Report Agricoltura 2015: Strage infinita di braccianti. “Annus horribilis”

Report 2015, Annus Horribilis per l’agricoltura: La  strage  infinita di braccianti agricoli.

L’Agricoltura, il settore più rischioso per i lavoratori; metà dei decessi avviene nei campi al sud come al nord (Inail). 700.000 gli sfruttati in Italia con paghe vergognose anche di 2€ l’ora con turni giornalieri massacranti di 10 ore. Terreno fertile per lavoro nero e caporalato.

Pomodori-raccolta

Pomodori-raccolta

di Marco Naponiello
per (POLITICAdeMENTE) il blog di Massimo Del Mese

EBOLI / PIANA DEL SELE –  Si chiamavano Paola, Mohammed, Arcangelo, George, Maria, Zakaria, Vasile, Ioan, Stefan, Sare, sono solo alcuni nomi di una lunga lista di morti sul lavoro, ma verrebbe da specificare di lavoro nell’anno scorso, una vera mattanza di braccianti agricoli in ogni dove del nostro Paese accumunati dallo stesso tragico destino, al di là delle appartenenze geografiche od etniche, lo sfruttamento non è “razzista”, che in tale ambito si chiama caporalato, anzi quando c’è possibilità di attuare facili guadagni risulta cinicamente ecumenico.

Il caporalato  purtroppo è un vetusto metodo di reperimento del lavoro agricolo giornaliero, fatto dai braccianti, appunto che vendono le braccia, organizzati un gruppi chiamate squadre,al riguardo centrale è la figura del cosiddetto caporale, il reclutatore de facto (un dipendente del proprietario del fondo agricolo oppure un esterno) di rammagliare la manodopera di una zona, condurla sul posto, stabilire orario e prezzo e poi lucrarne una provvigione da questi sfortunati lavoratori. Quindi  il caporale risulta in pratica un intermediario vero e proprio che agisce in base ad un mandato delegatogli dall’imprenditore agricolo, il quale ha come primo obbiettivo un “minimo ribasso”dei costi a fonte di un alto numero di ore lavorate.

Inizialmente secondo le vecchie leggi di diritto agrario era una attività lecita, ma ad oggi con le tutele giuridiche ed il crollo dei prezzi dei prodotti agricoli sotto la scure della concorrenza internazionale, è divenuta tout court una pratica illegale, al limite quasi della riduzione in schiavitù ove oltre alla paga al disotto degli standard sindacali, mancano coperture assicurative e condizioni igienico sanitarie a norma del TUSL, il tutto conduce ad alta altissima mortalità annuale come registrato dall’Inail.

Il fenomeno insiste in particolar modo nel Mezzogiorno ma è presente anche al centro nord come in Veneto, Piemonte, Lombardia e Toscana, ed ha ad oggetto come evidenziato lavoratori appartenenti a face deboli, in modo particolare comunitari dell’est o africani, ma ci sono anche tanti nostri connazionali che spinti da bisogno cadono preda del caporali,in alcune zone del sud gestito da affiliati alla criminalità organizzata.

Andrea Orlando-Ministro Agricoltura

Andrea Orlando-Ministro Agricoltura

Le cronache in oggetto partono da lontano:

Nel maggio del 1980, tre giovani donne di Ceglie Messapica (Puglia) perdono la vita in un autobus condotto da caporali. Nello  stesso  periodo, segnatamente il 17 luglio, alcuni di questi intermediari, forse manovrati da organizzazioni malavitose, tentarono un volontario investimento di sindacalisti ed operai che manifestavano avverso il caporalato ed ancora Il 21 luglio sempre in Puglia a Villa Castelli otto caporali armi in pugno, malmenarono dei sindacalisti della CGIL e ne devastarono la locale sede.

Nel 2010 dei lavoratori africani di Rosarno in Calabria organizzarono svariati sit in di protesta che culminarono in episodi di violenza tra questi e gli abitanti del posto, ma ad aprile furono arrestati proprio a Rosarno 30 malfattori che obbligavano a turni di lavoro fino a 15 ore giornaliere e smascherando  contemporaneamente una rete di fittizi contributi previdenziali all’INPS, difatti questo modalità di frodare le casse previdenziali è un comportamento antigiuridico parallelo alla manifestazione del caporalato. Sul fronte normativo è stata varata la legge 14 settembre 2011, n. 148, ha introdotto nel codice penale italiano il nuovo reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, le pene edittali sono  la reclusione da cinque a otto anni e una multa da 1.000 a 2.000 € per ogni lavoratore implicato.

