Scontro Napolitano-Grillo …..e la “Nave Italia” affonda

Botta e risposta tra Giorgio Napolitano e Beppe Grillo.

Intanto il Movimento 5 Stelle è il terzo Partito e c’è poco da ridere e fare battute. Grillo esiste perché i Partiti lo alimentano e più non cambiano è più lo accrescono.

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Boom boom Napolitano

“Sono rimasto a bocca aperta, spalancata, come un’otaria. – Scrive Beppe Grillo sul suo Blog appena ha appreso delle dichiarazioni e dell’ironia con la quale, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano del boom della Movimento 5 Stelle – Ho le mascelle che mi fanno ancora male. Là dove non hanno osato neppure i Gasparri e i Bersani ha volato (basso) Napolitano.

Il Presidente della Repubblica, – continua Grillo – la massima carica dello Stato, a domanda sul MoVimento 5 Stelle ha rispostoGrillo, non vedo nessun boom!“. Un linguaggio “giovane” arricchito da memorabilia storiche, ha rammentato “Ricordo quello degli anni ’60, altri boom non ne vedo“.

E’ vero! – prosegue Beppe Grillo – Il M5S è solo terzo ed è nato solo due anni e mezzo fa e non ha fatto boom. Forse ha fatto bim bum bam? O Sim sala bin? Napolitano è preoccupato per il futuro e ha approfondito Ci sono motivi di riflessione per tutti, per le forze politiche e per i cittadini sui rapporti con la politica e sui problemi di governabilità.

Traduzione: – dice Grillo usando la stessa ironia che gli ha riservato il Capo dello Stato – I partiti (quelli che facevano boom) non se li fila più nessuno“. Napolitano ha poi minimizzato il voto Abbiamo avuto un test piuttosto circoscritto, anche perchè il numero degli eletti chiamati a votare non è stato grandissimo (nove milioni e mezzo di italiani, ndr)”.

L’anno prossimo si terranno le elezioni politiche – scrive Grillo – e, subito dopo, sarà nominato il successore di Napolitano, che potrà godersi il meritato riposo.

Se il MoVimento 5 Stelle farà boom (come quello dei favolosi anni ’60), – continua nella sua piccata ironia Beppe Grillo – il prossimo presidente non sarà un’emanazione dei partiti, come la Bonino, e neppure delle banche, come Rigor Montis. I giochi per il Quirinale sono in corso da tempo. Si sono già venduti la pelle degli italiani.

Giorgio Napolitano5stelle

“Il Presidente della Repubblica è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale” (articolo 87 della Costituzione). – conclude Grillo nell’articolo del suo Blog – Rappresenta anche il MoVimento 5 Stelle e anche, dopo queste elezioni, i suoi circa 250 consiglieri comunali e regionali scelti dai cittadini. Il boom del M5S non si vede, ma si sente. Boom, boom, Napolitano!

Non c’è che dire. Questo battibecco tra Beppe Grillo e Giorgio Napolitano, poteva anche evitarsi, specie dopo una tornata elettorale, che sebbene abbia interessato solo 9 milioni di italiani, ha segnato una svolta epocale in questa palude politica, fatta di Partiti non più credibili, di uomini che li rappresentano meno credibili dei partiti che rappresentano, di un Governo che è espressione di quelle Forze Politiche che hanno gettato la spugna e si sono “commissariati” da soli, e che però si sono arroccati nel Parlamento e nei loro privilegi e non vogliono mollare e continuano ostinatamente, sostenendo Monti, a tramortire gli italiani ormai esangui di fronte a un carico fiscale massacrante.

Il risultato elettorale, sebbene abbia interessato 1/6 degli italiani è significativo. Non si è potuto esprimersi sul Governo Monti, poiché non ha una rappresentanza parlamentare, ma con il voto ha individuato i maggiori responsabili che hanno portato il Paese alla rovina e li ha puniti, ha individuato i responsabili di un degrado morale e politico di una classe politica dominante corrotta e sfacciata, dando corpo ad una alternativa che in questo momento certamente non può essere rappresentata solo dal Movimento 5 Stelle che meglio ha saputo interpetrare quali fossero gli stati d’animo degli italiani denunciandone le cause. Denunce che gli italiani condividono e fanno proprie, indipendentemente se poi hanno votato oppure no per il Movimento 5 Stelle.

