Eboli: Il Consiglio ricorre al Decreto Salvacomuni e approva il “riequilibrio del dissesto”

Il Consiglio comunale approva il piano di riequilibrio finanziario. Si scongiura il dissesto ma rimangono intere le responsabilità. E chi paga?

Il Sindaco Melchionda: “E’ stato compiuto un passo importante per avviare il processo di risanamento delle casse dell’ente. Ora attendiamo il parere del ministero degli interni e della corte dei conti”. Ecco il filmato del Consiglio Comunale.

Consiglio Comunale-

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EBOLI“Il Consiglio Comunale ha approvato il piano di riequilibrio pluriennale, – ha dichiarato il Sindaco di Eboli Martino Melchionda più che soddisfatto per aver messo, secondo lui e secondo il Bilancio, i “conti a posto” e per aver verificato anche la tenuta della maggioranza silenziosamente allargatasi, ma senza mai affrontarne in un dibattito le motivazioni. – un piano redatto dai funzionari dell’Ente, frutto di un lavoro attento e di grande professionalità.

E’ evidente, – continua il Sindaco ricordando le difficoltà emerse a seguito dei tagli subiti dal Governo centrale – non intendiamo in alcun modo nasconderlo, l’attuale situazione economica e finanziaria dell’Ente è estremamente delicata. Numerosi e cospicui sono stati i tagli imposti dal Governo alle amministrazioni locali, accompagnati da un sensibile aumento della pressione fiscale.

Il contenuto del decreto governativo sugli enti locali rappresenta un utile strumento per avviare un processo di risanamento del nostro comune e scongiurare il dissesto finanziario, con conseguenze di gran lunga più drastiche, – aggiunge Melchionda ricordando il contenzioso che ha visto il Comune soccombente – e le devastanti sentenze sfavorevoli all’Ente, che trovano origine nel passato, hanno comportato il riconoscimento di debiti fuori bilancio. Mi riferisco agli ormai noti contenziosi giudiziari: Primo fra tutti il debito per gli espropri dell’area Pip, una somma considerevole, per la quale è prevista l’accensione di un apposito mutuo in deroga; Ad esso vanno poi aggiunti i risarcimenti al Consorzio Aracne e all’imresa Mazzitelli, che ha realizzato l’impianto di metanizzazione dell Città.

Un altro problema importante è rappresentato dalla riscossione delle imposte comunali: solo il 55% della popolazione paga regolarmente le imposte e solo con grandi sforzi si riesce a valicare la soglia del 70%. E’ questo un tema serio, oggi siamo obbligati per legge ad affidarci per la riscossione coattiva ad un unico gestore, Equitalia, i cui risultati sono, con chiara evidenza, inadeguati. – spiega il Sindaco  fornendo l’elenco delle criticità che affligge i conti del Comune di Eboli – Senza dimenticare la delicata questione delle società partecipate: la Multiservizi, il Consorzio Farmaceutico e la Eboli Patrimonio srl, per le quali continueremo a mettere in campo tutti gli strumenti necessari affinché esse possano risollevarsi.

L’Amministrazione Comunale compie – secondo il Sindaco con l’approvazione del piano di riequilibrio – una scelta di grande responsabilità, di trasparenza e di opportunità, capace di tracciare la strada del risanamento economico e della ripresa della nostra città.

Va fatta, infine, – conclude il primo cittadino – un’ultima amara considerazione in merito al dibattito di ieri sera. A dispetto della chiara assunzione di responsabilità da parte della maggioranza di centrosinistra, che prende sulle spalle le sorti della propria città, e a cui rivolgo i miei ringraziamenti, l’opposizione consiliare – fatti salvi due consiglieri comunali – dopo lunghi interventi, al momento delle dichiarazioni di voto, è praticamente scomparsa, fuggita dalle proprie responsabilità, non assolvendo neppure all’onere di esprimere esplicitamente il proprio parere.”

In effetti il Consiglio Comunale, nella seduta di venerdì scorso ha approvato il piano di riequilibrio finanziario ricorrendo al Piano di Riequilibrio Pluriennale ai sensi del decreto-legge 174/2012 – il cosiddetto “decreto salva-comuni” varato dal Governo Monti. Il Piano di riequilibrio, è stato approvato dalla Maggioranza di Governo cittadina con 19 voti favorevoli e quelli contrari dei Consiglieri Gerardo Rosania e Fausto Vecchio, in rappresentanza della sinistra estrema e del cemtro-destra, gli altri si sono allontanati al momento del voto. Piano, come è stato anche sottolineato dal Sindaco “redatto dai funzionari dell’Ente“, quasi a prenderne le distante dai contenuti ma facendolo proprio solo nelle sue conclusioni, adducendo le motivazioni riportate nella sua dichiarazione.