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Casi giornalistici, e veniamo cosi al presente ovvero al 2015, mostrano che ad esserne soggette sono anche tante donne italiane, nella raccolta delle fragole o nell’acinatura (come la 49enne Paola Clemente in Puglia) e le connivenze prosperano anche con agenzie interinali truffaldine ove l’azienda datrice di lavoro pagava regolarmente tutte le spettanze, ma di contro l’agenzia di lavoro interinale, invece di versare il salario pattuito alle lavoratrici come da contratto, a queste ultime si accreditava una retribuzione quasi dimezzata.

Il governo di Matteo Renzi in coordinamento col ministero dell’agricoltura retto da Maurizio Martina che interessa anche il MEF (ministero economia e finanze) visto l’enorme danno erariale stimato attorno ai 600 milioni all’anno, ha annunciato una rivoluzione copernicana, (auspicata anche dalle associazioni sindacali in primo luogo la Cgil-Flai) tramite il ricorso a modalità repressive di maggiore incisività, che porti fino alla extrema ratio della confisca dei beni alle aziende agricole che utilizzano la manodopera pel tramite dei  caporali, mentre sui media nazionali si è evinto da anni oramai, che il vulnus alla legalità consiste essenzialmente nell’intermediazione lavorativa, simulata da forme solo dall’aspetto lecite, vedi le tante false coop, agenzie interinali fraudolente, finti contributi etc.

CGIL-FLAI

CGIL-FLAI

Nelle ultime settimane poi la vicenda del caporalato ha assunto ancora maggiori tinte forti pel merito delle telecamere di striscia la notizia, seguitissimo Tg satirico delle reti Mediaset che hanno confezionato un breve ma al contempo struggente servizio sulla bidonville di Boreano , una frazione di Venosa, un borgo meraviglioso vituperato dalla infamia dello sfruttamento su altri esseri umani, con la complicità patente di troppi, si consuma un continuo vilipendio al concetto di umanità, tra migliaia e migliaia di immigrati a guisa di “fantasmi”: http://www.video.mediaset.it/video/striscialanotizia/servizio/ghetto-di-boreano-potenza_577910.html) i nuovi schiavi dell’Europa moderna, attenta solo ai mercati finanziari ove si celebra come detto da anni un vergognoso sfruttamento di “carne umana”, senza servizi igienici e altre forniture, migliaia di extracomunitari si arrangiano alla bene meglio.

Il proprietario del terreno ove insiste tale sconcio, non vuole essere ripreso e ne risponde alle domande, fin troppo imbarazzanti domande che dovrebbero essere rivolte a rigor di logica alle autorità civili del posto, sale sulla sua vettura e scappa, ma questo non impedisce di refertare la disumanità imperante che tocca le radici del sistema agroalimentare italiano, che oltre agli sfruttanti annovera le morti bianche sul lavoro, non figlie di uno sfruttamento economico ma di mancata prevenzione, in barba al TUSL (testo unico sulla sicurezza del lavoro) che fa del settore agricolo un vero e proprio campo di battaglia, infatti nella triste piaga delle morti sul lavoro, quasi una su due verte nell’agricoltura.

Ghetto di Boreano

Ghetto di Boreano

L’anno appena trascorso senza mezzi termini ci ha lasciato in legato dei numeri in negativo che pensavamo bonariamente appartenessero ad un torbido, ignominioso passato,  fatto di tanto caporalato, almeno 10 i braccianti morti in Italia in estate. Uno era un burkinabè ucciso a fucilate sempre a Lucera, poi da Crotone al Veneto altri 3 italiani, 3 romeni e 3 africani morti d stenti tra il caldo e la fatica. Poi il caso emblematico di un originario del Mali, e lavorava nelle campagne di Rignano Garganico, in provincia di Foggia, Il cadavere, non è stato mai rinvenuto negli obitori né di San Giovanni Rotondo né in provincia,dunque probabilmente è stato tumulato dai caporali,come una bestia uccisa sulla strada, nei campi limitrofi  oppure occultato con qualche altra macabra trovata ,secondo le ipotesi dei braccianti suoi colleghi. Il recente rapporto sulle “Agromafie e Caporalato 2014″, redatto dall’Osservatorio Placido Rizzotto commissionato Flai Cgil, sono circa 400 mila la forza lavoro legata al caporalato, tra le quali circa 100 mila presentano forme di gravi vessazione psico-fisiche, una forma di vera schiavitù in nuce se riflettiamo sul fatto che tanto dolore a fronte di salari irrisori, che variano 4–500 euro per 60 giorni di lavoro, uno scorno intollerabile verso una nazione che si reputa evoluta sul fronte dei diritti sociali che fanno riflettere sulla concreta possibilità che molti prodotti che arrivano sulla nostra tavola, provengano da una filiera “sporca”.