E qual’è la lesa maestà? Quella di aver rotto un “equilibrio” instabile? Quello di aver preso i voti senza che vi fossero i mestieranti della politica? Forse Grillo non aveva diritto di fare un Partito, un Movimento, alla pari di Bossi, Berlusconi, Fini, Casini, Di Pietro, che invece hanno Partiti Personali e si gonfiano le tasche e si fottono i soldi degli italiani e non ne vogliono sapere di mollare l’osso? Forse perché non è uno di loro?

Il Nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, poteva evitarsela quella battuta, questo però non giustifica la reazione altrettanto ironica e sprezzante di Grillo. A Napolitano possiamo anche perdonargliela questa scivolata, ricordandoci che è stato veramente bravo a togliere il comando della Nave che affondava a Berlusconi. Ha evitato sicuramente il peggio, e quel peggio non sapremo mai quale sarebbe stato. Un peggio che ha portato alla ribalta un’altro peggio con il Governo Monti fatto di Ministri e di Tecnici che in quella Nave che affondava aveva occupato sempre i comandi.

Adesso però che la Nave si è arenata, gli italiani hanno bisogno dei giubbotti e delle scialuppe di salvataggio e se scappa qualche “ceffone” ai partiti che quelle scialuppe si vogliono tenere per se, e non vogliono consentire che gli italiani si salvino, è sicuramente ben fatto.

Grillo esiste perché i Partiti lo alimentano e più non cambiano è più lo accrescono.

10 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. C’è chi difende il capo dello Stato, chi lo invita a riflettere sul significato del voto, e chi non gli risparmia le critiche. Crescono i commenti e le reazioni alle parole di Giorgio Napolitano che oggi ha minimizzato il risultato elettorale del movimento di beppe Grillo..Ritengo quanto meno strana la dichiarazione di Napolitano, ridimensionare un risultato cosi lampante non è coerente verso gli elettori che preferenziando il M5S manifestano una sofferenza diffusa.D’altro canto nessuno vuol mettere in discussione le parole di grillo, chi rispetta concetti come onestà, moralità non può che rispecchiarsi in esse, ma pare così strano che per anni abbiamo assistito consapevoli e passivamente all’andazzo della politica ed improvvisamente è bastato grillo per risvegliarci. Come mai Napolitano vuole entrare in vicende politiche che non gli competono? Commentare il risultato di una votazione non mi pare faccia parte del protocollo presidenziale.Il Presidente Napolitano unitamente a Giuliano Ferrara sono gli unici Italiani a non ricono scere il successo del movimento di Grillo che piaccia o no cè stato e guarda caso a scapi to di quei partiti che sostengono il Governo Monti,entrambi non ELETTI DAL POPOLO,ed il Primo occupa un funzione meramente notarile e non esecutiva,per no parlare dei costi superiori ad altri “omologhi europei” Ma quanto costa effettivamente agli italiani il Quirinale? I dati vengono diffusi ogni anno nel bilancio a cura della segreteria del Quirinale. E ogni volta che vengono pubblicati suscitano più di un mal di pancia. Riprendendo un computo fatto sul 2010 possiamo farci un’idea del prezzo che ogni anno paghiamo per le attività riconducibili alla prima carica dello Stato.
    Appannaggio annuo circa 239mila euro, costo totale per il funzionamento del Quirinale 228 milioni all’anno, di cui 129 milioni solo per il personale (che ha funzioni per lo più “cerimoniali”). Sul tema del personale ha “solo 843 dipendenti:Cifre da capogiro, indubbiamente, le spese per il mantenimento del solo Quirinale..VISTI I TEMPI TRISTI.!

  2. I voti di Grillo bruciano. La reazione di Napoiltano ne e’ la prova, ma sono d’accordo con admin gliela possiamo anche perdonare a Napolitano, purche’ non esageri, altrimenti. …. ci arrabbiamo. Grillo, le cui critiche condovidiamo in pieno, invece dimostri di essere maturo e si conquisti il ruolo che si sta conquistando.