Per il momento l’Amministrazione si può concedere un “pisolino” e affrontare la Campagna elettorale e il voto del 24 e 25 febbraio prossimo, anche perché adesso il Piano appena approvato, deve essere sottoposto preliminarmente a verifica da parte del Ministero degli Interni e successivamente deve essere approvato dalla competente sezione regionale della Corte dei Conti.

La procedura del Decreto “salva comuni” prevede, come ha spiegato l’assessore al Bilancio Adolfo Lavorgna, per le amministrazioni che si trovano in condizioni di squilibrio, la predisposizione di un piano pluriennale di riequilibrio finanziario nel quale vengono indicate tutte le misure necessarie per ripristinare l’equilibrio strutturale del bilancio e per assicurare l’integrale ripiano del disavanzo di amministrazione e il regolare finanziamento dei debiti fuori bilancio.

E questo è il fatto tecnico, ma purtroppo non si può pensare solo al tecnicismo dei conti purtroppo in rosso ma rosso fuoco, e agli artifici contabili che tendono ad evitare il peggio, cioè quel famoso dissesto finanziario che costringe l’Ente ad aumentare le tasse e le aliquote, riducendo i servizi, anche quelli più essenziali, caricando sui cittadini tutto il peso di quel rosso, che dovranno sopportare, per i prossimi anni, pesi ancora più devastanti di quelli fino ad ora sopportati, con la consapevolezza che a pagare saranno sempre gli stessi, quei cittadini poveri e onesti che arrivano anche a pentirsi di esserlo, premiando ancora una volta quella parte di cittadini che al contrario vive di evasione, di elusione, e nella maggior parte dei casi di assistenza senza averne titolo.

La questione politica invece, rappresentata: dalla maggioranza e dall’Assessore Lavorgna in testa, e poi dagli interventi di Vincenzo Rotondo(PD), Arturo Marra(API) e Mauro Del Masto(PD); e dell’opposizione con gli interventi di Gerardo Rosania(ex SEL), Fausto Vecchio e Damiano Cardiello(PDL), Massimo Cariello(Nuovo PSI), Lazzaro Lenza(ex PDL ora FdI), Salvatore Marisei, Antonio Petrone, Carmine Campagna(PD sospesi, riformisti), opposizioni di destra e di sinistra; Silente ma votante l’UDC di Emilio Masala, Pietro Mazzini e Gerardo La Manna; Silente ma votante Francesco Rizzo di IDV; Presente ma assente al voto Alfonso Cillo(PD) che evidentemente si guarda il “cerchio”; Presente e votante il Consigliere Armando Cicalese(PD, ex riformista, ora in Maggioranza); rimane e come, dal momento che il “Riequilibrio del Dissesto“, usando un ossimoro, viene da lontano e coinvolge quasi tutte le personalità che negli ultimi 20 anni hanno gestito le sorti della Città, ma che nel corso degli anni hanno giocato ai quattro cantoni, hanno cambiato le loro collocazioni imbrogliando gli elettori.

Scelte politiche che vengono da lontano ma che ormai ci fanno assaporare da vicino quanto siano state sbagliate: e dal punto di vista politico; e dal punto di vista normativo e legislativo; e dal punto di vista della opportunità e della morale; scelte che hanno determinato un contenzioso e che poi man mano che i nodi sono arrivati al pettine, hanno visto soccombente il Comune di Eboli fino a gravare ora pesantemente con sentenze di condanna, sulle spalle degli ebolitani.

Partendo dal tempo dei tempi, e analizzando tutte le vicende che ci hanno attraversato e che oggi sono motivo dell’enorme debito che pesa sul Comune e quindi sui cittadini ricordiamo: La vertenza SETA, quando si pensò di smantellare il servizio dei rifiuti cittadino assegnando alla SETA, sfuse e a pacchetti e “a gratis“, tutte le attrezzature faticosamente acquistate negli anni, in cambio di qualche assunzione lasciando a piedi quelle maestranze che oggi rappresentano il menagramo della Multiservizi, ma non preoccupandosi di migliorare la raccolta e il servizio; La Vertenza Aracne, quando si pensò di negare al Cosorzio Aracne, l’opportunità di concorrere al “Patto di Quartiere“, prima indicando in una delibera di Giunta l’Individuazione di quell’area periferica e lontana dal centro urbano e con qualche casa sparsa, come “quartiere”, poi negando, sempre con una Delibera di Giunta, allo stesso Consorzio Aracne l’approvazione del Progetto, ben sapendo che la stessa Giunta non aveva poteri in materia urbanistica, motivo principale che ha determinato la sentenza di condanna del Comune. Ma chi era il Segretario comunale a quel tempo? chi era il Sindaco a quel tempo? quali furono le motivazioni che determinarono quelle decisioni che ci sono costate una serie di peripezie che però coinvolgono anche la prima Amministrazione Melchionda e l’allora Segretario Comunale e l’esborso rocambolesco di 1milione e 800mila euro?