Non valida la motivazione di tanti pseudo – imprenditori che il costo del lavoro in Italia sia divenuto inaccessibile, ma questo non giustifica l’assunzione di manodopera a “nero” per via della crisi imperante”. Il Procuratore di Foggia, Vincenzo Russo, va giù duro. “È come l’evasione fiscale. Quanto più alta è la tassazione, tanto più i soggetti sono invogliati ad evadere. Questo è indubbio. Quindi, se il costo del lavoro diminuisse, probabilmente diminuirebbero anche questi fenomeni”.

La nostra regione, la Campania a questo triste bollettino non fa certo eccezione, a fine estate scorsa difatti si sono annoverati 18 denunciati e comminate sanzioni per 95.000 €, con verifiche nel Salernitano,e Beneventano, fatte dai 200 militari del Comando Provinciale dei Carabinieri e del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Salerno hanno controllato alcune aziende agricole e zootecniche, specialmente nella Piana del Sele e nell’agro Nocerino-Sarnese. E allora la proposta shock del sindacato, infatti per fronteggiare il caporalato nella Piana del Sele, la Cgil propone  la confisca dei beni, per Giovanna Basile segretaria della Flai Ggil Salerno: “per reprimere il caporalato nella Piana del Sele, la Cgil vuole la confisca dei beni: “..non c’è da parte nostra alcun accanimento nei confronti dell’intero sistema delle aziende agricole della nostra provincia afferma la dirigente nel quale sappiamo esserci imprenditori onesti e rispettosi delle normative, ma riscontriamo, dalle indagini, che al loro fianco c’è una stragrande maggioranza di aziende che operano nella illegalità. Queste vanno combattute e colpite, anche per salvaguardare l’operato delle aziende sane“.

A queste forti affermazioni fa eco Anselmo Botte, segretario Cgil Salerno:Il caporalato è una problematica sulla quale non si può più divagare. Va combattuto con determinazione da tutte le istituzioni, oltre che dalle organizzazioni sindacali. Il caporalato etnico ha subito delle trasformazioni che  hanno peggiorato la sua attività criminale, arricchendola di un ulteriore elemento delinquenziale che è quello della tratta di esseri umani. Su questi temi abbiamo alcune proposte calibrate per il nostro territorio sulle quali vogliamo confrontarci per tentare di ripristinare la legalità in aree della nostra provincia che stanno diventando territori di nessuno e dove lo stato ha difficoltà a essere presente.

immigrati-lavoro-stagionale-agricoltura

immigrati-lavoro-stagionale-agricoltura

E cosi da settembre scorso ha esordito la “Rete del lavoro agricolo di qualità”, un osservatorio autonomo nato per contrastare tali fenomeni, e grazie all’impegno del ministro dell’agricoltura, Maurizio Martina, secondo cui contro il caporalato bisogna usare la stessa severità che si riscontra contro la mafia, supportato in tale sua iniziativa dal collega di governo, Andrea Orlando, capo del dicastero della giustizia, anch’essi favorevoli alla confisca dei beni avverso gli imprenditori disonesti : “Sono tanti i fronti sui quali bisogna intervenire contro questa piaga antica e inaccettabile”affermano congiuntamente i due uomini politici “a partire dall’aggressione patrimoniale di chi usa i caporali, con mezzi simili a quelli che si utilizzano nel contrasto alla mafia come le confische dei beni”.