  3. @Marco Naponiello
    Mi permetto di intervenire sul tuo commento, perchè apprezzo molto l’equilibrio dei tuoi vari interventi, in cui ci metti sempre la faccia, firmandoti, Saprai certamente che io insieme a qualche altro ( es. V.Cicalese) non condivido gli interventi in anonimato a prescindere delle cose giuste, sbagliate, corrette o spesso scorrette.
    Tu dici: il successo del movimento di Grillo che piaccia o no cè stato e guarda caso a scapi to di quei partiti che sostengono il Governo Monti. Questo non è vero: un forte calo lo ha avuto la Lega Nord, un calo minore anche l’IDV ( fatte eccezioni per Verona e Palermo) che sono fortemente schierati contro il Governo Monti. Ho poi, più volte ascoltato l’intervento di Napolitano sul MoVimento 5 Stelle. E’ stato fermato per strada ed ha espresso un lungo pensiero sulla situazione econimica generale nazionale ed europea. Finito il Suo intervento mentre cercava di allontanarsi una giornalista le ha chiesto:
    COME GIUDICA IL BOOM DI GRILLO ? e Lui andando via ha sinteticamente detto con un pizzico di ironia : Io ricordo solo il boom economico del ’60.
    Orbene è stato scorretto chiedere al Presidente della Repubblica ” a caldo” un giudizio su di un aspetto particolare dei risultati elettorali. Non è corretta quindi la domanda e la risposta va, secondo me, valutata come con un pizzico di ironia Napolitano a voluto evitare di entrare nel merito.Da questo a farne un caso politico, mi sembra veramente fuorviante. Mi fermo qui, e non commento altri interventi anonimi.

  4. Napolitano questa volta ha sbagliato. E’ una mancanza di rispetto per gli elettori che hanno votato 5 Stelle.

  5. Mi scuso per qualche errore, me ne sono accorto solo stamane rileggendo il commento per M.N. E’ proprio vero la fretta non aiuta mai.

  6. @ANTONIO LIOI:QUEL CHE LEI DICE E’ SENSATO E VERITIERO NELLA SUA ARGOMENTAZIONE,MA RITENGO,CHE CHI APPOGGI IL GOVERNO”METTENDOCI LA FACCI” DI SOLITO E’ IL SOGGETTO CHE RISCHIA MAGGIORMENTE,DATO CHE SORREGGE UN ESECUTIVO DI NOMINATI E NON DI ELETTI .GLI STESSI ATTORI “TECNCI + I SUPERTECNICI” DI FRESCA NOMINA IN UN FRANGENTE STORICO DRAMMATICO ob torto collo,SI STANNO ASSUMENDO UNA GRANA NON DI POCO CONTO.
    LA ESTERNAZIONE DI NAPOLITANO CERTAMENTE è DA CONTESTUALIZZARE, ED ERRATO SAREBBE ESTRAPOLARE UNA FRASE ESTRANIANDOLA DA UN CONTESTO COMPLETO,MA L’IRONIA A ME è PARSA VOLUTA,IL M5S DIMOSTRA UN CRESCENTE MALCONTENTO CONTRO UN GOVERNO DEL E DAL PRESIDENTE FORTEMENTE VOLUTO,QUINDI aliunde AVVERSO LO STESSO OPERATO DI NAPOLITANO.DI SEGUITO IL PROTOCOLLO ISTITUZIONALE,CONSIGLIA AD UN CAPO DI STATO DI NON IMPELAGARSI NELLE VICENDE ELETTORALI,VISTO POI CHE LA SOVRANITA’ POPOLARE AD ESPRIMERSI
    CORDIALI SALUTI

