ITALIA IN PERICOLO: Unità nazionale a rischio

Un Governo irresponsabile cede ai ricatti interni alla sua stessa maggioranza a discapito dell’intero Sud

Chi sono gli sfasciacarrozze? Berlusconi, Tremonti, Bossi, Lombardo, Micciché, Dell’Utri.

Berlusconi Lombardo Micciché

Berlusconi Lombardo Micciché

ROMA – Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi cede ai ricatti dei suoi uomini in Sicilia ed evita una scissione interna al suo Partito, ma crea un caso pericolosissimo e senza precedenti che mina profondamente l’unità nazionale dell’Italia.

Il trio siciliano che non scherza, Gianfranco Miccichè, Raffaele Lombardo e Marcello Dell’Utri, minacciando una scissione dal Partito del Premier (PdL) e ventilando l’ipotesi della costituzione di un Partito del Sud, hanno costretto Berlusconi e il Governo, per quello che conta il Governo, a modificare il ddl “anticrisi” e il corso dei suoi programmi, volti a concentrare tutti i fondi verso il Nord e quel Nord di stretta influenza della Lega Nord, a reperire, almeno sulla carta, 4 miliardi di euro da destinare alla Sicilia, lasciando a bocca asciutta il resto delle Regioni Meridionali (Puglia, Calabria, Basilicata, Campania, Abruzzo, Molise).

Immediatamente l’Agenda del Governo si è riempita di contenuti e di impegni per il Sud, perché per il Presidente del Consiglio il Sud inizia e finisce in Sicilia tra i suoi amici. Immediatamente si incomincia a parlare dei famosi Fondi FAS (Fondi Aree Sottosviluppate) che servono per finanziare progetti extra menia, rispetto ai fondi e ai programmi economici nazionali, ritenuti fondamentali per accorciare in qualche modo lo svantaggio economico e strutturale di queste aree. Fondi destinati al Sud e già in passato dirottati agli allevatori del Nord dal Ministro dell’Agricoltura Luca Zaia della Lega Nord.

L’iniziativa del Governo, per fatti interni alla sua maggioranza, anche se coinvolge in qualche modo una regione del mezzogiorno, soddisfando le sue legittime aspettative, ignora in maniera discriminatoria le aspettative, altrettanto legittime delle altre regioni, rappresenta un primo e pericoloso passo verso la disgregazione dell’Unità Nazionale. Rappresenta un precedente pericoloso e mina la credibilità Istituzionale di un Governo, già fortemente compromessa dalle “avventure” del suo Premier.

L’Italia è in pericolo. Il Sud è in pericolo. Gli interessi forti del Nord, rappresentati dalla Lega e da alcuni settori industriali ed economici di aree politiche e geografiche ben identificate, che fanno capo al Ministro dell’economia Gliulio Tremonti e Umberto Bossi, con la complicità di Silvio Berlusconi, continuano a prevalere a scapito del resto del paese, colpendo più di tutto il mezzogiorno.

Il pericolo della frattura che si crea nel Paese è sempre più reale e in questo momento coincide anche con l’indebolimento della figura politica del suo leader principale, che preso più dalla difesa della sua immagine per gli attacchi personali delle opposizioni e della stampa nazionale ed estera, a seguito delle sue “marachelle” sessuali, ha perso la bussola e incomincia a perdere anche la leaderchip, ma quello che è più pericoloso sta mettendo a rischio l’Unità Nazionale.

La sollevazione delle opposizioni con Anna Finocchiaro (PD) e Pier Ferdinando Casini (UdC) e i rilievi mossi dal Presidente della Conferenza delle Regioni Vasco Errani, non sono servite a nulla se non a far convocare un vertice per questa mattina a palazzo Grazioli tra il Premier e un altro gruppo di siciliani, Stefania Prestigiacomo, Salvatore Nania, Carlo Vizzini e alcuni Sindaci, esclusi dal primo vertice, per spiegare le ragioni e per illustrare un piano economico per il Sud. Piano senza speranze e senza risorse economiche, ma ancora una volta solo a soddisfare beghe interne alla maggioranza e di solo interesse insulano.

Il destino del Sud e dell’intero paese è in brutte mani.

4 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Caro Cavaliere, e chi ti vota più. Con questo sei uscito allo scoperto.

  2. Ma anche se volessimo mandarlo al diavolo, a Berlusconi e i suoi, chi ci rimane D’Alema? Via Berlusconi e via D’alema.

  3. L’Italia ormai è già oltre la democrazia. Berlusconi non digerisce le regole e sta allentando sulle libertà. L’informazione è la prima cosa.

  4. L’Italia ormai è fottuta. Non ci sono più speranze. Comunque è sempre colpa della sinistra che invece di contrastare imita Berlusconi.

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