Ma non sono solo queste “distrazioni” politiche quelle che portano all’enorme debito del Comune, c’é anche la lunga storia di malgoverno della Multiservizi. Il Problema della Multiservizi SpA, è sempre lo stesso: questa società è nata con il “Peccato originale“, cioè quella di “scaricare” un bel pò di personale, che non si potette trasferire alla SETA. Da allora quella “barca” clientelare ha fatto acqua da tutte le parti. Una società per azioni fatta di personale senza un minimo di competenze per gli scopi ambiziosi che si prefiggeva, cioé di essere il braccio operativo a servizio del Comune, ma ridotta da subito ad una “impresa, prima di pulizia, poi di parcheggiatori“.

In tutti questi anni non si è avuto il coraggio di rimediare a quel peccato originale e non si è avuto il coraggio di mettere un freno alla mala gestione e il monte dei debiti è cresciuto e si è andato consolidando fino ad essere strutturato, proprio perché secondo le opposizioni la Multiservizi è un “carrozzone” elettorale, a cui la maggioranza si rivolge come fosse un bancomat, per dare sfogo alle sue manie clientelari.

Riguardo all’Area PIP e agli espropri proletari, ma che ci voleva la zingara per conoscere il valore di quei terreni? Potevano mai valere 10 euro al metro quadro, essendo tra l’altro gli unici terreni industriali ancora liberi e disponibili nel comparto di Eboli-Battipaglia? Anche in questo caso non si può pensare che “l’esproprio proletario” era finalizzato a favorire un fantomatico consorzio che voleva realizzare negli stabilimenti della De Martino, senza il becco di un quattrino, un Centro Commerciale. Troppo riduttivo. Ma anche in questo caso c’è un prosieguo, e se magari la vicenda si fosse gestita meglio, senza l’arroganza padronal-proletaria dell’allora Amministrazione Rosania che aveva valutato da straccio quei terreni, e quella della prima amministrazione Melchionda che non aveva ben compreso quale fosse il pericolo per il Comune, e magari suggerire agli avvocati “suggeriti” e poi liquidati a fior di migliaia di euro, e quelli che sono poi intervenuti, di tentare prima di arrivare alla Sentenza definitiva una transazione, è probabile che la vicenda assumeva un altro aspetto, anziché quello che ormai ci è piombato addosso dovendo integrare la differenza di circa 30 euro per metro quadro ai De Martino. Per rendere meglio, sarebbe interessante espropriare il palazzo dove abita Rosania e valutare il suo appartamento di 120 metri quadri 50mila euro. La stessa “arroganza padronal-proletaria” usata con la Mazzitelli, l’Impresa che ha realizzato l’impianto metanifero.

Se queste questioni sono lo strascico degli ultimi 20 anni di gestione amministrativa, le ultime vicende, escludendo quelle legate al Consorzio delle Farmacie, che andrebbero affrontate nella loro complessità, su un tavolo Provinciale altrettanto arrogante vieppiù militaresto, facendo comprendere come l’opportunità delle Farmacie Comunali non sono solo l’occasione di sistemare qualche amico, ma quello di fornire servizi e magari anche a costi sostenuti, specie nella vendita dei generici, quella della Eboli Patrimonio è da addebitare solo ed esclusivamente a questa Amministrazione e alla mancanza di strategie politico-programmatiche, fino ad inciampare su se stessi nel momento in cui si affida allo “straniero” il timone in cambio di qualche euro ma impegnando tutto il patrimonio comunale, e nel momento in cui con l’Husing Sociale di Fontanelle l’Amministrazione comunale fa concorrenza a se stessa e alla Eboli Patrimonio in spregio al progetto Hispalis 2 che pure prevedeva un progetto sociale.

Ai voglia di continuare ad indebitarsi se non si intraprende oltre che la stada del rigore anche quella della proposta, della realizzazione e quindi favorire gli investitori, che al contrario fuggono da Eboli, spaventati dalla burocrazia e dai veleni politici, senza contare, come in più occasioni hanno esplicitato nelle loro interrogazioni le opposizioni di destra e di sinistra, altri tipi di spaventi.

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Ecco il link dei filmati sul canale You Tube di POLITICAdeMENTE
del Consiglio comunale di venerdì 1 febbraio 2013

COMUNICAZIONE del 4 febbraio, ore 15.00.

Lazzaro Lenza

Lazzaro Lenza

Tra i filmati, manca quello del Consigliere Lazzaro Lenza, di Fratelli d’Italia, Centrodestra Nazionale, la nuova formazione politica nata dall’iniziativa di Guido Crosetto, Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, che ha tra i sui coofondatori anche l’Onorevole Edmondo Cirielli che ne è il referente per la Campania, quale coordinatore, il quale aveva svolto il suo intervento prima che POLITICAdeMENTE facesse le riprese.