  7. Determinati interventi legislativi (legge elettorale, par condicio, finanziamento pubblico ai partiti, finanziamento ai giornali, federalismo sconclusionato, governance della RAI) hanno dato un’impronta feudale alla nostra democrazia.
    Pochi signorotti nominano i loro vassalli in parlamento e ai servi della gleba altro non resta che votare per determinare la distribuzione dei vassalli in parlamento, ma non altro. Valvassori e valvassini vengono cooptati e mantengono il loro potere fin quando rimangono fedeli al loro signorotto di riferimento (o ne trovano un altro).
    Ormai i servi della gleba hanno utilizzato tutti gli strumenti sanciti dalla costituzione per riformare il sistema (referendum, leggi di iniziativa popolare,..) ma i vassalli li hanno neutralizzati. Delle continue richieste della società civile sul rinnovamento della politica, su un cambio generazionale nei partiti, e la richiesta di una serie di leggi contro la corruzione e la trasparenza, i vassalli se ne fottono (perchè il sistema gli permette di fottersene).
    Il sistema feudale ha funzionato benissimo per secoli e stava funzionando bene anche oggi, ma è arrivata la crisi e ai servi della gleba hanno cominciato a saltare i nervi.
    Il movimento a 5 stelle va votato perchè può essere una minaccia per il sistema feudale. Ha il compito di provare a smontare l’insieme di leggi che hanno determinato il consolidamento di questo sistema miserabile. Se fallisce anche il M5S non vedo altri strumenti legali per salvare la democrazia.
    Non facciamoci fregare dall’ennesime riverniciate che si faranno il PD, il PdL e l’UDC (i comunisti non li cito nemmeno perchè ormai il loro fallimento storico si è completato) dobbiamo pretendere una loro conversione radicale e fin quando non lo faranno NON li dobbiamo votare.

    Napolitano in fondo è solo un vassallo tra i vassalli.

  8. I VOTI NON PUZZANO diceva un “grande vecchio” della politica italiana. E,infatti, il voto di un elettore premio nobel della letteratura italiana,vale,nell’urna, quanto il voto dell’ultimo dei disoccupati storici napoletani o di chi lo vende per 10 euroA A maggior ragione i voti dei grillini sono tutti democratici e valgono quanto tutti quelli dati ai Partiti tradizionali.
    Ma il punto non è questo.
    Il voto di protesta,come pure l’astensione,secondo me,rappresentano solo un “segnale forte” contro tutta la classe politica incapace e squalificata che ci ritroviamo.
    Ma poi bisogna dare risposte e proporre alternative serie e credibili.
    Non credo che Grillo possa essere in grado di farlo insieme al proprio entourage.
    E qui casca l’asino!
    La mia preoccupazione è che,come al solito,noialtri italiani siamo bravissimi nel momento della critica ad alzo zero,ma poi, quando ci dobbiamo impegnare civilmente,politicamente,disinteressatamente,ec…mostriamo tutte le debolezze che ci portiamo nel nostro DNA.
    Ma la storia dimostra anche che riusciamo a dare il meglio di noi stessi proprio nelle fasi di più grave difficoltà (si vede anche nei mondiali di calcio,per fare un esempio banale, ma si è visto anche dopo la sconfitta di Caporetto nella I guerra mondiale).
    Allora: rimbocchiamoci le maniche anche nel nostro piccolo e proponiamo qualcosa di buono,a partire dalla nostra aamata cittadina. Non lasciamo il compito di amministrarci ai soliti addetti ai lavori e agli stessi mestieranti che hanno ammorbato perfino l’aria della villa comunale!

  9. Che Napolitano fosse il presidente dei partiti, da loro nominato, lo ha dimostrato più volte durante il suo settennato, sottoscrivendo spesso e volentieri anche leggi palesemente anticostituzionali, nelle vesti di principale garante della nostra costituzione. L’ultimo svarione che mi ricordo è quello del 25 Aprile, una pessima entrata a gamba tesa contro i liberi cittadini del MoVimento Cinque Stelle, proprio nel pieno della campagna elettorale. Questa volta, alla domanda del giornalista, avrebbe fatto più bella figura a rispondere un “no comment” istituzionale, anche per par condicio che non fa mai male in periodo di elezioni. Ma queste frizioni con Grillo e con i cittadini che più o meno si sentono politicamente rappresentati dal programma delle 5 stelle non si dimenticheranno facilmente, anche negli anni futuri. I buoni presidenti vengono ricordati per le loro grandi opere, i cattivi presidenti vengono ricordati per il cattivo servizio che hanno svolto per il paese.