Il fenomeno certamente è complesso e non inerisce solo la problematica dei controlli blandi o delle leggi inapplicate, il punto nevralgico oggettivamente parte da lontano: le aziende private, le società di capitale, investono sempre meno nelle loro attività di settore perché preferiscono lucrare sui più redditizi servizi finanziari e l’intermediazione economica, dove ricavano maggiori utili che nel finanziare la spesa per produrre “cose tangibili”; quindi per via di tali scelte l’economia mondiale sta morendo per mancanza di investimenti produttivi capaci di creare lavoro, e di ridistribuire ricchezza proprio da parte di chi detiene la ricchezza. In parole povere il fallimento delle politiche iperliberiste-turbocapitaliste sta tutto qui, nell’eccessiva volatilità finanziaria dei mercati, nell’impossibilità (rectius mancanza di volontà) di vincolare il denaro alla produzione di ricchezza e alla fonte che lo ha generato, orbene siamo tutti più poveri giacché qualcuno potesse accumulare legalmente tanta ricchezza finanziaria che poi egoisticamente, seguendo le amorali leggi della finanza globalizzata, poi non restituisce al sistema, sono i presupposti ad essere errati e gli effetti confermano il lugubre teorema. Ciò che invece occorre combattere è una mentalità retriva, che vede nel caporalato un problema riguardante gli immigrati soltanto, invece di considerare che tutelare i diritti dei braccianti, o di qualsiasi altra categoria di lavoro subordinato oggetto di sfruttamento, si tradurrebbe nella tutela dei diritti di ogni lavoratore, al di fuori degli schemi nazionali o di razza, una lotta difficile e non di breve durata, ma che porterebbe al riscatto civile del mezzogiorno come dell’Italia intera.

Salerno,  18 gennaio 2016

4 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. UN OTTIMO REPORTAGE SULLA QUESTIONE CAPORALATO.
    Questo problema è antico e noto a tutti.
    Agli amministratori pubblici, ai Prefetti, alla Magistratura, alle Forze dell’Ordine, ai Sindacati…
    Ma non si sa se la questione, che prima sembrava solo un’altra piaga del martoriato meridione e che oggi tocca anche alcune regioni del nord Italia, è irrisolvibile come la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, la Sacra Corona Unita etc…
    La Piana del Sele è stata teatro di questo deprecabile fenomeno fin dagli albori del suo sviluppo agricolo accelerato dalla bonifica dell’area infestata da paludi e malaria.
    Al principio ci furono le schiave provenienti anche dai più remoti paesi della Basilicata che, per un tozzo di pane, partivano alle 3 di notte per trovarsi sui campi al sorgere del sole e lavorarvi fino al tramonto. Rientravano a casa alle 10 o alle 11 di sera e in quelle poche ore che restavano fino alla ripartenza del mattino dopo dovevano accudire i figli e il marito, lavare, stirare, cucinare e forse anche un pò dormire… Un adagio degli anni sessanta recitava: BISOGNA LAVORARE DA SOLE A SOLE alla faccia della convenzione internazionale sancita a Londra nel 1919 che stabiliva in otto ore la giornata lavorativa degli umani.
    Ma quelle migliaia di donne subivano non solo orari massacranti ma,a volte assaggiavano anche la frusta dei caporali-kapò più malvagi non appena osavano alzare la schiena incurvata sotto il sole cocente che ti prendeva alla gola nelle afose giornate di agosto.
    Ne sanno qualcosa anche molti nostri giovani studenti ebolitani dell’epoca dei ceti meno abbienti che per guadagnarsi il “diritto allo studio” andavano nei campi a raccogliere i pomodori DA SOLE A SOLE durante le “vacanze estive”.
    Oggi tutti sanno chi sono i nuovi schiavi: non solo extracomunitari tenuti quasi prigionieri in fatiscenti baraccopoli ma ancora tante donne e tanti uomini poveri del nostro meridione costretti a lavorare sempre da SOLE A SOLE per un pezzo di pane.
    Sul loro sudore e sul loro sangue, caporali delinquenti e proprietari terrieri piccoli e grandi continuano ad ingrassarsi…ed intanto LE STELLE STANNO A GUARDARE.
    Dobbiamo credere alle ennesime ed ultime promesse dei ministri in carica Martina ed Orlando?
    O svolgeranno anch’essi il loro compitino già letto e riletto tante volte dai loro colleghi precedenti?
    Dobbiamo credere alle Forze dell’Ordine che ogni volta promettono maggior rigore nei controlli ai mezzi di trasporto della carne umana?
    Dobbiamo credere alla guardia di Finanza che assicura sempre interventi più mirati e fiscali presso le aziende agricole della Piana?
    Dobbiamo credere ai Sindacati che puntualmente lanciano grida di dolore in difesa dei poveri braccianti agricoli?
    Infine dobbiamo credere ad una Magistratura che appare sempre più inerme e debole di fronte a questo fenomeno che ci riporta a condizioni di vita medioevali?
    Si crediamoci altrimenti ci accuseranno di essere i soliti gufi disfattisti nemici delle “magnifiche sorti e progressive”, incapaci di volgere lo sguardo verso il fulgido avvenire renziano.

