a Monacò (nessun indagato e nessun reato), per poi cancellare il processo a carico di
    Lunardi, indagato per aver acquistato a 3 milioni da Propaganda Fide un palazzo di cinque piani che valeva il triplo nel centro di Roma in cambio di 2,5 milioni di finanziamenti pubblici al pio sodalizio vaticano presieduto dal cardinal Sepe per ristrutturare un immobile in piazza di Spagna. Se il via libera in commissione Giustizia alla legge Alfano i finiani si sono
    limitati a votarlo, allo stop al processo Lunardi hanno fornito un contributo di ben altro spessore: era proprio un finiano, l’on. avv. Giuseppe Consolo, il relatore di maggioranza in giunta per le autorizzazioni a (non) procedere. Com’è noto, Lunardi è accusato di aver commesso il delitto in qualità di ministro delle Infrastrutture, dunque per processarlo il Tribunale dei
    ministri necessita di autorizzazione a procedere. Che può essere negata solo se si dimostra che Lunardi è un perseguitato politico. Ma nessuno ha osato sostenerlo. Eppure prima la giunta e ieri l’aula han risposto picche
    lo stesso. Consolo, fine giurista, ha spiegato che “è impossibile prendere in considerazione questa richiesta senza poter analizzare la condotta di corrotto e corruttore”: infatti “è palese, scritto su muri che il Tribunale dei ministri ha omesso di svolgere il ruolo di filtro e vaglio dei fatti”. Consolo finge di non sapere che, prima di avere l’ok della Camera, il Tribunale dei
    ministri deve semplicemente stabilire se ci siano elementi per procedere o per archiviare, non certo celebrare tutto il processo e decidere se le prove a carico degli indagati siano sufficienti o meno per condannarli. Lo farà solo e se la Camera glielo consentirà. La Camera ha deciso di non consentirglielo, rispedendo gli atti al mittente. Cioè impedisce ai giudici
    di giudicare, con la motivazione che i giudici non hanno ancora giudicato; peccato che i giudici non possano giudicare finché la Camera non li autorizza a giudicare. Comma 22. Lunardi, spiritoso, commenta:
    “Oggi è stato fatto un passo importante per fare chiarezza ”. Forse non ha capito che è stato fatto un passo proprio per non fare chiarezza. E dire che, con un memorabile autogol, aveva lui stesso dichiarato a Repubblica: “I favori li ho fatti come persona, non come ministro”. Quindi aveva detto lui stesso che il suo reato non può essere ministeriale, in quanto commesso da privato cittadino e non da ministro: ergo, per esaudire i suoi desideri, Montecitorio avrebbe dovuto invitare i giudici a procedere senza bisogno di autorizzazione (prevista dalla legge solo quando il reato è connesso alle
    funzioni di governo). Invece ha fatto il contrario.
    Lunardi voleva farsi processare, la Camera gliel’ha impedito e lui non se n’è neppure accorto. Un altro che vive a sua insaputa.

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