  10. Mi permetto di approfittare di questo libero spazio che ci concede Massimo per riportare integralmente agli “ignoranti” (nel senso buono, coloro che, semplicemente, ignorano!) questo lungo editoriale di Marco Travaglio apparso oggi su Il Fatto Quotidiano. La vera storia raccontata da un vero giornalista con la memoria di ferro che chi ha seguito il Blog in questi anni invece ben conosce. Un pò di pazienza nella lettura perchè è un pò lungo:

    Bestiario grillesco
    di Marco Travaglio
    All’inizio Beppe Grillo non era affatto anti-sistema: anzi, cercava di costringere il sistema ad autoriformarsi. Nell’estate del 2007 lancia le primarie programmatiche online, discusse per otto mesi sul web da 800 mila persone, poi consegna le proposte raccolte al premier Romano Prodi a Palazzo Chigi: energie rinnovabili, wi-fi gratis, rifiuti e cemento zero. Ma Prodi – racconta Grillo – socchiude gli occhi e si appisola. Allora l’8 settembre 2007 Grillo organizza il V-Day in piazza Maggiore a Bologna, per il “Parlamento pulito”, davanti ad almeno 100 mila persone, più 10 volte tante collegate da altre 200 piazze. Porta sul palco giornalisti, scrittori, artisti, esperti, docenti e tenta di cambiare le cose con un altro strumento squisitamente costituzionale: tre leggi di iniziativa popolare (incandidabilità dei condannati in Parlamento, tetto massimo di due legislature, abolizione del Porcellum per tornare a scegliere i parlamentari). Raccoglie 350 mila firme in mezza giornata. Una cosetta da niente, infatti i tg di Rai, Mediaset e La7 non mandano una telecamera né un inviato (ci sono solo Sky e Annozero). È un esorcismo: basta non parlarne e il V-Day non esiste. Le agenzie di stampa si inventano “attacchi”, “insulti”, “offese a Marco Biagi”, anche se in 10 ore di V-Day nessuno ha mai citato Marco Biagi. Si è solo criticata in un filmato la legge 30, che il programma dell’Unione, ben prima di Grillo, criticava e prometteva di cambiare perché causa del precariato. Così, invece di parlare dei contenuti e delle tre leggi popolari, si scatena una polemica su un fatto mai avvenuto. Casini accusa Grillo e i presenti di “inneggiare all’assassinio” del professore da parte delle Br: “Il V-Day è una cosa di cui vergognarsi: hanno oltraggiato Biagi, che andrebbe santificato”. Lui peraltro ha sempre preferito santificare Dell’Utri, Andreotti e Cuffaro. Quella sera il Tg1, diretto da Gianni Riotta, giornalista di scuola anglosassone, si apre con un servizio su Prodi a Bari, poi uno su B. chissà dove, poi tre servizi sui funerali di Pavarotti. Segue una lunga inchiesta sull’inedito fenomeno delle prostitute a Milano. Un delitto a Treviso. Un videomessaggio di Napolitano sul futuro dell’Europa. La solita carrellata di politici che parlano a vanvera. Un’imperitura intervista a Rutelli, che avrebbe potuto andare in onda tre anni prima o tre anni dopo. A quel punto chi non ha ancora spento o distrutto il televisore è tentato di chiamare la redazione per avvertirla che nel pomeriggio c’è stata una cosina chiamata V-Day. Ma ecco Romita incupirsi improvvisamente in volto: è il segnale convenuto, è il momento di parlare del V-Day. Fermo immagine su una foto di Grillo, voce fuori campo: “S’è svolto a Bologna e in altre città italiane il Vaffa Day del popolare comico genovese…”. Sullo sfondo, un paio d’immagini rubate a Eco-tv, che ha trasmesso la diretta, e morta lì. Totale: 29 secondi. Poi Romita ritrova il sorriso: i nuovi sviluppi del delitto di Garlasco, un servizio sui romeni che rubano nei supermarket a Ivrea, uno sull’analfabetismo di ritorno (appunto) e uno su un fatto unico nella storia dell’umanità: “Sei subacquei sott’acqua a Ponza senza prendere ogni tanto una boccata d’aria”. Roba forte: i subacquei sott’acqua. Il Tg1 si chiude con l’indimenticabile matrimonio di Marco Baldini, officiante Veltroni, testimone Fiorello (25 secondi, 4 meno del V-Day). L’indomani il Tg2 dedica al V-Day l’editoriale del direttore in quota An Mauro Mazza, dal titolo “Grillo e grilletti”. Col volto terreo, come se fossero tornate le Br, Mazza ammonisce Grillo col gesto della pistola: “Che accadrebbe se un mattino qualcuno, ascoltati gli insulti di Grillo, premesse il grilletto?”. Per la verità Grillo non ha mai evocato né pistole né fucili, diversamente da Bossi.