  2. Licenziamo i sindacati,troppo presi nel salvaguardare i loro privilegi che al mondo del lavoro vero e proprio…
    Siamo ad un nuovo schiavismo,ma nessuno fa nulla, il mercato impera con le sue regole omicide.

  3. Prof. Cicalese la ringrazio sempre della stima, ho avuto l’occasione di scrivere questo reportage a cagione della sensibilità di Admin sulle questioni sociali di cui nutre una particolare affezione.
    Viviamo tempi che basculano tra razzismo ed accoglienza, un motivo valido per riflettere seriamente sulle situazioni senza tifoserie pacchiane.
    Certamente tra il coltivare l’idiosincrasia verso il “diverso” e il combattere l’ignoranza dei fomentatori di odio,io sto senza remore coi secondi.
    Un cordiale saluto.

  4. Bene ha fatto Vincenzo Cicalese a parlare e a
    farmi ricordare la mia esperienza di studente
    universitario ,collaboratore del glorioso sinda-
    cato dei braccianti ,la Federbraccianti,diretta da
    Peppe Colasante. Gli scioperi,gli incontri ,le
    riunioni, di mattina presto, nelle aziende agrico-
    le di sera nei paesi dell’alto Sele,centri di
    provenienza dei braccianti ,delle donne braccia-
    ti . Tempi eroici.
    Come dice il nostro grande conterraneo .il luca-
    no Orazio ,entriamo in “medias res”.
    Il nuovo caporalato globalizzato si è adattato
    ai flussi migratori e ha prodotto in molti casi
    la degenerazione dello sfruttamento in schiavitu’.

    Certamente vi è una profonda differenza tra i
    braccianti di oggi e quelli di ieri ,i braccianti
    di Giuseppe Di Vittorio.
    Un tempo “i cafoni” condividevano con il caporale
    il medesimo orizzonte sociale e culturale,la mede-
    simo lingua. Certo c’erano la fame,la malattia,
    la miseria,i sorprusi.il sottosalario. La civil-
    tà contadina è stata anche questo.
    Ve lo ricordate Carlo Levi” quella mia terra senza
    conforto e dolcezza ,dove il contadino, vive nella
    miseria e nella lontananza la sua immobile civil-
    tà,su un suolo arido,nella presenza della morte”.
    La soggezione continuata ,che si esprime nel capo-
    ralato, diventa elemento strutturale del lavoro
    agricolo .Lo sfruttamento avviene in condizione
    di solitudine ed isolamento.
    Il nuovo caporalato ha intercettato i grandi flus-
    si migratori.Per capire ,oggi, questi problemi non
    è piu’ sufficiente compulsare le grandi sintesi ,
    le grandi Storie raccontate da Manlio Rossi Doria
    e da Emilio Sereni ; bisogna considerare gli
    studi e le ricerche di Isaia Sales,nostro conter-
    raneo.Ricordare i tentativi della criminalità
    organizzata di condizionare l’economia della fi-
    liera agro-alimentare : dalla produzione agrico-
    la alla gestione del mercato del lavoro fino
    al processo di trasformazione e commercializza-
    zione ,la logistica connessa ,sono al centro di
    un rinnovato interesse mafioso.
    Scrive Isaia Sales nel suo recente libro “Storia
    dell’Italia mafiosa” :la criminalità di tipo
    mafioso in Italia non è un fatto emergenziale.
    Una presenza plurisecolare,intrecciata con parti
    della classe dirigente della nazione,tutto è
    tranne una emergenza.
    E storia nostra ,ci piaccia o no”.

    peppe leso 19 1 2016

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