Pubblicheremo quì di seguito uno stralcio del suo intervento, ritenendolo importante e fondamentale, anche rispetto alle eventuali differenze che potrebbero esserci con il PDL. Si ricorderà che il Consigliere comuale Lazzaro Lenza, sempre attivo tra i banchi dell’opposizione del Consiglio Comunale di Eboli, è candidato anche alla Camera dei Deputati nella Lista di Fratelli d’Italia.

“L’assessore Lavorgna e tutta l’amministrazione, l’altra sera sono riusciti nella più grande operazione di mistificazione della storia repubblicana di Eboli. Hanno fatto passare il piano di rientro (in realtà è un piano di uscita; l’uscita di Eboli dal panorama delle città civili) come il primo passo verso la strada del risanamento quando in realtà si configura come la più pesante manovra recessiva mai vista ad Eboli che produrrà la definitiva rovina della nostra città.

Un piano che prevede misure di aumento della pressione fiscale (IMU, RES e TARSU) che poco otterranno in termini di introito fiscale (la gente continuerà ad evaderle) ma che determineranno un’inesorabile riduzione del potere di acquisto degli ebolitani (quei pochi che ancora riescono a pagare i tributi) con ulteriore rischio per le attività commerciali e produttive della nostra città, già messe in crisi dall’avvento del centro commerciale e dell’outlet, avvenuto in un contesto di assoluta mancanza di piano di ammortizzatori di impatto.

Tutto ciò determinerà un ulteriore aumento del tasso di disoccupazione che ad Eboli è già 10 punti percentuali al di sopra della media nazionale per evidenti responsabilità di una politica “tassa e spreca” di 20 anni di sinistra e un ulteriore riduzione del reddito procapite, già fanalino di coda della nostra provincia. Ma non solo. Il piano, prevede l’accensione di un ulteriore mutuo per pagare i debiti (10mil di euro) provenienti dalle sentenze dell’area PIP, un mutuo che graverà sulle nostre future generazioni. Il piano è pieno di dubbi e di ombre. I dubbi sono rappresentati dai circa 20 milioni di euro che ancora incombono sulla testa dell’ente per le sentenze non ancora passate in giudicato, ma che un piano serio, un piano di rientro che si rispetti, dovrebbe non dico prevederne l’equilibrio, ma almeno indicare una via di uscita, una ipotesi su come affrontare il problema.

Ma nel piano non si fa menzione di nulla di tutto ciò, affidandosi evidentemente alla fortuna e ai miracoli divini per la soluzione. Ma non basta. Il piano compie una specie di operazione verità in quanto smaschera l’allegra gestione nei bilanci degli anni scorsi (puntualmente denunciata dal sottoscritto a tutti i livelli) e anche sottolineata dalla Corte dei Conti e dal MEF nelle loro relazioni per le verifiche ispettive degli anni scorsi di cui si attendono ancora le pronunce definitive. Un’operazione verità sulle decine di milioni di euro di residui attivi non esigibili che hanno consentito fino ad oggi di redigere bilanci comunali assolutamente non veritieri, serviti solo a far galleggiare questa maggioranza che non è in grado di provvedere ai propri cittadini.

Ma non basta!

Nel piano non si fa menzione alcuna alle modalità di ripiano dell’indebitamento della Multiservizi che ammonta a circa 4 milioni di euro e che risulta acquisito al bilancio al 31 dicembre 2012. Ma non solo. Nel piano è ventilata l’ipotesi di chiudere l’asilo nido e di altri servizi a domanda individuale e di affidarli all’esterno, dopo che per anni si è sostenuto contro ogni evidenza, che si trattava del fiore all’occhiello dei servizi della città. Insomma, ci troviamo di fronte ad un piano di rientro che anche se dovesse essere riconosciuto formalmente valido dalla Corte dei Conti non solo NON risolverebbe alcun problema della nostra città ma risulterebbe talmente recessivo da farla sprofondare ancora di più nella preistoria”.

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LA RELAZIONE DEL SINDACO MARTINO MELCHIONDA

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Eboli, 3 febbraio 2013 – (Articolo aggiornato il 4 febbraio, ore 15.00)

2 commenti su questo articoloLascia un commento
  1. Una semplice richiesta a tutto il consiglio comunale, RIPARATECI LE STRADE, sembra di stare a Beirut è una vergogna, ma possibile che nessuno si accorga di questo scempio?
    LG

  2. Un appello a politiicademente, sospenda la pagina di Eboli sulle notizie di questa amministrazione, tanto non esistono. Grazie

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