    segue in quarta pagina
    Infatti persino Gianfranco Fini, davanti ai giornalisti, dice che l’allarme di Mazza è un po’ eccessivo: “Adesso lo chiamo per dirglielo”. Segue telefonata a Mazza. Il Corriere lo chiama Mazza un minuto dopo: si aspetta di trovare un uomo mortificato dalla lavata di capo del suo capo. Invece tutt’altro, Mazza fa il brillante: “E che problema c’è? Si dice che i direttori dei tg siano affiliati a un padrino politico che detta il mattinale. Ecco, è la prova che non è così. Che sono indipendente”. Cioè: Fini chiama Mazza davanti a tutti trattandolo come un suo dipendente. E quello: visto, è la prova che sono indipendente. L’indomani, sulla stampa, si scatenano commentatori ed esperti, quelli che capiscono sempre tutto però non ne azzeccano mai una: Grillo è “antipolitico”, “qualunquista”, “populista”, “giustizialista”, “fascista”, “terrorista” e soprattutto “volgare” perché dice vaffanculo. Montezemolo alza il ditino: “A risolvere i problemi dell’Italia con i vaffanculo non ci credo”. Eugenio Scalfari scomunica questo fenomeno “anarcoide e individualista”, “anacronistico”, “antipolitico” , paragona Grillo a Guglielmo Giannini, Cola di Rienzo, Masaniello, Savonarola: “Chi inneggia al ‘Vaffanculo’ partecipa consapevolmente a quelle invasioni barbariche che connotano gran parte della nostra mediocre e inselvaggita attualità… Mi viene la pelle d’oca: dietro al grillismo vedo l’ombra del ‘law & order’ nei suoi aspetti più ripugnanti; ci vedo dietro la dittatura”, con “slogan della peggiore destra, quella populista, demagogica, qualunquista… L’antipolitica è sempre servita a questo: piazza pulita per il futuro dittatore”. Giampaolo Pansa dice addirittura che Grillo “mi ricorda Mussolini”. Andrea Romano, il dalemiano che ha trovato casa all’Einaudi di Berlusconi e sulla Stampa di Agnelli, cita le solite “accuse a Biagi” e conclude: in un paese normale il V-Day “verrebbe recensito nelle pagine dello spettacolo” (infatti La Stampa ci apre la prima pagina).
    SABINA GUZZANTI ad Annozero attacca Riotta per la censura del suo tg. Riotta rimedia con uno Speciale Tg1 su Grillo, anzi contro. Avverte con aria minacciosa: “Ora vediamo chi è davvero Grillo, qui non esistono vergini”. E lancia un servizio-scoop: Grillo, invitato a esibirsi a una festa dell’Unità del 1981, pretese addirittura che gli pagassero il cachet. Nei giorni seguenti il Tg1 prosegue le sue indagini sui crimini di Grillo e ne scopre un altro agghiacciante: fra i 3 mila commenti giornalieri sul suo blog, ce n’è uno negazionista, subito cancellato dallo staff. Ma il partigiano Gianni ritiene che la cosa meriti addirittura un servizio. Il V-Day invece no. Naturalmente le tre leggi popolari vengono subito imboscate in un cassetto del Senato e lì riposeranno in pace per sempre.
    Il 25 aprile 2008, secondo V-Day, stavolta a Torino, dedicato all’informazione. Gli attacchi partono addirittura prima che si svolga: guerra preventiva. Il Riformista, alla vigilia, già sa che sarà una manifestazione terroristica, “con minacce in stile Br ai giornalisti servi” (“Le Grillate rosse”). Il Giornale sguinzaglia il suo segugio con le mèches per una strepitosa inchiesta a puntate: “La vera vita di Grillo”. Scoop sensazionali: Grillo da giovane andava a letto con delle ragazze; alcuni suoi ex-amici invidiosi parlano male di lui; la sua villa a Genova consuma energia; Grillo ha avuto un tragico incidente stradale che gli è costato una condanna per omicidio colposo e stava per costargli anche la pelle; è genovese, dunque “tirchio”; nel suo orto c’è una melanzana di plastica; ha avuto un figlio “nato purtroppo con dei problemi motori” (il nostro segugio è un cultore della privacy); e, quando fa spettacoli a pagamento, pretende addirittura di essere pagato. Insomma, un delinquente.
    In piazza San Carlo a Torino ci sono 100 mila persone, più 2 milioni collegati da tutta Italia. Tutti brigatisti, naturalmente, che raccolgono oltre 500 mila firme su tre referendum per abolire l’Ordine dei giornalisti, la legge Gasparri e i finanziamenti pubblici ai giornali. Grillo dice al Pd: “Copiate il nostro programma, ve lo regalo”. Risposta di tutta la casta politico-giornalistica: fascista, qualunquista, giustizialista, antipolitico, volgare. Tornàti a casa, i partecipanti cercano il servizio del Tg1 di mezza sera sulla manifestazione. Invece niente: nemmeno una parola. Molti servizi sul 25 aprile dei politici, le elezioni a Roma, il caro-prezzi, un ragazzino annegato, poi le due vere notizie del giorno: una torta in faccia al direttore del New York Times e una mostra a Rimini su Romolo e Remo.
    L’INDOMANI, sui giornali, ecco i soliti che hanno capito tutto. L’inviato del Giornale, Tony Damascelli, già sospeso dall’Ordine per Calciopoli, mentre B. riceve il camerata Ciarrapico, paragona Grillo a Mussolini chiamandolo “Benito”. Su Repubblica Francesco Merlo, che abita a Parigi ma è dotato di un telescopio potentissimo, spiega agli italiani che “in Italia c’è sovrapproduzione di informazione”: ce ne vorrebbe un po’ meno, ecco. Quanto a Grillo, è “in crisi” e “non riesce a far ridere”.
    A Zapping, su RadioRai, telefona un ragazzo per dire che ha firmato i referendum del V-Day. Il conduttore, un sincero democratico, lo accoglie con affetto: “Ah lei è uno di quegli allocchi che stanno a sentire le cretinate di Grillo. Ma lo sa che Grillo guadagna 4 milioni da quando fa queste contestazioni? Lei clicca su quel sito e gli dà i soldi”. Peccato che non sia vero niente: chi va sul sito non dà soldi a Grillo, non c’è pubblicità. E i 4 milioni sono il reddito del 2005, due anni prima del V-Day.
    ANCHE SCALFARI scrive che piazza San Carlo era piena di “seguaci
    di Grillo paganti”: ma non è vero, nessuno pagava niente. Scalfari
    aggiunge che “Grillo dissoda il terreno” dove B. seminerà. Insomma lavora per il centrodestra, come se non bastasse il centrosinistra. Sergio Romano, sul Corriere, parla di “carnevale plebeo e volgare”, animato da “sentimenti beceri e forcaioli”, poi si lancia in una previsione memorabile: “La irresistibile ascesa del comico-politico dura generalmente qualche mese o pochi anni e si spegne quando il pubblico si stanca di ascoltare sempre le stesse battute o si accorge che nessuna soluzione politica potrà mai venire dal mondo dell’avanspettacolo. Cosa che accadrà, suppongo , anche nel caso di Beppe Grillo”. Nel 2009, alle europee, Grillo sostiene Luigi De Magistris e Sonia Alfano, indipendenti dell’Idv: eletti con una valanga di voti. Poi fa l’ultimo tentativo per cambiare il sistema dall’interno e non dover presentare liste proprie: si candida alle primarie del Pd che devono eleggere il successore di Veltroni e Franceschini. Ma è già deciso che deve vincere Bersani. Infatti il Pd risponde che Grillo non è iscritto al Pd. Allora lui fa domanda d’iscrizione: respinta. Mentre si scoprono migliaia di tessere false del Pd in tutta Italia e Parisi denuncia il congresso truccato, uno che vuole tesserarsi per davvero resta fuori della porta. La Commissione di garanzia del Pd sentenzia: “Non è possibile la registrazione di Grillo nell’anagrafe del Pd perché egli si ispira e si riconosce in un movimento politico ostile al Pd”. Strano: lo statuto Pd vieta l’iscrizione solo a chi è già iscritto ad altri partiti, e Grillo non ha tessere. Lui replica: “Ostile io? Sì, ma solo al vertice del partito, non agli elettori. Ma le primarie non dovrebbero servire a eleggere il vertice del partito?”. E lancia un ultimo appello: “Prendetevi il nostro programma, non potete avere lo stesso di Berlusconi”. Niente, encefalogramma piatto.
    Così, nel 2010, le liste 5 Stelle debuttano alle amministrative in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia e Campania: 400 mila voti. In Piemonte sfiorano il 4%, in Emilia il 7%. I partiti fanno tanto di occhi: “Chi l’avrebbe mai detto?”. Bastava seguire la campagna elettorale, dove Grillo presentava i suoi ragazzi candidati davanti a piazze stracolme di gente e si sottoponeva alla “prova canotto”: si lanciava sulla folla dentro un gommone e si faceva trasportare sulle braccia dalla gente. Una sfida che nessun politico affronterebbe, perché gli bucherebbero il canotto e si spiaccicherebbe al suolo. Il Pdl perde 1 milione di voti sulle regionali di 5 anni prima. Ma a mascherare la sua sconfitta provvede il Pd, che ne perde 2 milioni e sbaglia quasi tutti i candidati: ma se la prende con Grillo, il “fuoco amico” che gli ha rubato voti. Specie in Piemonte, dove Mercedes Bresso perde d’un soffio contro il leghista Roberto Cota. E dice serafica: “Grillo non l’avevamo calcolato, ci ha fatto perdere le elezioni”. Grillo risponde: “È la Bresso che ci ha tolto un sacco di voti: se non si presentava, vincevamo noi”. Il fatto è che il programma della Bresso somigliava paurosamente a quello di Cota, specie sul Tav in Val Susa: Pdl e Pdmenoelle, come dice Grillo. E poi è improbabile che i grillini abbiano tolto voti alla Bresso: in Piemonte han preso 100 mila voti e la Bresso ne ha persi 200 mila ; e, senza di loro, quella gente non avrebbe votato.
    MA NEMMENO quella lezione sveglia i partiti. Infatti, fino all’altroieri, hanno seguitato a insultare Grillo. Napolitano: “Il demagogo di turno”. Crosetto (Pdl): “Mi ricorda i fascisti, anzi i nazisti: ha la violenza verbale di Goebbels. Parliamo di un fasciocomunista”. Bersani: “Basta con questi populismi che fan finta di partire da sinistra poi come sempre ti spuntano a destra”. Vendola: “Mescola argomenti demagogici, urla, emette grugniti al posto di pensieri”. E tutti insieme: “Parla come un mafioso”. Risultato: 5 Stelle diventa il terzo o il quarto partito. Centinaia di migliaia di persone che, senza 5 Stelle, non sarebbero andate a votare o magari si sarebbero gettate nelle braccia del fascista o del nazista di turno, come in Francia e in Grecia. Eppure tutti riattaccano la solita litania: voto di protesta, antipolitica, qualunquismo. Tutti attoniti per la “sorpresa Grillo”. Tranne Napolitano, che del boom di Grillo non s’è nemmeno accorto: “L’unico boom che ricordo è quello degli anni 60”. Ma il problema suo e dei politici è proprio questo: i candidati e gli elettori di 5 Stelle il boom economico non possono ricordarselo, perché negli anni 60 non erano nati. Comunque, chi non sente il boom può sempre provare con un cornetto acustico.

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